Vanoli torna a parlare: "Meritavo di restare alla Fiorentina. La salvezza è stata un'impresa"
Torna a parlare Paolo Vanoli. Dopo l'esperienza alla guida dalla Fiorentina, condotta alla salvezza, l'ex tecnico viola è intervenuto ai microfoni del Corriere dello Sport. Queste le sue considerazioni: "Entrando a novembre non ho avuto tempo per molte analisi. L'obiettivo principale di Commisso - che è venuto a mancare da lì a poco ed è stata un'ulteriore bastonata - era solo raggiungere la salvezza. Questo è stato fatto e di ciò sono orgoglioso. ha dato la possibilità di costruire un sogno, con il mercato che stanno facendo. Guardo il mio lavoro nel girone di ritorno, dove abbiamo fatto un punto in più del Milan e siamo arrivati sesti. Prendere una squadra con 4 punti in 14 partite e salvarla è stata un'impresa. Abbiamo cambiato la storia della Serie A".
Paratici ha azzerato quella squadra.
"Lui è uno che capisce tanto di calcio. Ormai il calcio è un'azienda e come tutte le aziende quando cambiano faccia, rischi di cambiare anche te. Io lotto perché sono un allenatore ambizioso ma non mi interrogo mai su cosa poteva essere, le scelte le lascio alla Società. Umanamente non mi hanno fatto impazzire i tempi, ci si poteva dire 'grazie, arrivederci' un po' prima. Non credo che per loro sia stata una decisione facile. Un po' è stata anche colpa mia: quando sono andato a firmare avevo così tanta voglia di tornare a Firenze che ho firmato un contratto unilaterale. Comunque sia, ringrazierò sempre la famiglia Commisso per l'opportunità che mi hanno dato".
Le è mancato anche Kean a lungo...
"Sono successe tante cose. Sono arrivato e una settimana prima era andato via anche Pradè. La squadra era stata costruita per tutt'altri obiettivi, alcuni erano molto spaventati. I primi 10 giorni ho cercato anche casa, poi ho deciso di vivere al Viola Park perché in quella situazione serviva stare sempre concentrati".
Ha il timore di aver perso una grande occasione?
"Per me la paura è un sentimento positivo, che mi stimola a far qualcosa di più. Dallo Spartak Mosca, a Venezia, al Torino, fino alla Fiorentina, io credo di aver dimostrato ovunque. Il mio valore lo conosco. Bologna? Sartori mi stima molto, poi ha fatto altre scelte, magari in futuro chissà…".
Qual è stato uno dei momenti più difficili?
"Ce ne sono stati tanti: dalla scelta del cambio capitano, dove ho voluto dare più responsabilità a De Gea senza nulla togliere nulla a Ranieri; la mancanza di Kean, che ha sempre provato a dare tutto. Lui complicato? Io sono sempre stato capace di gestire i calciatori, Moise è sicuramente tra i più forti attaccanti che abbiamo in Italia. Tra i vari giocatori sono stato rimasto sorpreso sotto tutti i punti di vista da Parisi, soprattutto quando gli ho cambiato ruolo. Mi dispiace molto per il suo infortunio".
E tra le soddisfazioni?
"Sicuramente il tributo che mi ha riservato il Franchi all'ultima giornata".
Fagioli è così forte?
"E' un ragazzo talentuoso e intelligente, con personalità. Tutti pensavano che non potesse fare il play e invece si è messo a disposizione e l'ha fatto bene. Un giocatore bravo nel calcio moderno può fare tutti i ruoli"
Da 1 a 10 quanto le è dispiaciuto non essere più a Firenze?
"Tanto. Undici. Me lo sarei meritato e volevo costruire una squadra a mia somiglianza, interagendo con il direttore sul mercato. Ero convintissimo di poter portare la Fiorentina in alto perché conosco bene l'ambiente".






