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Cairo vorrebbe spegnere l’incendio che lui stesso ha provocato gestendo male il Torino e tradendo i tifosiTUTTO mercato WEB
Urbano Cairo
© foto di Federico De Luca 2023 @fdlcom
Oggi alle 12:00Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Elena Rossin

Cairo vorrebbe spegnere l’incendio che lui stesso ha provocato gestendo male il Torino e tradendo i tifosi

In quasi 21 anni di presidenza Cairo ha commesso tanti, troppi errori. Quando arrivò nel 2005, dopo che i “lodisti” avevano impedito che il Torino ormai fallito sprofondasse in categorie più in basso della Serie B, fu accolto come il Messia tanto da essere incoronato dai tifosi del Toro come “Papa Urbano” e aveva anche tutta la stampa dalla sua parte. Aveva quindi solo da gestire bene il Torino e quel credito che gli era stato dato a priori sarebbe rimasto e forse persino cresciuto. Invece con gli anni si è eroso sempre più perché le promesse iniziali, fu persino paventata la Champions, sono state sistematicamente disattese. Lasciamo pur perdere gli alti e bassi dei primi anni e consideriamo solo dal ritorno in pianta stabile della squadra in Serie A, quindi dalla stagione 2012-2013, a oggi la sua gestione del club non è stata minimamente in linea con la Storia del Toro, società di calcio che ha reso lustro al calcio italiano con le imprese del Grande Torino, la squadra più forte del mondo che solo il fato la vinse e che fu simbolo della rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.

La gestione del Torino da parte di Cairo ha portato a far galleggiare la squadra nell’anonimato di metà classifica, a far disamorare i tifosi e a far crescere sempre più la contestazione nei suoi confronti. Altro che Champions, squadre sempre con rose incomplete, per lo più allestite con giocatori scommessa e quei pochi buoni venduti per fare plusvalenze e rimpiazzati da altri che spesso non si sono rivelati dello stesso livello. Un settore giovanile, una volta glorioso e fra i migliori d’Italia, non più capace di rifornire giocatori alla prima squadra. Senza dimenticare le campagne acquisti condotte al rilento con giocatori che arrivano quasi sempre a fine mercato, tanto poi se la stagione non porta ad ottenere almeno ogni tanto la partecipazione alle coppe europee la colpa è dell’allenatore di turno. Due partecipazioni all’Europa League, una solo alla fase preliminare, grazie a non ammissione di altre squadre, ma su questo Cairo ha pronta la replica se non hanno rispettato le regole economiche ottenendo vantaggi sportivi ovviamente sono state punite mentre la sua squadra ha rispettato i parametri e quindi ha ottenuto la qualificazione. Formalmente ineccepibile, ma arrivarci con le proprie forze no?  

Ma la discutibile gestione non si limita alla squadra bensì anche agli impianti dal centro d’allenamento della prima squadra, il Filadelfia, quello delle giovanili, il Robaldo, e allo stadio Grande Torino Olimpico. Nessuno dei tre è di proprietà. Per ricostruire il Filadelfia, neppure del tutto ultimato visto che il terzo lotto, quello che deve ospitare il Museo del Toro, è ancora lettera morta, ci sono voluti anni e l’intervento di Comune e Regione e di sponsor privati (Beretta ha contribuito in parte ad allestire la parte del Fila dedicata alla prima squadra). Il Robaldo poi ancora oggi dopo otto anni non è del tutto finito, vanno ultimati gli interni della palazzina. Sul Grande Torino Olimpico, di proprietà del Comune, Cairo sta facendo valutazioni se comprarlo e a che prezzo, l’impianto per la verità ha bisogno di interventi di manutenzione molto importanti, quindi costosi, e ha vincoli da parte della Sovrintendenza delle Belle Arti.

I tifosi non ne possono più e ormai contestano Cairo da anni, con un crescendo negli ultimi due, e vogliono solo che lui venda i Torino e se ne vada. Sono arrivati a disertare lo stadio nelle partite casalinghe, lo hanno fatto nelle ultime due e lo faranno anche domenica. C’è chi persino arriva a sperare che la squadra retroceda in B, a 12 giornate dalla fine del campionato è a tre lunghezze dal terzultimo posto, nella speranza che lui si decida a vendere. Ma c’è anche chi suggerisce di abbandonare questo Torino, ribattezzato cairese, e cercare una squadra nelle serie minori e farla salire di categoria in modo da avere un club che incarni i valori e che sia degno della Storia granata.

Nonostante tutto Cairo non demorde ed è convinto di poter ancora ribaltare la situazione. Ieri, nella conferenza stampa (link per leggere integralmente le parole di Cairo: https://www.torinogranata.it/primo-piano/live-cairo-vendita-del-torino-sono-disponibile-stadio-valutiamo-ma-troveremo-un-accordo-col-comune-museo-la-fondazione-ha-soldi-in-cassa-ma-apprezzo-d-183421) di presentazione del nuovo allenatore D’Aversa, incalzato e messo in difficoltà dalle domande di alcuni giornalisti, in particolare da Marco Bonetto di Tuttosport, ha comunque dribblato domande precise e si è scusato implicitamente con i tifosi, ma tutto questo non basta e non convince. “La contestazione la vedo e la sento. Oggi per quel che mi riguarda è fare le cose con responsabilità. Quando sei presidente di una società importante come il Toro devi fare le cose con responsabilità e passare in mezzo alle fiamme quando ci sono e cercare di spegnerle. E' la cosa che penso e che devo fare. Tutto il resto è relativo, quando verrà e se avverrà. Io nelle difficoltà sono abituato a trovare in me tutte le possibili risorse che ho e che posso produrre. Non è una cosa che mi dà scoramento o altro, ma maggiore determinazione e voglia di fare bene. Poi ripeto, ho una responsabilità importante di fronte a un milione, un milione e mezzo di tifosi che tifano, amano e hanno simpatie per il Toro. Questo per me è fondamentale. Devo onorare questo impegno quando le cose vanno male come ho fatto quando andavano bene. Ricordo che nei tre anni con Juric per due volte ci siamo giocati l'Europa fino all’ultima partita, è successo solo tre anni fa. Non buttiamo tutto in maniera poco costruttiva perché non aiuta".
Da troppi anni le parole, con tanto di promesse, non vengono mantenute poi con i fatti. Per questo si fa fatica a pensare che concretamente Cairo cambierà riuscendo così a spegnere l’incendio che lui stesso ha provocato gestendo male il Torino e tradendo i tifosi con i quali ricucire a questo punto pare impossibile.