Folgore Caratese, Criscitiello: "Cassata è in arrivo. Dobbiamo conquistarci la salvezza"
Esclusiva TMWAffrontare la Serie C senza perdere di vista l'equilibrio economico. È questo il mantra della Folgore Caratese, società brianzola alla prima esperienza nel calcio professionistico, e del suo presidente Michel Criscitiello. Intervenuto ai microfoni della radio ufficiale di TuttoMercatoWeb.com, il numero uno del club ha analizzato le prime dieci giornate, tra una classifica che impone di accelerare, il recente cambio in panchina, le novità di mercato e tanto altro.
Presidente, come sta andando questa nuova avventura alla guida della Folgore Caratese?
"Sta andando bene, a eccezione della classifica, che naturalmente è l'aspetto più importante. Potremmo trovare degli alibi: abbiamo giocato una sola partita in casa, siamo una delle squadre più giovani del campionato insieme al Grosseto e abbiamo avuto assenze pesanti, soprattutto tra i difensori centrali. Ma gli alibi sono roba da perdenti e da falliti, e noi non vogliamo cercarli. Nelle prime dieci giornate abbiamo sbagliato due tempi: il primo a Vercelli e il secondo sabato contro il Treviso. Per il resto non abbiamo mai subito imbarcate e ce la siamo sempre giocata. Abbiamo perso punti al 97' contro le Dolomiti Bellunesi e al 112' contro l'Alcione. Stiamo attraversando una fase di rodaggio, com'è normale che sia per una società alla prima esperienza tra i professionisti".
Quanto ha inciso lo scotto del noviziato nella categoria nella costruzione della squadra?
"Quando prendi venti giocatori nuovi hai bisogno di tempo per amalgamarli e farli stare insieme. Qualcosa può andare storto, ma dobbiamo anche essere consapevoli dei nostri limiti e delle nostre possibilità. Ho sempre detto una cosa e la dimostro con i fatti: se nella mia vita professionale ho guadagnato anche un solo euro, non lo butto nel calcio. La mia attività professionale è una cosa, il calcio per me è un divertimento, un hobby. Spendo in base a quello che posso permettermi e non è un caso che il costo aziendale complessivo della Folgore Caratese, considerando il netto, il lordo e gli oneri, sia intorno al milione e mezzo di euro. Se ci salviamo con questa cifra, saremo stati bravi. Se non ci salviamo, ne prenderemo atto. Ma devo seguire un percorso virtuoso. Gli imprenditori che entrano nel calcio spesso perdono lucidità e iniziano a spendere e spandere. Io non lo farò mai. Il campo deve dimostrare che siamo bravi a ottenere risultati con le risorse che possiamo permetterci".
In estate avete confermato Nicola Belmonte, che aveva conquistato la promozione dalla Serie D. La scelta di cambiare allenatore può essere considerata un errore di valutazione?
"Il calcio è marcio, ma un po' di riconoscenza deve esserci. Questo, però, non significa che la riconoscenza debba essere illimitata. Nicola Belmonte per me è un amico e un grande allenatore. Gli sarò riconoscente a vita perché mi ha regalato un sogno che adesso dobbiamo difendere. Tutti gli allenatori, come tutti a prescindere dalla loro professione, devono fare la gavetta. Belmonte veniva dalla Primavera 2 del Cosenza: l'ho portato io a Carate Brianza, gli ho affidato la prima squadra in Serie D e abbiamo vinto il campionato. Dopo un anno di contratto gli ho dato la possibilità di affrontare la Serie C. È naturale che un giovane allenatore possa commettere degli errori. Anche professionisti affermati hanno attraversato fasi di crescita nelle quali hanno lasciato punti per strada. Questo, però, non significa che Belmonte sia scarso o che sia stato un errore. È un grande allenatore, ma ha ancora bisogno di esperienza. Il problema è che io non avevo il tempo necessario per aspettare che completasse questo percorso. Per questo abbiamo cambiato. Mister Guidi, invece, ha alle spalle tanti anni di esperienza tra calcio giovanile e Serie C. Belmonte farà una grandissima carriera, ne sono convinto, ma noi dovevamo accelerare il nostro percorso".
Le infrastrutture sono uno dei vostri punti di forza. Quanto contano nel progetto della Folgore Caratese?
"Sul campo sono umile, sulle strutture sono presuntuoso. Credo che anche in Serie A sia difficile trovare una realtà organizzata come la nostra. Ho unito lo stadio di Carate Brianza al centro sportivo di Verano Brianza, abbattendo il muro che li divideva. In questo modo abbiamo portato lo stadio all'interno del centro sportivo, creando un modello virtuoso e, soprattutto, aperto al pubblico. Una grande squadra può permettersi strutture di questo livello, ma spesso non può aprirle ai tifosi per ragioni organizzative e di sicurezza. Noi siamo una piccola società e possiamo farlo. È una combinazione unica: abbiamo un centro sportivo da grande squadra, ma siamo abbastanza piccoli da permettere ai tifosi di viverlo. Le strutture sono fondamentali per fare calcio. Abbiamo palestra, piscina, cinque fisioterapisti, una sala massaggi e le vasche per il recupero negli spogliatoi. C'è un videoproiettore per analizzare le partite e uno schermo a bordo campo per studiare le situazioni di gioco, comprese le palle inattive. Abbiamo anche un ristorante e un'organizzazione che permette ai giocatori di lavorare nelle migliori condizioni possibili. Tutto questo, però, deve essere meritato. I ragazzi non devono pensare di essere in un villaggio turistico: sono allo Sportitalia Village, dove hanno privilegi che in Serie C non sono affatto scontati e che alcune società non possono garantire nemmeno in categorie superiori".
C'è qualcosa che rimprovera alla squadra in questo momento?
"Ai ragazzi ho detto che quello che hanno ricevuto finora è stato anche il frutto del lavoro e dell'organizzazione della società. Da questo momento devono guadagnarselo sul campo. Quando devono andare a contrasto, devono farlo con la giusta determinazione. Quando devono difendere il pallone, devono proteggerlo. Serve fame, serve aggressività, serve avere il sangue agli occhi. Nel secondo tempo contro il Treviso tutto questo è mancato. Sono piccoli episodi che stiamo pagando a caro prezzo. Sul gol di Paganini, per esempio, Bassino, un ragazzo del 2006 arrivato dalla Juventus, avrebbe dovuto intervenire diversamente. Sono dettagli che fanno la differenza tra conquistare un punto e perderlo. A Trento abbiamo disputato una grande partita, colpendo anche un palo. Poi abbiamo preso gol su una conclusione dalla distanza, con un errore del portiere avversario che ha favorito l'azione. Potevamo vincere, potevamo pareggiare, invece abbiamo perso. All'inizio del campionato abbiamo lasciato per strada quattro, cinque o sei punti per errori individuali. Ma ogni errore del singolo può costare un punto alla squadra. Dobbiamo correggere questi aspetti il prima possibile".
Sul mercato siete intervenuti con Sarr e state per aggiungere anche Cassata. Possiamo confermare il suo arrivo?
"Mentre parliamo, Cassata è in viaggio e sta arrivando. Dobbiamo completare le ultime verifiche, ma l'operazione è ben avviata. Se tutto andrà come previsto, potrebbe già allenarsi nel pomeriggio. C'erano diverse società interessate, anche di Serie B e Serie C. Se possiamo permetterci giocatori di questo livello, non è perché siamo più forti economicamente degli altri. Lo siamo grazie all'organizzazione e alle strutture che abbiamo costruito. Senza queste risorse, giocatori come Cassata e Sarr difficilmente sceglierebbero, con tutto il rispetto, Carate Brianza. Io non posso competere sugli ingaggi: non proporrò mai cifre folli, solo per strappare un giocatore alla concorrenza. I soldi per le strutture e per l'organizzazione sono il primo a metterli. Non li butterò, invece, in stipendi fuori portata o in commissioni esagerate. Preferisco non fare calcio piuttosto che rinnegare questa linea. Cassata è un grandissimo giocatore, uno che per la Serie C rappresenta un lusso. Ha rifiutato proposte interessanti e per me è un onore averlo qui. Anche Sarr è un portiere eccezionale, un ragazzo d'oro, intelligente, forte tra i pali e bravo con i piedi. È stato sfortunato, perché altrimenti avrebbe potuto giocare in Serie A o in una squadra di alta Serie B. In estate forse abbiamo puntato troppo sulla gioventù e su alcune scommesse. Ora stiamo cercando di correggere le valutazioni fatte, intervenendo dove abbiamo sbagliato".
Qual è l'obiettivo per il finale del girone d'andata e per il mercato di gennaio?
"Dobbiamo arrivare alla fine del girone d'andata con più punti possibili, perché in quella fase potremo intervenire per rinforzare ulteriormente la squadra. Le finestre per modificare le liste sono limitate e dobbiamo sfruttarle al meglio. Credo che la salvezza possa arrivare intorno ai 37-38 punti, anche se potrebbero servirne 40. Il nostro obiettivo è conquistare 17-18 punti nel girone d'andata e aggiungerne altri 20-22 nel ritorno. Sapevamo fin dall'inizio che sarebbe stato il nostro primo anno tra i professionisti e che avremmo dovuto sporcarci le mani, soffrire e lottare. Non è un problema. Siamo dentro il percorso che ci eravamo prefissati. Le squadre che lottano per la salvezza con noi sono tante e hanno punteggi simili al nostro. Non siamo lontani da una situazione nella quale possiamo recuperare terreno, ma dobbiamo smettere di commettere errori che ci costano punti".
Da osservatore e giornalista, prima ancora che da presidente, che impressione le ha fatto questa Serie C?
"La Serie C mi è sempre piaciuta. La seguivo anche da tifoso, quando l'Avellino trascorreva tanti anni in questa categoria. È un campionato che apprezzo molto, persino più della Serie B e della Serie A. È un torneo nel quale, se non hai fame e cattiveria agonistica, non vinci. Noi stessi abbiamo pagato questa mancanza in alcune partite. Ci sono però giocatori di qualità molto elevata. Per quanto riguarda il Girone A ho visto elementi interessanti nel Trento e nel Treviso, e ci sono altri avversari che devo ancora affrontare nelle prossime giornate, come Lecco, Union Brescia e Cittadella. Ho trovato anche allenatori molto organizzati. Tabbiani, con il suo 4-3-3, è un tecnico che apprezzo particolarmente. La Serie C mi è sembrata un campionato ben organizzato, e questo è motivo di orgoglio per il presidente della Lega Pro Marani e per il segretario generale Paolucci. Da quando vivo la categoria dall'interno, ho una percezione ancora più positiva del lavoro svolto dalla Lega. Stanno cambiando molte cose, anche a livello di marketing e di presentazione del prodotto. La Serie C vista dall'interno è migliore anche di come viene vista dall'esterno".
C'è un aspetto del campionato che invece cambierebbe?
"L'unica cosa che abolirei è l'FVS. È un sistema che, per come è stato concepito e per come viene gestito, non mi convince. Preferisco un errore arbitrale alla perdita di tempo che si crea quando si interrompe una partita per diversi minuti senza arrivare a una decisione efficace. Abbiamo il conto alla rovescia per velocizzare le rimesse dal fondo e le rimesse laterali, ma poi possiamo aspettare cinque o sei minuti per una revisione. Nella mia esperienza, nel 95% dei casi le decisioni non vengono cambiate e il gioco viene spezzato senza che ci sia un risultato concreto. Anche sabato abbiamo avuto un episodio sul quale ritenevamo ci fosse un rigore netto. L'arbitro è andato a rivederlo e non ce lo ha concesso. In un'altra situazione, con un fallo a palla lontana, la revisione non ha portato all'espulsione che ci aspettavamo. Non voglio piangere per gli episodi, ma credo che il sistema meriti una riflessione.
Per quello che è l'investimento, nell'ordine dei due milioni e mezzo di euro all'anno, debba esserci una rivalutazione. In diversi campi ci sono poche telecamere e inquadrature che non sempre permettono di vedere correttamente quello che è successo. Ho già espresso queste perplessità ai vertici arbitrali. A mio avviso, una revisione dovrebbe avere un tempo massimo, indicativamente di 90 secondi. Non è possibile fermare la partita per cinque minuti, perché si finisce per alterare completamente il ritmo e la dinamica di una fase di gioco. Non sono polemiche contro qualcuno. La Serie C mi piace e credo che stia facendo un buon lavoro. Ma su questo punto bisogna ragionare: preferisco un arbitro che prenda una decisione, anche sbagliando, piuttosto che un sistema che blocchi il gioco per diversi minuti senza arrivare a una conclusione chiara".






