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ESCLUSIVA TMW - La Serie C riparte, Ghirelli: “Scelto il buon senso. A febbraio decisioni sul calendario”TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Paolo Baratto/Grigionline.com
venerdì 21 gennaio 2022, 18:49Serie C
di Ivan Cardia
esclusiva

La Serie C riparte, Ghirelli: “Scelto il buon senso. A febbraio decisioni sul calendario”...

“Intanto, è una gioia ripartire. Purtroppo non è la prima volta che ripartiamo: speriamo che la quarta ondata abbia un termine e sembra che un calo ci sia”. Dopo la Coppa Italia e i recuperi, torna il campionato di Serie C. Nel weekend si giocheranno le partite della quarta giornata di ritorno, dopo il rinvio di due settimane scelto dalla Lega Pro per far fronte all’emergenza Covid. Il presidente Francesco Ghirelli ne parla a TuttoC e TMW: “I dati al 18 gennaio ci dicono che la strada seguita, quella della Bolla, su consiglio del dottor Francesco Braconaro, il nostro consulente scientifico e medico che ringrazio fortemente insieme ai sessanta medici della Lega Pro, si è rivelata una scelta positiva. Abbiamo aggiornato il nostro studio: se si va a vedere il totale dei calciatori positivi, eravamo arrivati a 491. Sono scesi a 98, se avessimo giocato il 18 gennaio chissà. Così, l’80 per cento si è negativizzato: il fatto di non farli stare insieme, viaggiare, andare in trasferta ha determinato un fatto positivo”.



E l’assenza di partite ha complicato la vita alle società.
“Certamente, le società hanno pagato un prezzo: non ci sono stati incassi e da questo punto di vista è stato un fatto negativo, però ora si può ripartire e grazie alla bolla tutte lo fanno alla pari. Non si è determinato nessuno screzio tra le società, nessun contenzioso: anche questo è un dato positivo, da tenere in grande attenzione. Non serve aggiungere problemi a una fase da difficoltà. In più il nostro studio evidenzia come appena dieci componenti dei gruppi squadra, sei calciatori e quattro all’interno degli staff, non si sono vaccinati. È un ulteriore fatto positivo. C’è da aggiungere, ma è un dato che non abbiamo, che non aver fatto aggregare i tifosi allo stadio ha evitato rischi anche a loro. Ora ripartiamo, sperando che non ci siano problemi. Certamente abbiamo un problema di accumulo di partite, ma da questo punto di vista abbiamo adottato il solito metodo: in guerra non si tagliano le retrovie, altrimenti adesso avremmo corso il rischio, non sapendo come si sarebbe sviluppato il virus e quanto ci avrebbe danneggiato, di compromettere il campionato. Ora speriamo che ci dia respiro e poi potremo riflettere con calma nella prima settimana, nei primi 8-10 giorni di febbraio, e valutare come rimodulare le partite”.

Magari farete anche un po’ di pressing su questi dieci non vaccinati…
“Credo che sarebbe utile che tutti si vaccinassero: tutto spinge in questa direzione. Loro sono professionisti tra l’altro: non è solo un problema di salvaguardia della salute loro e di rispetto degli altri. C’è anche un altro discorso: essendo professionisti, devono avere la contezza di essere in condizione tale da poter giocare. È evidente che il virus si sviluppa soprattutto utilizzando le zone di non vaccinazione e quindi sarebbe utile ridurle il più possibile. Così non mi stancherò mai di dire ai dirigenti e ai tifosi di mantenere distanziamento sociale e mascherine. Il rischio di chiusura degli stadi esiste”.

Avete scelto una strada diversa rispetto alla Lega di A: qualcuno dice che sarebbe stato meglio seguire la stessa strada, altri notano che ognuno ha la sua specificità e i suoi problemi.
“Io credo che entrambe le tesi abbiano una loro validità. Sicuramente, prevedere insieme una procedura avrebbe dato più significato di sistema. Al contempo, ci sono delle diversità: è evidente che in Serie A il campionato è più ristretto rispetto al nostro. Però, senza voler entrare in discussione con le altre componenti, abbiamo seguito il buon senso che è quello di rispettare la salute e di rispettare la regolarità del campionato. Per questo abbiamo scelto un criterio per tutti, senza che nessuno fosse svantaggiato o avvantaggiato, e neanche ci potesse essere il sospetto. La linea seguita è la stessa nei precedenti campionati: non abbiamo bisogno di contenziosi e ricorsi ai giudici ad alto livello. Già questo calcio ha problemi di credibilità complessiva a tutti i livelli: non serve litigare fra noi”.

Resta aperta la partita dei ristori con il governo.
“Andiamo con ordine. Attualmente, il Consiglio dei Ministri sta per decidere. Noi abbiamo bisogno, e loro lo sanno, della misura relativa ai tamponi. Voglio che sia chiara una cosa: col precedente decreto, abbiamo avuto le somme per i tamponi. Nel decreto attuale chiediamo che la cifra sia ampliata, ma prevalentemente definisca di ampliare il perimetro dell’intervento, cioè consenta di inserire nelle spese pregresse quelle relative ai trasporti e gli alberghi. È chiaro che la pandemia ha pesato: il trasporto non si fa più con un pullman, ma con più mezzi. Negli alberghi ci sono aumenti di costo. Tutte le misure che sono state finora rendicontate vanno pagate a stralcio, ma va data alle società la possibilità di documentare le somme per questi aspetti. La seconda misura è il credito d’imposta: è stato un errore non rifinanziarlo nell’ultimo decreto. Io capisco che possa non servire alla Serie A: nel lavorare con gli sponsor, ha un livello di copertura televisiva così alto da supplire all’assenza degli spettatori. Per noi invece, che abbiamo un collegamento più territoriale e sociale, lo sponsor è molto legato allo stadio e agli spettatori. Va rifinanziato e si dice che accadrà per ventimila euro. Sento alcuni che dicono, ma sbagliano, che non sarebbe una misura essenziale. Per noi lo è, così come per la pallavolo e la pallacanestro”.

A livello fiscale?
“Un ulteriore elemento che sarebbe utile è quello relativo alla rateizzazione dal punto di vista fiscale. L’abbiamo sempre detto: il tema è chiaro, era positivo rinviare le scadenze fiscali, ma contemporaneamente farle arrivare tutte insieme al pagamento crea un problema. Non chiediamo di non pagare, sarebbe stupido: chiediamo di poter rateizzare in modo tale da consentire alle società di intervenire, o meglio di sopportare meglio la restituzione. Anche perché la pandemia non è finita. Infine, penso che sia positivo aver portato a casa, dopo dieci anni di battaglia, l’apprendistato”.

Ha parlato di un problema legato all’accumulo di partite. Pensate di allungare il termine del campionato?
“Io procederò per passi molto saggi. Se la pandemia rallenta in maniera significativa, noi abbiamo finestre in cui poter spostare le giornate. Se ci sarà un problema relativo a un ulteriore aggravamento della situazione,, si può ragionare anche per altro. Qui, come per la bolla, bisogna rispettare gli interessi di tutti: c’è chi lotta per la B, chi per i playoff, chi per i playout. Dobbiamo trovare una soluzione equa, che non sia negativa per nessuno. Abbiamo al momento attuale la possibilità di farlo: se non si aggrava la pandemia, e lo spero, siamo in grado verso la prima settimana, i primi dieci giorni di febbraio, di fare una verifica da questo punto di vista e alleggerire i ritmi del calendario. Mi auguro che non ci sia bisogno di rinviare il campionato, perché vorrebbe dire che la pandemia è superata. Io sono aperto a tutto, nei tempi dovuti: se avessimo spostato subito le partite e allungato il campionato, sarebbe stato come tagliare le retrovie in guerra. Stiamo ancora combattendo il maledetto, non sappiamo cosa ci riserva. Bisogna decidere, ma nei tempi dovuti”.

Qualcuno ipotizza anche che si possa allungare il calciomercato.
“A me non è arrivata nessuna richiesta in tal senso. E mi consenta una battuta: meno tempo hanno le società per spendere, in questo momento, meglio è”.

Ci sono stati tanti cambi di proprietà in questo periodo.
“Guardiamo il dato generale. Ci sono stati una serie di cambi di proprietà. Nel passato questo spesso portava al fallimento. Da questo punto di vista, credo che bisogna vedere il dato positivo. Nel senso che, rispetto al passato, ci sono stati cambi di proprietà significativi: Modena, che aveva già una grande proprietà e ha avuto un’ulteriore qualificazione. Il Cesena, anche. Io credo che, complessivamente, uno degli elementi che non fa andare al fallimento in molti casi sia da un lato una maggiore credibilità della Serie C e dall’altro il fatto che stanno arrivando i progetti del PNRR: si è intravista la possibilità che qualche asset di sostenibilità e risorse la Serie C le possa ottenere. Una volta le società fallivano quando i proprietari se ne andavano. Aggiungo che ora ci sono delle norme che rendono più complicato fare come in passato: chi acquista sopra il 10 per cento delle quote deve dare alla FIGC tutti i dati relativi all’onorabilità e alla sostenibilità economica”.

Tra i tanti cambi, il più recente è quello di Pistoia. Anche per i precedenti di parte della dirigenza.
“Io credo che, nel momento in cui si cambia proprietà, e lo dico senza fare il moralista, la vecchia proprietà si debba assicurare dell’operazione che mette in campo: ha una responsabilità in questo senso. Anche perché, se quel controllo federale che ho raccontato non ha un esito positivo, la proprietà torna al capolinea. Poi si torna al tema generale generale: secondo me bisognerebbe scendere sotto al 10 per cento, arrivare all’1 per cento, cambiare la normativa per far sì che non si spacchettino le quote per evitare controlli. Io distinguerei tra un’esperienza dirigenziale negativa in passato e una nuova proprietà: ciascuno risponderà dell’adeguatezza delle scelte fatte, a livello anche dirigenziale. Io non voglio entrare in dispute: a volte si fa bene, a volte si fa male, anche gli errori fanno crescere. Orazio Ferrari lo conosco da anni, da quando era in D e mi ricordo quanto puntasse alla società. Credo che sia stato molto attento in questo passaggio. Quanto ai dirigenti, la loro scelta è responsabilità della proprietà: noi possiamo valutare quella, anzi lo fa la FIGC. Il giudizio sui dirigenti spetta alla proprietà. E non lo dico per sviare, ma perché semplicemente non è di nostra competenza entrare in questo campo”.

A Catania la situazione resta da monitorare. Quale epilogo si aspetta?
“È una vicenda purtroppo di lunghissima data. Ritorniamo a quando la prese la SiGi: era una situazione al collasso. Io devo dire che hanno messo denari per andare avanti, in una situazione complicatissima. Va dato loro atto di aver lavorato per mantenere l’impegno che si erano presi: penso che veramente si siano profusi, alcuni in maniera molto forte, a livello di risorse finanziarie. Poi la situazione si è ulteriormente complicata: vi è stato un intervento del tribunale e ora hanno tempo fino al 28 febbraio. Mi auguro che entro quella data riescano a onorare gli impegni presi e si sistemi la situazione della proprietà. Io rimango preoccupato, diciamo leggermente meno ma sempre preoccupato”.

È tempo di calciomercato: Surricchio va alla Roma, il Milan segue Berti, il Sassuolo punta Moro. La Serie C dei talenti.
“Io devo dire che sono andato a vedere anche qualche partita della Primavera: c’è una crescita dei giovani, è un dato oggettivo. Da un lato credo che l’esempio di Mancini e della nazionale abbia dato una spinta, anche di consapevolezza e a livello psicologico: tanti ragazzi hanno capito che si poteva fare. Ora guardo con grande favore all’intervento di Infantino con la FIFA sui prestiti. Ricorderà che noi siamo intervenuti tre anni fa, dicendo che non volevamo lavorare per altri: il fatto che la FIFA vada in quella direzione in cui avevamo cercato di andare ci dà forza. Vuol dire che avevamo ragione, e la crescita dei ragazzi ci dà speranza di potercela fare. Se si va a vedere l’incremento di chi ha fatto giocare i giovani nei tre gironi di Serie C è molto importante. Io credo che sia un elemento centrale anche nella riforma di cui si parla tanto: se non vogliamo raccontarci le favole, uno degli obiettivi deve essere quello di portare nei nostri campionati quello che non abbiamo. Abbiamo esaltato Mancini perché fa giocare i giovani, dobbiamo farlo anche noi. Quando dico che la C è la Lega dei talenti non voglio arrogarci tutto il campo: ognuno deve lavorare in questa direzione. Noi lo stiamo facendo. E voglio ricordare un’altra cosa: oggi i cinque cambi sono arrivati per tutti, i primi a sperimentarli siamo stati noi”.

Ha parlato di riforma. Quando ci vedremo e parleremo di una riforma avvenuta, anziché di una riforma da fare?

“Quando si ragionerà a sistema. Sui giovani, come ho detto poco fa. Sul VAR, e si dirà che serve ancora di più in Serie C: serve uno sforzo, se si formano arbitri e assistenti si paga meno danno in formazione, ma in più arrivano preparati al vertice. Quando si ragionerà delle risorse, intervenendo sulla Melandri: in Inghilterra, la Premier League ha distribuito risorse alle leghe sottostanti. Quando si capirà che la Lega Pro ne ha bisogno per essere la lega dei giovani. Stiamo lavorando sul PNRR, ma abbiamo bisogno di strutture materiali e immateriali: stadi e maestri, formatori. Quando avremmo fatto questi passaggi, vuol dire che avremo ragionato a sistema. Poi noi saremo prontissimi. Io ho usato un termine in passato: voglio essere il pasdaran della riforma, che sia di sistema e abbia come mission le regole, ma anche l’eliminazione delle distorsioni. La flessibilità dei contratti, per esempio, è fondamentale: ognuno deve pagare un prezzo, e lo sappiamo”.

Ma siamo a gennaio 2022 e della riforma non vi è traccia. Non si sta perdendo tempo?
“Non c’è dubbio. Certamente la vicenda della pandemia non ci ha dato una mano a concentrarci. Però è anche vero che a maggior ragione ci avrebbe dovuto far capire l’urgenza di un intervento”.

Chiudiamo con il PNRR. Quanto è importante per il futuro?
“Questa per noi è la scelta di fondo, è un asset fondamentale. Abbiamo presentato un progetto in cui lo stadio ha una nuova centralità urbana e c’è un aspetto sociale, territoriale. Il calcio è un plus in questo progetto. L’occasione del PNRR è decisiva: abbiamo costruito un percorso in cui abbiamo dei partner forti: la Federcalcio, il Credito Sportivo, il Dipartimento per lo Sport. Abbiamo fondato una cabina di regia, perché stiamo lavorando in modo tale, con l’ingegner De Amici che coordina il lavoro, da poter rispettare normative e tempistiche europee. Per noi è un asset fondamentale, è il lavoro prioritario per dare sostenibilità economica ai club. Su questo ci giochiamo molto: le scadenze sono rapidissime”.

A oggi se le chiedessi la priorità per il futuro?
“La priorità delle priorità, e dobbiamo su questo investire, è la formazione. Come abbiamo visto nei mesi in corso e quelli passati, dobbiamo formare dirigenti e nuove figure, penso ai manager per il lavoro etico per cui abbiamo lavorato con il professor Del Bene e il professor Esposito della LUISS. Dobbiamo fare un percorso forte, insieme alle società, per una nuova formazione dei dirigenti, sia nelle pratiche economico-finanziarie, sia nella parte etica che diventa non solo un elemento di valore ma anche un elemento molto forte. E poi noi dovremo immettere nel nostro percorso di struttura tutte le novità relative all’intelligenza artificiale: è la grande sfida che ogni amministrazione pubblica deve avere e la Lega Pro vuole arrivarci prima di tutti”.

Ci aspettano ulteriori novità anche a livello di copertura televisiva e mediatica?
“Per ora, abbiamo aumentato molto la visibilità, lavorando con tanti partner. A oggi non corrispondono ancora le risorse e dobbiamo lavorare fortemente in tal senso”.
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