L'ennesimo caso di depressione per milionari che non vengono ceduti in tempi brevi
Quando un giocatore firma un contratto, non fa i conti sul singolo anno. Perché capisce benissimo quanto è il suo stipendio annuale, ma in realtà va a pensare che deve moltiplicarlo per le stagioni offerte. Quindi se qualcuno, mettiamo un giocatore x di una squadra y che guadagna 2 milioni di euro per tre anni, ha un'offerta da 5 anni a 4 capisce subito il valore: 6 milioni da una parte, 20 dall'altra. La discrepanza è reale ed è il motivo per cui molti preferiscono i contratti alla gloria. Uno fra tanti è Retegui: un anno fa aveva quattro anni con l'Atalanta a 2,2 milioni, totale 8,8. Quadriennale con l'Al Qadsiah a 20: 80: per inciso, l'italoargentino non ha fatto la stessa cosa.
Depressione e ansia
È chiaro che fare i conti così porta alla voglia di essere ceduti quando arriva una determinata proposta. Perché ci sono in ballo generazioni, investimenti, possibili vite differenti rispetto a quella attuale. L'ultimo caso è quello di Julian Alvarez: certamente c'è una componente economica, ma è chiaro che non sia solamente quella.
La soluzione
È quella, quando hai un determinato status in rampa di lancio, è di firmare contratti più brevi dei canonici cinque anni, per poi decidere. Certo, se poi hai un problema grosso, probabilmente, perdi un certo tipo di stipendio. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca: a quel punto meglio inserire clausole nei contratti che possano essere (quasi) accettabili. Non da 500 per poi mandare un certificato elettronico.






