Lucchesi a 360°: "Ruolo del DS cambiato. Scelta più difficile sul tecnico"
Redazione TC
Ai microfoni di TuttoC.com, Fabrizio Lucchesi ha parlato anche di elementi che fanno parte della vita del Direttore Sportivo: "La prima cosa che faccio al mattino è sempre quella di controllare l'agenda e le telefonate da fare. È maniacale questa mia abitudine, ma la porto avanti e non cambierò oramai".
Come è cambiato il ruolo del dirigente sportivo?
"Il ruolo del dirigente sportivo è cambiato moltissimo, perché sono cambiate le attribuzioni, sono cambiati i modelli aziendali ed è cambiata la società civile. La definizione stessa di dirigente è una definizione oramai, vorrei dire, anche arcaica. Si sono implementate tanto le strutture sportive. Quando una volta c'era il dirigente, il dirigente impersonava il segretario, il direttore: in una figura c'era dentro il manager, c'era tutto. Oggi tutta questa visione è più aziendalistica e quindi anche i ruoli si sono spacchettati, si sono adeguati a questo nuovo modello".
Quali sono le scelte più difficili?
"Le decisioni più difficili dietro le scrivanie sono sempre quelle che, per quanto mi riguarda, si presentano quando si tratta di assumere e di licenziare un allenatore. È la scelta più difficile che facciamo sempre, sia in termini di assunzione sia in termini di interruzione del rapporto, sia per l'aspetto umano sia per l'aspetto professionale. Queste sono le due decisioni a cui non ti abitui mai e che ti fanno sempre battere il cuore.
Quali sono le qualità di un dirigente sportivo?
"Io credo che siano fondamentali tutte le componenti: conta la competenza, conta l'esperienza, conta la capacità di gestione dei rapporti umani. In un mondo che sta andando sempre più verso rapporti umani che si allontanano, io credo invece sia importante, all'interno del club, mantenere i rapporti umani. Ma non si può prescindere dalla competenza e dall'esperienza, che è quella che spesso fa sì che il tutto si amalgami meglio. Quindi direi che sono tutte qualità che servono e non sono mai a sufficienza".
Come vede la Serie C nel futuro?
"Io, di questa Serie C, che negli ultimi anni è migliorata tanto grazie al lavoro fatto dal presidente Marani e dal suo team di lavoro, vorrei cambiare una cosa: renderla sempre più qualitativa, sempre più professionalmente preparata nelle persone che ci lavorano, nelle società. Quindi, sempre più professionalità. Credo però che sia un modello che nel tempo debba essere obbligatoriamente rivisto. I modelli europei dicono che una terza serie così numerosa e professionistica in pieno fa fatica. All'interno di una revisione generale di tutta la struttura e di tutti i format nazionali, credo che dovremo andare incontro a dei cambiamenti. Secondo me, un momento di passaggio potrebbe essere anche la restituzione di quello che una volta era solito, cioè l'istituto del semiprofessionismo come momento di passaggio. Ma lo vedrei come uno degli strumenti per aiutare i club a essere più sostenibili. La necessità della sostenibilità è alla base ed è l'obiettivo principale del cambiamento".
Clicca QUI per la prima parte dell'intervista.


