Lautaro, Thuram, Pavard: Inter, tre spunti dopo il 2-0 sul Monza. Oggi nuovi contatti col Bayern
Buona la prima. L'Inter parte come meglio non poteva, il 2-0 al Monza è una risposta immediata al Napoli e anche un modo più convincente di iniziare il campionato rispetto alla vittoria, ma sofferta, che l'anno scorso aveva inaugurato l'annata in quel di Lecce. Più o meno con lo stesso caldo, la squadra nerazzurra quest'anno non ha tentennato, non ha rischiato, non ha dovuto aspettare il novantesimo per portare a casa i tre punti che in entrambi i casi sarebbero stati l'unico risultato convincente.
Tre spunti dal successo: Lautaro, what else? Il primo è facile, ha le fattezze e i gol del Toro argentino. La fascia da capitano la voleva fortemente e adesso l'ha sul braccio, sogna di raggiungere Zanetti e ha pure detto no all'Arabia Saudita. Senza farne un idolo moderno o un santo - nel 2023 non aiuta nessuno - l'argentino è la certezza dell'Inter. I gol li fa lui: nello scorso campionato ha chiuso a quota 21, quest'anno potrebbe fare anche meglio. In un attacco oggettivamente calato, e pure non poco, di livello, tutto deve ruotare attorno a lui.
Arnautovic vs Thuram. E il modulo… Rimaniamo in tema di attacco. In mezz'ora, l'austriaco è stato più incisivo del francese. Che, intendiamoci, non ha giocato male. Forse Marcus ha solo bisogno di tempo: l'impressione è che abbia tutto, ma gli manchi il guizzo per risultare davvero decisivo nel ruolo, il 9, di cui porta il numero sulle spalle. E qui la riflessione: Thuram potrebbe diventare un centravanti, ma Inzaghi dovrà lavorare tanto. Oppure, potrebbe risultare un'arma utile per qualche variazione sul tema. L'anno scorso il tridente offensivo è stato un'ipotesi, ma nulla di più: Simone non aveva i giocatori per tentarlo. Oggi un Correa-Lautaro-Thuram non è così fuori dall'ordine delle cose, magari con Mkhitaryan (o Cuadrado) potenziale alternativa in questo 3-4-3 che potrebbe essere quantomeno una soluzione per provare qualcosa di diverso. Inzaghi non ha una rosa più ampia, ma più flessibile sì, e può divertirsi.
Pavard serve. È complicato, ma l'Inter ci crede. Di spunti ve ne sarebbero altri: Sommer non ha l'intraprendenza di Onana, ma gli va anche dato tempo. Frattesi dovrà scalare una montagna armena per diventare titolare, nonostante i numeri li abbia; Cuadrado dovrà far ricredere San Siro. Restiamo però tra campo e mercato. Darmian è rimasto in campo, ha spiegato Inzaghi, nonostante una forte distorsione alla caviglia rimediata nei minuti iniziali. Intanto: non se n'è accorto quasi nessuno, chapeau. Però Matteo compirà 34 anni a dicembre, viene da una stagione da urlo: non le potrà giocare tutte, soprattutto non tutte a quei livelli super. Pavard, o chi per lui, serve come il pane: Inzaghi l'ha ribadito, la società ci sta provando. L'Inter crede che il Bayern Monaco possa ammorbidire la propria posizione e cedere alle lusinghe di Marotta, Ausilio e Baccin, nonostante dal club tedesco continuino ad arrivare segnali di chiusura totale a qualsiasi ipotesi di cessione. In giornata si registreranno nuovi contatti: il giocatore vuole il nerazzurro e l'ha detto chiaramente alla dirigenza bavarese, se non ora il trasferimento si può concretizzare a parametro zero nel 2024. La sensazione è la questione economica, arrivati a questo punto, non sia neanche la più rilevante: a 30 milioni più bonus si potrebbe anche chiudere per entrambe, ma in Germania necessitano un sostituto che per ora non c'è. Le alternative per l'Inter? Schuurs costa caro, Luis Felipe meno e Inzaghi lo conosce bene. Finché c'è uno spiraglio per Pavard, però, in viale della Liberazione ci proveranno.
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