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Inter, la Champions parte dalla Real Sociedad: l'altra faccia dei Paesi Baschi

Inter, la Champions parte dalla Real Sociedad: l'altra faccia dei Paesi Baschi TUTTOmercatoWEB
© foto di Alterphotos/Image Sport
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
mercoledì 20 settembre 2023, 10:00Serie A

Dieci anni dopo, la Real Sociedad torna in Champions League. Questa sera i biancoblù saranno il primo avversario dell'Inter, vicecampione d'Europa, nel percorso per raggiungere gli ottavi di finale di competizione. Un girone complicato, che parte dallo stadio Anoeta, che dal 2019 si chiama Reale Arena per ragioni di sponsorizzazione. E che si porta dietro tutto il fascino di una sfida nei Paesi Baschi.

Qui San Sebastian. O Donostia, il nome della città in euskara, la lingua del popolo basco. Terzo comune della regione dopo Bilbao e Vitoria, appoggiata sulle rive del golfo di Biscaglia, San Sebastian è la metà di villeggiatura preferita della Spagna "bene". Anche del generalissimo, Francisco Franco, nonostante l'anima indipendentista della regione, duramente repressa durante la dittatura. A due passi dalla Francia - non a caso l'Inter soggiornerà a Biarritz, in territorio francese - è la patria dei pintxos e della miglior gastronomia iberica. Ma anche città di cultura: dal 22 settembre, due giorni dopo la partita fra nerazzurri e biancoblù, Donostia sarà infatti protagonista da uno dei festival del cinema più importanti a livello europeo.

La Real e l'Athletic. L'altra faccia dei Paesi Baschi, recita il titolo. Perché quando si pensa a questa zona della Spagna, il pensiero di chi ama il calcio va subito ai biancorossi di Bilbao, una delle tre squadre - con Madrid e Barcellona - a non aver mai conosciuto l'onta della retrocessione da quando esiste la Primera Liga. La Real Sociedad, fondata undici anni dopo l'Athletic, insegue nella storia e nel palmares. A unire i due club rivali, l'animo indipendentista che da sempre incarnano e portano sul terreno di gioco.

Solo calciatori baschi? È risaputo che l'Athletic porti avanti da sempre questa politica, pur sporcata nel tempo dall'ingresso di calciatori solo di origine basca, come per esempio Bixente Lizarazu, o addirittura soltanto cresciuti nel vivaio di una formazione basca come Aymeric Laporte. Una scelta politica, che rende molto complicata la costruzione della squadra, affidata al vivaio. Una scelta sposata fino anche dalla Real Sociedad fino al 1989, quando a San Sebastian arrivò John Aldridge, irlandese e stella del Liverpool. Tra le eccezioni più recenti - ma essendo cresciuto nel vivaio potrebbe giocare anche nell'Athletic - un certo Antoine Griezmann, figlio di un settore giovanile che negli anni ha prodotto talenti del calibro di Oyarzabal, oggi capitano della formazione di Alguacil, e Asier Illarramendi, trasferitosi in estate a Dallas.

La prima volta dell'Ikurrina. Non che la Real Sociedad abbia rinunciato del tutto alla sua anima locale. La rosa attuale è comunque composta per lo più da giocatori baschi o di origine basca. In più, i due club più importanti della regione sono uniti da uno storico attivismo, fatto anche di sospetti legami con i terroristi dell'ETA in passato, nonché da uno degli episodi più simbolici nella storia dell'indipendentismo basco. L'esordio pubblico dell'Ikurrina, la bandiera dei Paesi Baschi, avvenne infatti proprio su un campo da calcio, durante un derby: José Antonio de la Hoz Uranga - giocatore dell'epoca, soprannominato Trotsky - organizzò segretamente affinché i capitani di Real Sociedad e Atlhetic Bilbao, Inaxio Kortabarria e José Ángel Iribar, scendessero in mano tenendo lo stendardo. Un gesto rivoluzionario: quella bandiera rosoverdebianca era vietata. Era il 5 dicembre 1976, Franco era morto da poco più di un anno: la Real vinse 5-0, ma del risultato si parlò pochissimo. Della bandiera molto di più, e nel giro di pochi anni l'Ikurrina sarebbe stata legittimata come bandiera ufficiale di Euskadi, la comunità autonoma basca.

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