Righi: "In Serie C servono meno squadre. Ternana? Le istituzioni posso fare poco"
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Intervenuto ai microfoni di TMW Radio, il direttore sportivo Emanuele Righi ha analizzato i temi caldi della Serie C, tra la lotta al vertice del Girone B, il caos legato alla Ternana e le prospettive future del campionato.
Direttore, quanto cambia la corsa nel Girone B dopo quanto sta accadendo a Terni?
“Bisogna distinguere tra campo e scrivania. Quello che ha fatto l’Ascoli è incancellabile, indipendentemente da ciò che accadrà fuori dal campo: ha fatto un campionato strepitoso. L’Arezzo si è confermato una realtà solida e non ha sbagliato. Mi permetto di dire che l’Ascoli ha fatto qualcosa in più, perché è ripartito quasi da zero e ha ritrovato grande unità tra ambiente, tifoseria e stampa. Questo è stato determinante”.
Che idea si è fatto della situazione Ternana?
“Purtroppo è qualcosa che nel calcio continuiamo a vedere ed è impensabile. Le istituzioni più di tanto non possono fare: se una proprietà decide all’improvviso di mettere in liquidazione una società, è qualcosa di imprevedibile. È una sfortuna clamorosa che si abbatte sul campionato, soprattutto sull’Ascoli e sulla Serie C in generale”.
Guardando al futuro: quale può essere la riforma giusta per la Serie C?
“Il problema è economico e fiscale: un calciatore di Serie C ha lo stesso peso di uno di Serie A. È un sistema difficile da sostenere. La soluzione, in un momento così critico, è ridurre il numero di squadre. Poi chiaramente ci sono implicazioni fiscali e politiche importanti. È un sistema complesso, ma oggi ci sono troppe squadre e troppi costi: così si mette in ginocchio il sistema”.
Dal punto di vista tecnico, qual è l’allenatore giovane che l’ha colpita di più?
“Fabio Prosperi (Cavese) stava facendo molto bene, così come Miramari del Forlì nella prima parte di stagione. Bene anche il ritorno di Emanuele Troise al Lumezzane. Ma quello che mi piace di più è Di Giorgio del Potenza: ha idee chiare, propone un calcio interessante ed è poco sponsorizzato”.
Capitolo seconde squadre: promosse o bocciate?
“Qualcosa di buono è stato fatto. Pensiamo a giocatori come Hans Nicolussi Caviglia o Nicolò Fagioli. Non è realistico aspettarsi che producano tanti giocatori per la Nazionale maggiore. Sicuramente si può fare meglio, ma non è tutto da buttare. Dal punto di vista tecnico, credo sia più formativo giocare in Serie C che nel campionato Primavera. Sul piano economico, invece, è chiaro che ci siano vantaggi per i grandi club”.
Chiusura sulla sostenibilità del sistema.
“Tra numero eccessivo di squadre, pressione fiscale e costi, il sistema è in difficoltà. Ridurre le squadre è oggi la priorità, poi servirà una ristrutturazione complessiva”.
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