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La riforma che ancora non c'è: qualche contraddizione e il rischio bluff

autore
Ivan Cardia
per Tuttoc.com
lunedì 22 gennaio 2024, 00:00Il Punto
autore Ivan Cardia
22.01.2024 00:00Il Punto

La riforma del calcio italiano entra nel vivo, forse. In settimana, dopo l'incontro informale (non certo segreto) con i club della massima serie, il presidente federale Gabriele Gravina sarà a Milano. Dove non si decide il futuro del calcio, ma ci sono (più o meno) i soldi: follow the money, vecchia storia. Il numero uno della FIGC parteciperà alle assemblee di Serie B e Serie A, porterà avanti i ragionamenti sulla svolta per il futuro del nostro pallone. E sentirà, ma del resto ci è abituato, quanto le nostre società siano litigiose, soprattutto quelle del massimo campionato: con un briciolo di onestà intellettuale va riconosciuto a Gravina di scontrarsi contro un muro, spesso il principale ostacolo a qualsiasi seria programmazione. Chi pochi anni fa ha detto no ai fondi, oggi si mangia le mani per quella pioggia di milioni che poteva essere e non è stata.

Qualche contraddizione, almeno rispetto a quello che è circolato negli ultimi giorni sui media, c'è. Più volte si è detto che la riforma non deve partire dal mero dato numerico, dalla decurtazione del numero di squadre. Poi, stringi stringi, sempre lì si va a finire. Ridurre tutti, e non solo la Serie C come si immaginava in passato, è un piccolo passo in avanti: cento club professionistici sono troppi, anche se ridurre le società di A vuol dire ammettere di essere un campionato minore rispetto a Premier e Liga, che di scendere sotto il numero venti neanche ci pensano. Però, come dire: se per mesi si dice che la riforma è ben altro dallo sforbiciare i numeri, sarebbe lecito attendersi che non sia la prima e per ora l'unica cosa di cui si parli davvero, per quanto giusta e comprensibile. Quanto alla nostra amata Serie C, in verità anche qui l'idea (pare sia quella) di tornare in buona sostanza alla vecchia divisione fra C1 e C2 sarebbe la migliore da qualche decennio a questa parte. Vedremo.

Il rischio bluff, comunque, è sempre dietro l'angolo. A Gravina riconosciamo le difficoltà di barcamenarsi in un mare sempre agitato da chi guarda solo ai propri interessi. Ha indicato come termine l'11 marzo, quando potrebbe essere tolto l'obbligo di intesa fra le componenti. Un ostacolo in meno, ma poi la fa da padrona la sostanza: senza il sì della Serie A, non si va da nessuna parte. Senza i voti della Serie C - uno dei principali serbatoi elettorali del presidente, e nel 2025 arrivano le elezioni - idem. Rivedere la ponderazione, per la cronaca, sarebbe un altro passo in avanti. Norme o meno, l'impressione è che però l'obbligo serva comunque e che quindi, nel caso si arrivi al fatidico 11 marzo in sua assenza, si scopra di dover ripartire daccapo.

per Tuttoc.com

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