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Pogba, il centrocampista che doveva dominare il mondo: come è andato tutto a rotoli

Pogba, il centrocampista che doveva dominare il mondo: come è andato tutto a rotoli TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 12:55Serie A
Paul Pogba ha risolto il contratto con il Monaco: sei presenze in Francia. Ora il ritiro è una possibilità, la MLS alla finestra

Triste, di sicuro non solitario, probabilmente final. “Solo Dio sa quando si ritirerà”, ha scritto nei giorni scorsi sua moglie Zoey. Per Paul Pogba, però, quel momento sembra sempre più vicino: l’avventura al Monaco è stata breve, non fortunata, ma soprattutto è già finita. Dopo lo stop imposto dalla squalifica per doping e la successiva risoluzione del contratto con la Juventus, il centrocampista francese aveva scelto il club monegasco per provare a ripartire. Non ha funzionato: al Monaco, Pogba ha giocato appena sei partite, di cui una sola da titolare. La brutta copia del grande centrocampista che è stato.

Tra i migliori al mondo, fino al 2018

Oggi è difficile ricordarlo, ma per diverse stagioni Pogba è stato uno dei migliori centrocampisti del pianeta. Forse il migliore, se per questo si intende la completezza: fisico, corsa, qualità, tiro, aveva tutto. E infatti, arrivato a parametro zero dal Manchester United, aveva dominato in Serie A con la maglia della Juventus. Nel 2016, il ritorno ai Red Devils per 105 milioni di euro: Beppe Marotta lo ricorda ancora, considerando le due operazioni, come il miglior affare della sua carriera. A Manchester gli attriti arrivano subito: i tifosi dello United si aspettano un centrocampista box to box o un fantasista da 20 gol a stagione, mentre a Torino il “Polpo” è stato grande in un contesto tattico diverso, con compiti non solo offensivi, anzi. Per due-tre stagioni va comunque in maniera quantomeno decente, nel 2018/2019 chiude addirittura con 13 reti in Premier League, ammesso che sia mai stato quello il criterio con cui valutarlo. L’apice l’ha toccato nell’estate precedente: ai Mondiali 2018 è tra i grandi protagonisti - se non il miglior giocatore - della Francia campione. Il mondo ai suoi piedi. Poi, tutto va a rotoli.

Tutto parte da un infortunio

A Manchester, il rapporto con José Mourinho va piano piano a rotoli. Il punto di svolta, forse uno dei più clamorosi a livello individuale nella storia recente del calcio, è lo stop alla caviglia nella stagione 2019/2020. L’operazione caldeggiata dal club inglese non va particolarmente bene e, tra le varie conseguenze, instillerà un timore di andare sotto i ferri che, per esempio, qualche tempo dopo porterà ad attriti con la stessa Juventus, nel suo infelice bis in bianconero, per un problema al ginocchio che Pogba sceglierà di affrontare in via conservativa. Gli infortuni resteranno un tema, non l’unico, nel resto della sua carriera.

I casi e la squalifica

Se in campo le cose vanno male, e progressivamente Pogba diventa sempre più un corpo estraneo al Manchester United, fuori va anche peggio. Il 15 marzo 2022, mentre Pogba gioca contro l’Atlético Madrid in Champions League, la sua casa viene svaligiata con i figli piccoli all'interno, addormentati. Lui stesso racconta la paura provata tornando a casa senza sapere se fossero al sicuro. Pochi giorni dopo, durante un soggiorno in Francia, si verifica l'episodio alla base della successiva inchiesta per estorsione: secondo la ricostruzione giudiziaria, Pogba viene minacciato da uomini armati e gli vengono richiesti 13 milioni di euro. Si scoprirà poi che la vicenda coinvolge persone del suo ambiente e, soprattutto, il fratello Mathias Pogba, poi condannato a tre anni (due sospesi) dal tribunale di Parigi. Nel frattempo, Paul torna alla Juventus, dove le cose peggiorano ancora: in campo gli infortuni lo tormentano, è costretto a saltare il Mondiale 2022. La stagione successiva è un calvario, a marzo arriva anche un episodio disciplinare: viene escluso dalla partita di Europa League con il Friburgo dopo essere arrivato in ritardo a un appuntamento della squadra. Dopo Udinese-Juventus del 20 agosto, partita nella quale Pogba era rimasto in panchina, il controllo antidoping rileva metaboliti di testosterone di origine non endogena: quattro anni di squalifica per doping. Pogba ricorre, il CAS riduce a 18 mesi lo stop, riconoscendo che non avesse voluto doparsi, ma anche che fosse stato negligente nel non prestare attenzione. Nel procedimento vengono richiamati, come elementi del contesto personale di Pogba, il sequestro/tentativo di estorsione armata, il furto in casa mentre erano presenti i figli, il grave infortunio al ginocchio e la morte di Mino Raiola, il suo storico agente a cui era legatissimo. La storia con la Juventus finisce con una risoluzione, poi il Monaco è cronaca recente e il futuro - ci sono alcune voci sulla MLS - è una terra straniera. Ma il centrocampista che solo dieci anni fa sembrava destinato a dover dominare il calcio mondiale è soltanto un lontano ricordo.

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