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Dezi: "La mia carriera? Un sogno. Ad Arezzo ho trovato una famiglia, grazie Cutolo"TUTTO mercato WEB
© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com
Oggi alle 11:10Serie C
di Luca Esposito

Dezi: "La mia carriera? Un sogno. Ad Arezzo ho trovato una famiglia, grazie Cutolo"

Esattamente un mese fa ha deciso di appendere le scarpette al chiodo, interrompendo la carriera da calciatore che gli ha dato tante soddisfazioni. L’Arezzo, però, ha deciso di avvalersi del suo entusiasmo e della sua professionalità inserendolo da subito nello staff del direttore sportivo Aniello Cutolo. La redazione di Tuttomercatoweb ha intervistato telefonicamente Jacopo Dezi, ex centrocampista – tra le altre – di Parma e Venezia che ha ripercorso la sua carriera partendo dai primi allenamenti con il Napoli fino ad arrivare all’attuale primo posto degli amaranto che sono vicini alla promozione in cadetteria. Ecco le sue dichiarazioni: Il 4 febbraio 2026 ha detto basta: decisione improvvisa o maturata da tempo? “Con la società, col direttore sportivo e con il mister ne avevamo parlato, poi ho avuto un problema al ginocchio e quindi abbiamo deciso di intraprendere un nuovo percorso. Sono orgoglioso e molto felice, la carriera del calciatore finisce e loro hanno dimostrato di stimare anzitutto l’uomo. Non c’è stato un evento in particolare che mi ha spinto a ufficializzare la mia scelta, mi stavo solo rendendo conto che non riuscivo più a dare quanto era nelle mie corde. Non è stato semplice, ho realizzato il sogno che avevo da bambino e ovviamente dentro di me ci sono sentimenti contrastanti. Ma allo stesso tempo sono strafelice di far parte di un club ricco di valori, umani e professionali, e di proseguire il mio rapporto lavorativo con loro seppur sotto una veste diversa. Ad Arezzo ho trovato veramente una famiglia”. Che effetto fa svegliarsi e non essere più un calciatore? “Bisogna abituarsi, solo il tempo può aiutarmi a capire che effettivamente la carriera da giocatore è terminata. Tutto però ha un inizio e una fine. La vita è bellissima e ci sono ancora tante cose che si possono fare, al di là del rettangolo di gioco. Sono positivo e devo guardare avanti con ottimismo perché ho sposato un progetto nuovo in una città bellissima e con una società importantissima. Quel che conta è aver vissuto al massimo le emozioni che fanno parte di questo lavoro”. Ripercorriamo un po’ la sua carriera… “Sono cresciuto nel settore giovanile del Grosseto, poi sono passato al Giulianova prima di essere acquistato dal Napoli. E’ la mia seconda casa, mi hanno accolto quando avevo solo 18 anni ed era la mia prima esperienza lontano dalla famiglia. E’ un popolo che trasmette affetto e passione, mi sono confrontato e allenato con grandissimi campioni apprendendo il più possibile. Sono un ragazzo molto semplice, umile, sorridente, capace di creare legami umani a prescindere dal calcio e forse hanno apprezzato anche questo”. C’è un allenatore a cui si sente di dire grazie? “Tutti mi hanno trasmesso qualcosa. Oggi mi sento di menzionare Christian Bucchi, siamo stati compagni di squadra a Napoli e l’ho ritrovato come allenatore al Perugia, all’Empoli e poi qui all’Arezzo. Ha visto l’inizio e la fine della mia carriera, è stata una delle persone più importanti del mio percorso professionale”. Quale stagione è rimasta particolarmente nel cuore? “Ogni campionato regala emozioni speciali. Ma se devo menzionare un campionato dico quello con il Parma: conquistammo la promozione in A e ammetto che c’è un po’ di rimpianto per non aver avuto spazio in massima serie. Ho fatto qualche presenza, ho esordito contro la Roma nel giorno dell’addio al calcio di Daniele De Rossi. Stadio strapieno, sensazioni pazzesche, un clima da brividi. Avevo sempre lottato per raggiungere quel sogno e fu una serata indimenticabile”. E’ vero che in extremis, nel 2019, sfumò il passaggio alla Salernitana? “Si è parlato tante volte di un mio trasferimento in granata, ma non c’è mai stato un affondo decisivo da parte della società e non è vero che fui vicinissimo alla firma. Voci, ma nulla di concreto. Devo dire che contro la Salernitana, all’Arechi, ho realizzato una doppietta con la maglia del Bari ed è uno dei ricordi più belli della mia carriera”. Qual è stato invece il periodo più difficile della sua carriera? “Dopo l’esperienza di Parma mi sono ritrovato svincolato, ho avuto molte richieste ma nessuna mi stimolava particolarmente. Sono rimasto a casa per 6-7 mesi, non me lo aspettavo e non è stato semplice. Tuttavia ogni tanto è anche giusto e bello fermarsi un attimo e vivere in simbiosi con la famiglia”. Scelte tecniche o infortuni: cosa pesa di più nella carriera di un calciatore? “Se ti alleni bene prima o poi la tua chance arriva, se invece ti infortuni c’è poco da fare. Ci vuole anche un pizzico di fortuna in un percorso professionale. Io però non ho mai pensato di mollare, ha sempre prevalso la voglia di tornare in campo per fare quello che mi piace di più”. Quale squadra è rimasta nel suo cuore? “Ho avuto la fortuna di giocare in piazze importanti, nomino anche Barletta, Entella, Venezia e Padova. Non rimpiango nulla e rifarei tutte le scelte che ho fatto. Mi sento felice e orgoglioso e voglio ringraziare chiunque mi abbia dato spazio e fiducia”. Quanto è cambiato il calcio rispetto a quando ha iniziato? “Tanto. Ci sono state molte innovazioni. Oggi è un calcio fisico, di contatto. Questa secondo me è la differenza principale. Forse si punta maggiormente sui giovani e questa cosa mi fa particolarmente piacere”. C’è qualche giocatore in cui si rivede? “Il mio modello di centrocampista è sempre stato Marek Hamsik. Secondo me è stato il giocatore più forte con cui ho giocato, oltre che una persona eccezionale che ha rappresentato un esempio per chi si apprestava a iniziare la carriera. Nel mio ruolo ci sono giocatori favolosi, penso anche a Zielinski che è un atleta fantastico”. Quale sarà il suo futuro? “Mi vedo come dirigente e ringrazio Cutolo per avermi dato questa possibilità. Anzi, colgo l’occasione per fargli i complimenti perché sta lavorando egregiamente in una piazza importante come Arezzo”. Che consiglio darebbe al Dezi diciottenne che inizia il suo percorso nel calcio? “Vorrei tornare indietro nel tempo, ma con la testa di adesso. Quando sei giovane devi fare esperienza, formarti, apprendendo dai campioni con cui hai la fortuna di allenarti e che sanno dirti la parola giusta al momento giusto. C’è bisogno anche di spensieratezza. La mia carriera è stata un sogno”. Arezzo primo in classifica, discreto vantaggio sulla seconda… “Siamo molto tranquilli e con la testa sulle spalle. Il campionato è ancora lunghissimo e sarebbe un errore guardare il margine di vantaggio che c’è sulla seconda. Pensiamo gara dopo gara. Non abbiamo mai attraversato un vero e proprio momento calante, né abbiamo pensato a cosa facessero le altre. Lo staff ha lavorato molto, creando la mentalità giusta e spingendoci a non mollare di un centimetro”. Uno sguardo agli altri due gironi. Che idea si è fatto? “Fino a quando la matematica non ti dà la conferma non puoi mai pensare di aver vinto, il pallone è rotondo e il calcio non perdona. Chiaramente nel girone A il Vicenza ha un margine importantissimo sulle dirette concorrenti. Nel raggruppamento meridionale c’è stato maggiore equilibrio, il Benevento ha il nostro stesso vantaggio sulla seconda e domani avrà lo scontro diretto col Catania che potrà essere indicativo. Sarà un testa a testa fino all’ultima giornata tra organici attrezzatissimi. A Salerno invece lavora Daniele Faggiano e anche lui è stato un dirigente importante per la mia carriera. E’ arrivato in un momento difficile, dopo due retrocessioni consecutive non è mai facile ripartire e ha fatto un buon lavoro. La rosa è forte, vincere la C non è mai semplice e occorre tempo”.