Arezzo in Serie B. Guglielmo Manzo, da operaio a presidente. Sfida vinta in 5 anni
In cinque anni, Guglielmo Manzo ha trasformato l'Arezzo da un club sull'orlo del precipizio a una squadra competitiva, fresca di promozione in Serie B. Non è una favola sportiva ma il risultato di una visione imprenditoriale applicata a un progetto calcistico che tutti davano per impossibile: quella di un uomo che da operaio è diventato proprietario di una holding nel settore energetico e che, per la prima volta nella sua vita, ha deciso di mettere il suo capitale personale al servizio di una comunità.
Da operaio a imprenditore: la storia di Manzo
Nato a Vallo della Lucania il 2 giugno 1965, Manzo si trasferì a Roma a 12 anni e lavorò come operaio fino ai 23 anni, quando decise di fondare la sua prima azienda. Nel corso della sua vita imprenditoriale, ha creato un "bel gruppo" nel settore della commercializzazione di energia e gas, fino a quando nel marzo 2025 ha deciso di vendere il 50% di New Energy a Fondazione Enasarco ente di previdenza con un utile superiore al miliardo di euro: una decisione presa alle 4 del mattino, la prima cessione della sua vita. Una scelta che non è stata dettata da urgenza, ma da visione: consolidare il marchio energetico insieme a un partner istituzionale di prestigio.
L'arrivo in Toscana: quando il dubbio era legittimo
Nell'estate 2020, Manzo è diventato proprietario dell'Arezzo rilevando il pacchetto di maggioranza dopo una retrocessione che aveva ferito profondamente la città. La piazza era arrabbiata, scettica, diffidente verso chi arrivava da fuori. In quella prima fase, Manzo ha ammesso di essere "digiuno di calcio" e di aver affrontato la sfida con "continua e frenetica ricerca di soluzioni", consapevole che il suo valore aggiunto non sarebbe stato tecnico ma imprenditoriale: la capacità di mantener viva una struttura, di finanziarla integralmente, di farle ricrescere. La proprietà ha finanziato interamente tutto il disavanzo economico-finanziario al fine di mantenere gli equilibri e i flussi finanziari, costantemente controllati da FIGC COVISOCe dalla loro società di revisione.
Le contestazioni e la risposta dignitosa
Non è stato immediato il passaggio dai fischi agli applausi. In appena un anno, Manzo è riuscito a riconquistare una piazza delusa con una gestione più saggia e lungimirante, premiata dai risultati. Ma il prezzo della ricostruzione è stato alto: rotazione di tecnici, direttori sportivi, giocatori. Una ristrutturazione che non tutti hanno capito o accettato. La risposta di Manzo è stata diretta e senza rancori. Ha riconosciuto i propri limiti, ma ha sottolineato che ogni decisione era stata orientata a "cercare di salvarci" e a costruire una fondazione solida. Ha scritto pubblicamente: "Noi abbiamo voluto e vogliamo bene all'Arezzo. Gestiamo le nostre aziende come prolungamento delle nostre famiglie e anche con questa società abbiamo tenuto la stessa linea di condotta".
La ricostruzione: stadio, settore giovanile e ambizioni
Dalla crisi è emersa una struttura nuova. Quando Manzo è arrivato, il settore giovanile era stato di fatto dato in subappalto a una terza struttura. Da lì ha deciso di ricostruirlo, con un processo che ha richiesto tempo ma che oggi produce talenti stabili nella prima squadra. L'ambizione più grande riguarda lo stadio. È previsto un nuovo Comunale da 12-13mila posti, con un cantiere dai costi medi annui di 6,5 milioni di euro e primi esercizi commerciali previsti nel 2028. Parallelamente, è in programma la riqualificazione delle 'Caselle' con una foresteria da 50 camere e un centro sportivo per le giovanili. Non sono promesse, ma progetti con cronoprogramma e finanziamento.
Il rapporto con i tecnici: il DS Cutolo e il metodo Manzo
Il presidente ha sviluppato un rapporto di stima profonda con il direttore sportivo Nello Cutolo al quale ha dato un budget superiore a quello dell'anno precedente, non volendo "vivacchiare". Ha dichiarato di passare nottate in bianco a guardare video di giocatori suggeriti da Cutolo con sua moglie che "puntualmente si arrabbia perché passo ore a guardare partite", perché capisce che il dirigente "ha un modo unico di leggere i giocatori". Questo coinvolgimento personale si è rivelato una forza. Da qui la promozione in Serie Cnel 2023 e oggi quella in Serie B.
Da operaio a imprenditore a presidente. Da estraneo alla comunità a costruttore del suo futuro. Arezzo bentornato in Serie B.
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