Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuoloturris
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / torino / Primo Piano
Il Torino è salvo grazie a D’Aversa che ha preteso il giusto atteggiamento e lo ha reso capace di non buttarsi viaTUTTO mercato WEB
Roberto D'Aversa
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 11:00Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Elena Rossin

Il Torino è salvo grazie a D’Aversa che ha preteso il giusto atteggiamento e lo ha reso capace di non buttarsi via

Si può dire missione compiuta, anzi doppia missione compiuta per Roberto D’Aversa: ha portato il Torino alla salvezza e ha impedito che la squadra si buttasse via in partire con avversari che stanno più in basso in classifica, come ha fatto ieri battendo anche il Verona dopo il Pisa. Ora deve chiudere quest’ultimo cerchio con la Cremonese. La sua squadra a tratti con gli scaligeri ha faticato, e lo aveva fatto anche la settimana precedente con i nerazzurri toscani, però conta più raggiungere l’obiettivo del percorso.

D’Aversa non ha fatto cose pazzesche, affermarlo non è uno sminuirlo anzi, ma cose semplici come il piazzare al posto giusto i giocatori e sfruttandone così al meglio le capacità. Emblematiche in tal senso le parole di Ismajli dette ieri in conferenza stampa: “Siamo gli stessi calciatori, ma siamo diversi in campo perché mister D'Aversa ha messo i giocatori nelle loro posizioni a differenza di prima che giocavamo in posizioni un po’ diverse, anche se si può giocare pure così”.

Va anche riconosciuta a D’Aversa la rapidità con la quale è riuscito a raddrizzare una situazione che al momento del suo arrivo era sull’orlo del baratro. Il Torino infatti dopo la sconfitta con il Genoa del 22 febbraio, che costò la panchina a Baroni, era piombato a sole 3 lunghezze dalle terzultime e sembrava essersi infilato in un tunnel nel quale non si vedeva la luce in fondo, ma oggi a distanza di 6 partite si è allontanato dal baratro mettendo un margine di sicurezza di 12 punti e mancano ancora sei giornate alla fine del campionato.

Certo il Torino presenta ancora tanti difetti, ma questi dipendono dal tasso tecnico che hanno i giocatori e su questo non si può fare più di tanto. Ieri, come sempre, si è perso il conto dei numero dei passaggi sbagliati. La difficoltà che hanno certi granata a leggere le situazioni di gioco è purtroppo proverbiale, però D’Aversa almeno è riuscito a limitare le amnesie difensive, ha spronare i giocatori affinché si rendano un po’ più efficaci sottoporta e a non lasciarsi andare quando gli avversari rimontano. Non poco. Ci sarebbe da chiedersi perché il cambio di allenatore non è stato fatto prima visto che, alla luce di quanto accade ora, è evidente che la squadra non seguiva più da tempo Baroni e che i giocatori non si sentivano in dovere di scendere in campo con un atteggiamento più consono.

D’Aversa è proprio sull’atteggiamento che non transige e se c’è da bacchettare pubblicamente qualche giocatore lo fa senza problemi, ma in modo costruttivo. lo ha fatto anche ieri parlando di Pedersen: “Finalmente sta cercando di sfruttare le sue caratteristiche. Un giocatore che parte e va a 37-38 chilometri orari deve arrivare di più al cross di quanto sta facendo, però c'è sempre tempo per crescere. L’importante è rendersi sempre disponibili durante gli allenamenti”. O anche con Casadei, autore ieri della seconda rete che ha portato alla vittoria finale, la prima era stata di Simeone e poi Bowie aveva momentaneamente pareggiato i conti. “Per Cesare non era semplice perché dopo sue mesi partiva dall'inizio, anche se effettivamente è arrivato nel secondo tempo, concedetemi questa battuta che gli ho fatto a fine gara, ma questo un po’ tutti non solo lui. Però era normale che dovesse ritrovare il ritmo gara, ma ha dimostrato che spostandolo da una zona di campo all’altra, da destra a sinistra, ha saputo risolvere la partita. Lui per le caratteristiche che ha ti dà la possibilità di uscire dalla pressione forte avversaria, di testa le prende tutte e ha la qualità importante, non comune a tutti i centrocampisti, di fare gol. Un centrocampista come lui deve arrabbiarsi se con un nuovo allenatore gioca solo dopo due mesi: deve capire che ha qualità importanti, ma che solo il talento non basta. Come ho già detto, serve applicazione, voglia di migliorare. E' un ragazzo giovane e ha il tempo per crescere e consacrarsi come giocatore importante quale può essere". E ha specificato perché non ha convocato Nkounkou: “Nei convocati non c'era un giocatore, ma non per problemi fisici bensì perché voglio sempre un determinato atteggiamento per rispetto di se stressi, del club e per i nostri tifosi. Quello che voglio dire è che non ho retro pensieri e devo dire che ad oggi non faccio distinzioni. Un conto è se vedessi che non c'è l’obiettivo, che non ci fosse l'orgoglio di raggiungere un obiettivo comune il che non significa non avere obiettivi personali, magari un attaccante vuole andare a fare più gol o un centrocampista andare a fare più soldi e quindi ognuno deve avere il suo obiettivo, ma va messo al servizio della squadra ragionando da squadra e questi ragazzi stanno ragionando da squadra, ve lo posso garantire. Laddove non dovesse accadere, state pur certi che ci saranno delle conseguenze". Non si tratta di una minaccia, ma di un doveroso avvertimento perché la squadra, ora che di fatto è salva, non pensi di andare in vacanza, come accaduto l’anno scorso, prima della fine del campionato.