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Suwarso: "Al Como non ci consideriamo rivoluzionari. Fabregas ha superato ogni aspettativa"

Alessio Del Lungo
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Alessio Del Lungo
Oggi alle 19:00Serie A
19.10.2026 19:00Serie A
Il presidente dei lariani parla anche degli italiani: "Un giorno costruiremo una squadra composta interamente da lombardi".
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Mirwan Suwarso, presidente del Como, ha rilasciato una lunga intervista a Cronache di Spogliatoio, parlando della realtà dei lariani: "Non ci consideriamo rivoluzionari, né pensiamo di fare qualcosa di diverso dagli altri. Stiamo semplicemente facendo cose che abbiamo già visto fare da altri, magari in altri paesi, magari in altri sport. Facciamo ciò che riteniamo giusto fare, è business. In fin dei conti, dobbiamo essere sostenibili. Ci stiamo costruendo e come ogni altra realtà, quando vuoi costruire qualcosa devi investire. Speriamo di riuscire a generare profitti il prima possibile. Spetta a noi capire come generare profitti. Abbiamo dei piani, ma dobbiamo essere in grado di metterli in pratica".

Ci racconti la crescita che avete avuto.
"Era troppo costoso in Serie B, non potevamo fare un progetto, dovevamo creare un business. All'epoca avevamo soltanto 5 dipendenti, uno di loro è venuto a mancare e anche i tifosi si ricordano di lui. Per me è diverso, non credo che una squadra di calcio abbia mai avuto un legame così speciale e stretto con la città, le persone e la squadra. Il Como per me rappresenta prima di tutto chi siamo e il legame che ci unisce".

Che obiettivo vi ponete per il futuro?
"Siamo italiani più di ogni altra cosa e il nostro obiettivo è formare quanti più giovani talenti possibili per la Nazionale. Con determinazione, piano, costruiremo una squadra composta interamente da italiani, idealmente tutti lombardi se ci riusciremo, proprio come fa l'Atletich".

Ci parli anche dell'allenatore.
"Fabregas ha superato ogni nostra aspettativa, è per questo che la gente pensa che abbiamo costruito il tetto, ma noi abbiamo sempre cercato di costruire prima le fondamenta, perché in fin dei conti necessiti di un'ampia visione, di una direzione. Questo ci ha portato Cesc e, una volta definita la nostra visione, possiamo costruire tutto il resto. Quando era in Primavera, era chiaro a tutti quanto fosse incredibilmente intelligente, aveva una visione chiara e pensavo che quella visione dovesse essere quella che ci avrebbe guidato in Prima Squadra e abbiamo deciso di dare a lui la direzione del Como".

Fabregas stila dei report per la dirigenza prima delle partite.
"Devo dire che mi sorprende che non sia una pratica più diffusa perché è abbastanza comune nelle altre aziende o negli altri sport. Non l'abbiamo fatto perché volevamo, ma i proprietari erano interessati per poter aiutare lo staff tecnico. Non è nulla di speciale, è una particolarità solo nel calcio, così tutti siamo sulla stessa lunghezza d'onda e possiamo verificare il risultato in modo più oggettivo".

Quanto peso hanno avuto le altre figure nel progetto del Como?
"Henry ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra crescita, lui e Fabregas hanno condiviso un lungo percorso insieme. Penso che loro si confrontino molto sulle questioni calcistiche, ma per l'immagine e la comunicazione, io e lui ci confrontiamo continuamente sulle opportunità, metto a disposizione la mia esperienza e lui ci apre nuove possibilità con la sua notorietà in USA e nel Regno Unito. Lo stesso vale per Varane, che ha grande esperienza, ha dato un contributo pazzesco nel settore giovanile e gli dedica tanto tempo. Quando incontri persone così il loro contributo è prezioso per farci conoscere di più".

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