La Roma non può comprare top player perché spende (troppo) più di quanto guadagna
L'intervento di Tiago Pinto di oggi è stato abbastanza chiaro. La Roma non può permettersi il 90% dei giocatori di fascia A, cioè quella che possono cambiare le sorti di una partita. I top player, per usare un anglicismo che va per la maggiore. "Nello scouting della Roma noi abbiamo quattro tipi di valutazioni: giocatori A che sono i top player, poi B plus che sono quelli che possono essere titolari, B che vanno monitorati e C che non servono alla Roma. Nel nostro database che ci sono cinquemila giocatori, il 90% dei giocatori A non possiamo prenderli. Non ci sono le capacità finanziarie, poi magari siamo stati bravi in situazioni come quelle di Dybala e Lukaku. Ma i parametri economici sono fondamentali".
Lo sono sempre stati, ma finché c'è chi paga Pantalone non è un problema. Pallotta ha cercato di prendere il re del trading, Monchi, che però non è riuscito nel compito a lui cucito addosso. Detto che vincere a Siviglia è diverso rispetto a Roma, lo spagnolo ha fatto qualche errore di troppo, forse perché la Roma non era ancora in un circolo virtuoso, bensì molto negativo. I Friedkin, che hanno ereditato una gestione scellerata, in due anni hanno perso 404 milioni, mentre nei tre precedenti, con plusvalenze importanti (tipo Salah) si galleggiava intorno ai -30 di media.
La realtà è che la Roma ha sempre speso molto più di quanto poteva. Ora gli americani hanno cercato di mettere un freno, ma i costi sono addirittura aumentati nel 2022: da 374 milioni a 400. Senza Champions come è possibile essere competitivi sui giocatori? È semplice, non lo si è. Poi Tiago Pinto è stato bravo ad attrarre Mourinho, Dybala e Lukaku. Ma senza un taglio (grosso) dei costi, sarà sempre impossibile anche solo mettere una trentina di milioni per l'acquisto di un calciatore. A meno che non paghi Pantalone, ovvio.






