Quando la panchina ti salva la partita. Il girone europeo della Fiorentina però si fa tosto
Ci ha tenuto a sottolinearlo tra le righe delle risposte date nella conferenza stampa post-Ferencvaros, Vincenzo Italiano. Il 2-2 interno contro gli ungheresi, secondo pareggio con lo stesso risultato su due partite della fase a gironi di Conference League, per chi preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno ha la capacità della Fiorentina di rimanere in partita ma sopratutto - specie osservando dalla prospettiva di un allenatore - il contributo dato dai subentranti. Parisi, Barak e Ikoné hanno raddrizzato l'esito di un incontro che pareva davvero andato perduto ed invece è stato ripreso in poco più di mezz'ora.
Il terzino ha sfrecciato a tutto gas, servendo l'assist sul primo gol e il lancio sulla sponda di Gonzalez sul secondo; gli altri due, più semplicemente, sono riusciti a gonfiare la rete. Dall'altro però c'è adesso la realizzazione di quanto tosto sia il girone di Conference League, anche e soprattutto in questa stagione. Provando a fare un ideale paragone con quello della scorsa, se già c'era il forte sospetto che Genk, Ferencvaros e Cukaricki fossero avversarie più temibili rispetto a Basaksehir, Hearts e RFS (raggruppamento in cui la Viola è poi arrivata seconda) dopo i primi 180 minuti della terza coppa europea sono diventati solide realtà.
In questo momento, aspettando la doppia sfida contro i serbi, all'apparenza squadra cuscinetto del Gruppo F, la Fiorentina è terza con 2 punti, dietro al tandem Ferencvaros-Genk a quota 4. Aspettando anche cosa dirà il confronto tra queste ultime, e ricordandosi che un anno fa la squadra di Italiano partì pure peggio, una cosa è già certa: neanche stavolta il girone di Conference sarà una passeggiata. La Fiorentina è avvertita, sottovalutare questa competizione, fino ad eventuale qualificazione acquisita, non sarà proprio possibile.






