Conte e l'Europa, un rapporto complicato. Nella "sua" San Siro per sfatare il tabù
Antonio Conte torna a San Siro, dove due anni fa riportava l'Inter sul tetto d'Italia ponendo fine a un digiuno di 11 anni. Lo fa alla guida di un Tottenham che è arrivato in Champions al termine di una cavalcata incredibile, grazie soprattutto al tecnico salentino che aveva raccolto gli Spurs attardati in classifica e con molte difficoltà.
TITOLO CERCASI, 15 ANNI DOPO - Il miglior allenatore possibile per il Tottenham, hanno sentenziato molti addetti ai lavori, colui che può riportare gli Spurs a un titolo, qualunque esso sia, che manca dal 2008 (Coppa di Lega, con Juande Ramos in panchina). La squadra a oggi è tagliata fuori dalla corsa alla vittoria della Premier League e clamorosamente fuori dalla Coppa di Lega per mano del Nottingham Forest. C'è ancora la FA Cup. E la Champions.
CONTE E LE COPPE EUROPEE, IL TASTO DOLENTE - Un rapporto, quello di Conte con le coppe europee, decisamente conflittuale: zero titoli, una finale di Europa Leaugue persa e un'eliminazione in semifinale con la Juve, proprio quando la finalissima si sarebbe giocata a Torino. Persino peggio in Champions, dove solo una volta ha portato una sua squadra ai quarti di finale, la Juventus 2012/13. Poi delusioni in serie, dalla neve di Istanbul alle beffarde eliminazioni ai gironi alla guida dell'Inter, lo 0-0 con lo Shakhtar e il famoso Piano B che mancava.
EMERGENZA A CENTROCAMPO - Contro il Milan il suo Tottenham arriva nelle peggiori condizioni possibili: senza capitan Lloris tra i pali e con un Forster che lo sta certamente facendo rimpiangere. La difesa è ballerina, mentre il centrocampo è privo dei suoi interpreti: Hojbjerg, Bissouma e Bentancur. E con una coppia di centrocampisti che ha visto pochissimo il campo: Sarr ad esempio ha giocato fin qui la miseria di 225'. Davanti Kane è al top ed è diventato il miglior marcatore di tutti i tempi del club ma il Son di quest'anno è irriconoscibile.
NOSTALGIA D'ITALIA - Non il miglior scenario possibile, insomma, per sfatare il tabù europeo se non fosse che questo Milan, vittoria col Torino a parte, non se la passa certo meglio. Una squadra che viene da una batosta clamorosa subita a Leicester, che denota la difficoltà a rimanere sul pezzo. Lo stesso Conte lo ha ammesso: "In Inghilterra è più difficile mantenere sempre la concentrazione al massimo. In Italia nasci con questa pressione e ti abitui". E chissà che anche questo messaggio non sia una velata ammissione di voler tornare nuovamente a casa: nemmeno un mese fa aveva ammesso di stare riflettendo sul futuro. Il club ha la possibilità di rinnovarlo di un anno, ma entrambe le parti hanno capito che sarebbe controproducente estendere l'accordo se le loro visioni non fossero allineate.






