Fra ipotesi di riduzione delle squadre e la sempre più crescente voglia di seconde squadre. Quale futuro per la Serie C?
Tommaso Maschio
“Il calcio è uno ed unico, non c’è un calcio da una parte e uno dall’altra. Non penso ci possa essere futuro per il nostro movimento se non c’è una Serie C forte e importante, perché è il serbatoio del nostro calcio”; “Ogni ingresso di una seconda squadra priva la Lega Pro di un’altra squadra e i nostri club non hanno agito con egoismo, ma hanno aperto a questa possibilità pensando di sistema per dare un futuro al nostro calcio. Non credo che siano l’unica soluzione, ma una delle varie soluzioni”; “Non bisogna ragionare sulla riduzione delle squadre, ma sulla dimensione esatta che vogliamo dare al movimento. Serve un calcio sostenibile e chi ha di più deve dare a chi ha di meno”.
Queste alcune delle frasi che il presidente della Lega Pro Matteo Marani ha rilasciato ai vari media presenti al Premio Maestrelli di lunedì sera facendo il punto fra presente e soprattutto futuro in vista di quell'undici marzo in cui si conosceranno i dettagli della riforma pensata dal presidente federale Gabriele Gravina per rilanciare l'intero movimento cercando di bilanciare la competitività e la sostenibilità che saranno due dei punti cardine di un progetto che mira a rivoluzionare il nostro calcio.
Le indiscrezioni uscite nelle ultime settimane parlano di una riduzione della Serie C a 18 squadre con un taglio di ben 42 squadre che, come scritto dall'amico Barge, sarebbe qualcosa di folle. A meno che non torni di moda l'idea di una creazione della Serie C Élite a girone unico e di due, o magari tre, gironi di Serie C in cui introdurre il semiprofessionismo per rendere meno arduo il salto dalla quarta alla terza serie. In questo modo le squadre iscritte alla Serie C non verrebbero drasticamente ridotte, cosa che è alquanto improbabile, e ci sarebbe spazio per l'iscrizione di altre seconde squadre (che io non vedo di buon occhio) visto che al momento diversi top club sembrano attratti, e soprattutto pronti, da questa prospettiva. Perché se è vero come dice Marani che per ogni seconda squadra la Lega Pro ne perde un'altra non è pensabile che oltre al taglio di 42 squadre ci possa essere spazio anche per 3-4 emanazioni dei club di massima serie a togliere ancora più spazio a chi rappresenta i territori dal nord al sud della penisola.
Con un ritorno al passato, ma declinato in chiave moderna, con una Serie C1 da 18 squadre e una C2 su più gironi da 18-20 club cadauno si potrebbe tenere dentro le varie esigenze e puntare a un vero bene comune che non sia solo una scusa per favorire ulteriormente quelle big che alle colleghe di terza serie hanno riservato sempre e solo le briciole.


