Lumezzane, Troise: “Playoff? Nati dall’ambiente. Guardiola mi ha insegnato a essere me stesso”
Dalla crisi iniziale alla corsa playoff, passando per quattro derby vinti su quattro. Il tecnico del Lumezzane Emanuele Troise si racconta ai microfoni di Sky Sport Insider, ripercorrendo una stagione sorprendente e i riferimenti che hanno segnato la sua crescita.
La svolta e la corsa playoff
Troise individua un momento preciso da cui è partita la rinascita: “Dal giorno della presentazione. C’erano 1500 tifosi ad aspettarci e a sostenerci. Lumezzane è una piccola realtà, ma quell’accoglienza è stata un grande incentivo. Capire l’ambiente in cui lavori è la prima chiave per costruire un gruppo”.
Un gruppo che ha compiuto un percorso fuori dall’ordinario, dopo un avvio disastroso: “Nessuna squadra era mai riuscita a salvarsi partendo da quattro sconfitte nelle prime quattro gare. Noi siamo arrivati a giocarci i playoff”.
Derby perfetti: il segreto
Quattro vittorie su quattro nelle stracittadine bresciane, l’ultima contro il Brescia: “Si vincono depotenziando il significato emotivo. Non vuol dire che non contino, ma bisogna parlarne nella giusta misura. Ogni derby è una storia a sé, bisogna sapersi adattare”.
I modelli e l’incontro con Guardiola
Nel percorso di crescita dell’allenatore campano pesano le influenze di grandi maestri come Zdenek Zeman, Carlo Mazzone e Emiliano Mondonico, ma anche il confronto diretto con Roberto De Zerbi. Proprio grazie a quest’ultimo è arrivato l’incontro con Pep Guardiola: “È stato uno dei motivi che mi ha spinto a fare questo lavoro. A pranzo con lui e De Zerbi ho capito quanto sia importante essere sé stessi, condividendo le proprie idee con il gruppo. Una lezione profonda”.
Identità e idee di gioco
Troise rifugge le etichette: “Il copia-incolla non funziona. Le mie squadre devono saper interpretare il gioco nella sua complessità, costruire per attaccare. Anche il pressing è costruzione”. E sulle influenze personali aggiunge: “Sono cresciuto nel mito di Diego Armando Maradona: velocità, intensità e verticalità sono concetti che mi porto dietro”.
Giovani e formazione
Non è un caso che il suo Lumezzane schieri spesso molti Under 21: “Con i giovani si lavora bene, anche se le pressioni non sono minori”.
Sul tema dei risultati nei settori giovanili: “Non va demonizzato. Vincere serve, se abbinato alla crescita e alla formazione del giocatore. Non può essere un alibi”.
Il sogno e il futuro
Infine, uno sguardo avanti: “Più che un risultato, manca un’opportunità. Gli allenatori, come i calciatori, devono avere la possibilità di dimostrare. Io lavoro ogni giorno per inseguire un sogno, senza ossessione ma con ambizione. Il futuro? Può sempre sorprenderti. Anche con un pranzo insieme a Guardiola”.
Articoli correlati
Altre notizie
Ultime dai canali
Primo piano






