La storia col pancione! Roberto Beccantini sul Mondiale
Non se ne può più: la storia è sempre lì, con il pancione; ed è sempre lì che, messa incinta da quei peccatori degli episodi, sforna marmocchi che poi chiamerà record. Il primo punto di Curaçao (vi prego: «Curassoo»). I primi punti di Capo Verde e la saga del suo portiere, Vozinha. I 18 gol di Leo Messi, domani 39 anni. Il primo rosso al giocatore che ha salmodiato coprendosi la bocca (il paraguagio Miguel Almiron). I giapponesi che puliscono gli spogliatoi come certi Paesi lavano i soldi. Rafael Leao che entra e timbra.
Mancava Cristiano Ronaldo. Eccolo: l’unico ad aver segnato in sei Mondiali, diconsi sei. Contro il Congo, aveva girato al largo; e le poche palle toccate, attive o passive, le aveva toccate male. «L’autunno del patriarca», scrissi: aggrappato al carro, ma non così saldo come la sua saga avrebbe meritato. Molti, fingendo una pipì improvvisa, erano già scesi. Da Lisbona giungeva l’eco di processi astiosi e morbosi. Ai compagni – testimoni e non ancora indagati – chiedevano se fosse obbligatorio passargli la palla. Se, cioè, avessero ricevuto ordini in tal senso.
Sino a Portogallo-Uzbekistan. Fuori Bernardo, dentro Joao Felix. 5-0 a Houston: doppietta di Cierre. Su cross di Joao Cançelo; su contropiede e assist di Bruno Fernandes. Più, a latere, la punizione «lasciata» (sarà vero?) a Nuno Mendes; l’autorete della ditta Khusanov-Nematov; la chicca di Leao; e, sullo 0-2, lo splendido arcobaleno di Ganiev, dal limite, annullato per fallo a monte (su Cançelo) dopo processione al Var. Sono sincero: avrei pagato perché la ragione avesse torto.
Fabio Cannavaro ha cercato di inculcare rudimenti di calcio «normale», alternando il blocco basso alle migrazioni in velocità. I piedi hanno tracciato differenze insostenibili alla lavagna. Rimangono, come colonna sonora, i vagiti dell’ennesimo «bebè». Che dal 5 febbraio ha 41 anni e gioca prima punta.






