Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / torino / Primo Piano
ESCLUSIVA TG –  Venesia (tifoso del Toro): “Torino-Milan? Davide contro Golia. Non vorrei essere nei panni di Petrachi con Cairo che fa come gli pare”
Oggi alle 11:30Primo Piano
di Elena Rossin
per Torinogranata.it
fonte Elena Rossin

ESCLUSIVA TG – Venesia (tifoso del Toro): “Torino-Milan? Davide contro Golia. Non vorrei essere nei panni di Petrachi con Cairo che fa come gli pare”

Venesia tutto sommato non vede male il Torino ed è soddisfatto di Abate. Spera che Cacciamani alla fine resti e che Cairo venda al più presto il Torino

Enrico Venesia, tifoso del Toro da più di sessant’anni, è stato intervistato da TorinoGranata.it. Ecco che cosa ha detto a due giorni dall’inizio del campionato relativamente alle prime impressioni che si è fatto sul Torino e su mister Abate.

Dopo l'assaggio della Coppa Italia, adesso arriva il campionato. Che idea si è fatto sul Torino, anche se la squadra è ancora incompleta?
“Bisogna vedere chi vendiamo e chi prendiamo: quindi il Torino è tutto un cantiere aperto. Diciamo che l'ultimo innesto di Fortini mi lascia qualche dubbio circa la permanenza di Cacciamani che per me è un ottimo giocatore. E’ dai tempi di Ansaldi che non ne vedo uno a tutta fascia col piede sinistro arrivare sul fondo e crossare come ha fatto lui contro la Carrarese in Coppa Italia per ben due volte. Due cross uno più bello dell'altro. Sarebbe quindi un dettaglio non da poco perderlo, anche alla luce del fatto che come accadde a Palestra va a fare un anno di Serie A. Per carità Palestra è un bel giocatore e Cacciamani deve dimostrare di esserlo, ma poi Palestra è stato venduto al Chelsea per 55 milioni più bonus. Comunque per Cacciamani ci sono tutte le premesse, ma l'avevo già visto l’estate scorsa a Prato allo Stelvio quando giocava in una posizione alta con Baroni e nella partita con l'Ingolstadt 04, squadra della terza serie tedesca, era stato l'unico a salvare la faccia. Quella partita l’aevamo vista, anche tu eri lì, quindi puoi testimoniare quanto sto dicendo. Per cui vedere Cacciamani finire alla Roma sarebbe quasi un vilipendio”.

Anche il Milan è interessato a Cacciamani che potrebbe dare in cambio Cissè.
“Ma sì, ci sono tanti club che lo vogliono, perché è una tutta fascia che gioca col piede di Ansaldi con un dribbling incredibile, come ho detto è dai tempi dell'argentino che non vedo un giocatore così al Torino lo vedo, niente a che vedere con tutti quelli che sono passati in questo ruolo negli ultimi anni. Cacciamani ha veramente i numeri per poter diventare un ottimo giocatore. Senza contare il fatto che se lo riusciamo a trattenere quest'anno spero poi proprio che alla fine Cairo venda il Torino e così magari il ragazzo resta con noi ancora”.

Dalle sue parole si deduce che ha il grande desiderio che il presidente Cairo vada via prima della prossima estate, giusto?
“Certo, basta con lui. Il brand Toro continua a depauperarsi, come ho letto da più parti, e si è svalutato di un ulteriore 16%, per cui cosa aspetta Cairo a vendere il Torino? E’ ora di vendere, basta!  Ne abbiamo abbastanza tutti, al di là degli slogan”.

Tornando alla squadra, che cosa ne pensa nel dettaglio?
“La squadra non la vedo male, se devo dare un giudizio così se di squadra vogliamo parlare perché a centrocampo con Vlasic e l’eventuale cessione del pacchetto di giocatori che si stanno proponendo al Cagliari che comporterebbe la fuoriuscita di Ilkhan, purtroppo ma non vedo come si possa insistere su di lui, Ilic e Adams in cambio di Esposito. E’ un'operazione che non vedo male, anche perché Esposito dà del tu alla palla e lo fa anche bene. Quindi e potrebbe essere un bel duetto quello formato da lui e Vlasic alle spalle di Simeone.
Diciamo che si potrebbe vedere il sereno in qualche parte del campo interessante. Su Fortini non posso dire niente perché oggettivamente per me è abbastanza un elemento ad oggi sconosciuto, però è nel giro della Nazionale Under 21, è giovane come lo è Comuzzo il friulano. Cocco in mezzo alla difesa non lo vedo perfettamente centrato, mio punto di vista, però magari questo potrà essere il suo anno, non so”.

E per quel che riguarda il portiere, punterebbe su Mascardi?
“Mah, ti dico che terrei Mascardi e non andrei a fare investimenti su Perri, anche perché se devo fare degli investimenti li farei altrove. L'anno scorso abbiamo rischiato con Israel e seppure sia andata male io quest'anno mi sentirei di rischiare di nuovo visto che le spalle sono coperte da Paleari. Certo è un rischio puntare sul ragazzino in porta, ma, secondo me, si potrebbe anche tentare. Perri dopo un solo anno è già in uscita dal Leeds, verso la fine dello scorso aveva subito un infortunio e chissà in quali condizioni è. E poi costa non tanto per il prestito, 1 milione, ma per il riscatto a 14 e ha uno stipendio altissimo di quasi 3 mln a stagione”.

Per quel che riguarda il riscatto non è detto che poi avvenga, di solito il Torino non riscatta nessuno di quelli che ha preso in prestito perché ritiene troppo alta la cifra pattuita.
“Che alla fine poi non lo riscatti bisogna vedere perché oggi un dato è certo: Petrachi, più o meno, deve sempre rispondere a Cairo, però ha in mano la situazione del mercato. Io di Petrachi non mi fido abbastanza, a differenza di Vagnati”.

Che impressione le ha fatto Abate?
“A Pinzolo non mi è assolutamente dispiaciuto”.

Quindi pensa che malgrado sia un allenatore al debutto in Serie A possa gestire il Torino?
“Sì, sì. Il direttore sportivo Petrachi ripone molta fiducia in lui, ma non posso dire lo stesso del Presidente che avrebbe preso Aquilani, che ha un gioco diverso, molto più compassato e molto più votato ai palleggi. Mentre con Abate c'è molto più la verticalizzazione, l'attesa sul centrale difensivo che deve gestire la ripartenza, quindi il momento di attesa del centrale per poi dare il via alla manovra.
L'importante è mettere nella condizione sia il centometrista Pedersen sia la nostra speranza Cacciamani di poter arrivare di fronte alla porta. E di non ricorrere al solito gioco fatto di un passaggio a metà campo per poi tornare indietro sul centrale o su chi poi proverà ad impostare l'azione successiva, ma attuare un gioco un po' più veloce. E questo Abate non fa altro che dirlo ai giocatori, quindi speriamo in bene da questo punto di vista. Sono pronto domenica a fare l'ennesimo viaggio da solo andata a Torino e ritorno, che per me vuol dire percorrere più di 800 chilometri tornando poi nella notte a casa. Lascio immaginare non avendo più una giovane età, è dura. Senza contare che viaggerei col pensiero di ritornare con l'incazzatura per quello che potrei aver visto in campo … quattro ore e mezzo di viaggio, vabbè”.

Il tifo organizzato della Curva Maratona ha deciso di tornare allo stadio, dopo lo sciopero dell’anno scorso dal 1° febbraio che era durato fino al derby escluso. Lei cosa ne pensa?
“I tifosi devono tornare a fare i tifosi, punto. Di tifosi “politici” ne abbiamo anche un po' le scatole piene, questo è il mio punto di vista. I tifosi devono fare i tifosi e devono essere certamente un pungolo per la fuoriuscita di Cairo, ma formando sempre un tutt’uno con la squadra.
Quando vincemmo lo scudetto nel 1976 noi eravamo un tutt'uno così come quando siamo arrivati con Giagnoni al secondo posto. Lo siamo sempre stati e questo è un DNA che bisognerebbe riuscire a non perdere.
Comprendo che sia ormai difficile essere un tifoso del Toro soprattutto se si è bambini e ragazzini, c'è gente che magari ha 22-23 anni e ha visto vincere il derby una sola volta nella sua vita nel 2015 e altri più giovani nessuna.
Ai miei tempi, sto parlando di 50-60 anni fa, pur essendo più scarsi rispetto alle formazioni della Juventus i derby li vincevamo o comunque ce li giocavamo alla pari, però noi eravamo il Toro e c'era il DNA Toro. I Poletti, i Fossati, i Cereser, gli Agroppi e Meroni, Ferrini, Combin, Moschino, Facchin, con questi giocatori abbiamo vinto anche una Coppa Italia a Milano contro il Milan che praticamente aveva vinto la Coppa dei Campioni. C’era un’unione davvero forte, ma del resto lo testimoniano anche tutti quelli che hanno giocato nel Toro dello scudetto e che ne sono legatissimi anche se ognuno con le proprie idee.
Policano, ad esempio, che ho visto alla partita che celebrava lo scudetto di 50 anni fa quando gli ho fatto la domanda: ma a Madrid quando hai tirato da 30 metri che Buyo che non ha spinto e Casagrande che ci ha messo due ore per metterla dentro di piatto, tu cosa hai pensato? Ebbene gli sono venute le lacrime agli occhi  e lui è una vita che è fuori dal Torino e da tanto tempo lavora per l’Udinese. Questa è una delle tante testimonianze che il Torino ti rimane addosso, non c'è niente da fare”.

Tornando invece a domenica che l’avversario sarà il Milan, che ha cambiato anche lui l'allenatore ma resta una squadra molto più forte, che partita si aspetta?
“Davide contro Golia, comunque dovendo affrontare il Milan meglio alla prima giornata di campionato perché magari non è ancora ben centrato. Spero che il vecchietto Modric buchi la partita, ma ho dei forti dubbi perché è nato forte ed è ancora forte. Ecco a noi giocatori così ci mancano un po'.
Vorrei spendere due parole sull’eventuale ritorno di Mandragora vorrei spendere due parole perché a me non dispiacerebbe perché penso che ci potrebbe servire per il carisma uno come lui in mezzo al campo. Stesso discorso per Darmian sarebbe utile prenderlo per fare da chioccia ai più giovani magari il suo ingaggio è di 1,5 mln, cifra che può essere un po’ alta, ma sarebbe meglio di Biraghi che guadagna anche decisamente di più. Darmian è un bel personaggio e non è in cerca d’autore. Quando era al Torino ho avuto modo di conoscere il suoi genitori che vedevano la partita seduti nella fila sotto la mia e si capisce perché Matteo sia la persona che è: un professionista serio.  
Purtroppo Casadei quest’anno non riesco a vederlo tanto, spero di sbagliarmi, mi sembra parecchio in confusione”.

Si deve giocare la prima di campionato e il calciomercato chiuderà il 1° settembre alle ore 20, ma il Torino come lo vede nel panorama della Serie A?
“Non si possono azzardare previsioni. Ma il Toro è una malattia, quest’anno faccio 64 anni di stadio, che deriva dai papà, dalle mamme e dai nonni. Mio nonno Pinotto mi diceva “cost a l’è nen football” (questo non è calcio, ndr) perché lui aveva visto il Grande Torino. E mio padre mi diceva “a l’è n’autra roba” (è un'altra cosa, ndr), ma magari vincevamo lo scudetto oppure arrivavamo secondi e sto parlando del Toro stellare di Claudio Sala, Pecci, Graziani, Zaccarelli e Pulici”.

Si aspetta ancora qualche rinforzo?
“Premetto che è assurdo che inizi il campionato e sia ancora aperto il calciomercato, ma è così. Mi aspetto innanzitutto delle cessioni dei giocatori in esubero. Perché da questo punto di vista devo dare ragione a Cairo: non possiamo avere una squadra con calciatori che hanno uno stipendio alto e non sono funzionali.
Il mercato è in piena evoluzione e Petrachi ha tanti grattacapi perché ci sono giocatori strapagati che sono difficili da cedere come Ilic, che era stato voluto da Juric, ma non solo lui. Ilkhan non mi dispiace, ma come ho detto, il Torino non è la sua collocazione, meglio per che torni in Turchia perché è bravo e sa cambiare il corso della partita. E ripeto, anche su Casadei ci sono tanti punti interrogativi.
E poi con Cairo non è facile gestire la situazione perché siccome porta lui il pallone decide lui la squadra e fa e disfa come gli pare. Ricordiamoci che in pectore al Torino c’era stato uno dei migliori direttori sportivi italiani degli ultimi 30 anni: Sartori. Che prima ancora di essere operativo aveva capito l’aria che tirava e se n’è andato. Quando Cairo scelse come allenatore Juric mi messaggiai con il Presidente, allora lo facevo, e gli dissi che se si prendeva Juric bisognava prendere anche il direttore sportivo D’Amico che al Verona aveva cambiato dieci undicesimi della squadra e avevano raggiunto senza problemi la salvezza. E D’Amico è poi andato prima all’Atalanta e adesso è alla Roma con Gasperini che vuole portarci via Cacciamani. Non vorrei essere nei panni del buon Petrachi, ma io ho fiducia in lui”.

Altre notizie