A Simone Inzaghi mancano due finali (e uno scivolone del Milan) per fare meglio di Conte
Quattro su quattro contro Allegri. Uno è in realtà un pareggio, due però sono finali. Il bilancio delle sfide tra Simone Inzaghi e la Juventus racconta, almeno in parte, qualcosa di nuovo rispetto alla scorsa stagione. Il parametro di riferimento non può che essere Antonio Conte, il quale aveva sofferto la squadra allenata (meglio, peggio?) da Pirlo, vincendo soltanto una partita sulle quattro stagionali, ivi compreso il doppio confronto in semifinale di Coppa Italia. Inzaghi, quest'ultima, l'ha alzata battendo proprio la Vecchia Signora, vincendo la seconda finale da tecnico dell'Inter finitagli in sorte.
Le grandi partite non ne ha sbagliate, l'Inter di Inzaghi, nessuna. Ne ha perse, sì, ma è diverso. Meglio aggiungere un quasi nessuna: il Milan è avanti negli scontri diretti, e infatti oggi per sognare di alzare lo scudetto alla Pinetina devono sperare prima di tutto in uno scivolone dei concittadini. Evitando di rendersene protagonisti a loro volta: archiviata una finale, ne ha altre due da giocare ben oltre la classifica banalità del "sono tutte finali". No, non lo sono, perché l'Inter può tranquillamente finire seconda anche conquistando le prossime due gare di campionato. Ma sì, allo stesso tempo lo sono, perché se non vince perde anche l'ultima carrozza di un treno ritardatario chiamato scudetto.
Meglio di Conte, è davvero possibile? Non chiamatelo tripletino per cortesia, ma l'eventuale sorpasso sarebbe la ciliegiona su una torta che comunque è già bella gustosa. E infatti, non fosse per quelle sette partite di blackout, non si capirebbe perché i nerazzurri dovrebbero mettere in discussione l'allenatore ex Lazio. Può davvero fare meglio di chi l'ha preceduto? Epilogo a parte, è il prologo a essere diverso: Conte aveva gli anni - non vincenti ma positivi - di Spalletti alle spalle, zero concorrenza o quasi, e ha vissuto il breve interludio degli Zhang pronti a spendere, spandere e vincere. Inzaghi a sua volta ha raccolto un'eredità che ha sempre fatto felice chi è venuto dopo: per informazioni, chiedere ad Allegri e al suo lustro poggiato sulle fondamenta del biennio contiano. Ma fronteggiava anche le cessioni, l'insicurezza, una rosa che è più completa ma ha meno acuti e in cui i migliori giocatori, da Perisic in giù, sono tutti con la valigia aperta. Non era scontato, nel peggiore dei casi chiuderà secondo e con due trofei in mano. Meglio di Conte, forse no. Ma si merita del tempo.






