Addio al Re dei titoli, il mondo del giornalismo in lutto per la morte di Enrico Heiman
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Redazione TMW
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03.10.2026 07:20Altre Notizie
Torino e l'intero mondo del giornalismo sportivo piangono la scomparsa di Enrico Heiman, storica firma del giornalismo piemontese e nazionale, spentosi all'età di 88 anni.
Per decenni colonna portante di testate di primo piano come Tuttosport e La Gazzetta dello Sport, oltre che primo storico direttore della Rivista IDEA tra il 1988 e il 1991, Heiman ha rappresentato un punto di riferimento insostituibile per intere generazioni di cronisti, unendo una straordinaria competenza sportiva a un'eleganza professionale d'altri tempi.
Nelle redazioni torinesi, la sua figura era leggendaria e indissolubilmente legata alla sua più grande ossessione professionale, la sintesi perfetta. Ribattezzato affettuosamente il "re dei titoli", Heiman considerava la titolazione della prima pagina come un'opera d'arte geometrica, dove ogni singola parola doveva pesare come un macigno.
È rimasto celebre tra i colleghi l'aneddoto del suo celebre imperativo, quando un redattore si dilungava troppo nello spazio di una riga, Heiman gli piombava alle spalle esclamando a gran voce
"Prosciugare!"
. Questa maniacale ricerca della brevità e dell'impatto visivo ha segnato un'epoca d'oro della carta stampata, trasformando ogni sua intuizione in edicola in una lezione di comunicazione fulminea ed efficace. Oltre alla sua dedizione per la notizia e lo sport, Heiman era profondamente stimato per le sue doti umane, la sua ironia e la signorilità con cui guidava i giovani praticanti, lasciando un'impronta indelebile nell'ambiente della stampa sportiva. L'ultimo saluto al maestro della sintesi si terrà oggi, sabato 3 ottobre, alle ore 15:00, con la celebrazione dei funerali presso la parrocchia di Santa Chiara, situata in via Vandalino 49 a Collegno, dove parenti, amici e colleghi si stringeranno per l'ultimo commosso omaggio a un cronista d'altri tempi.Il ricordo di Giorgio Levi:
Se n'è andato Enrico Heiman, 88 anni, storica firma del giornalismo sportivo prima a Tuttosport e poi una vita alla Gazzetta dello Sport. Avevo conosciuto Heiman alla fine degli anni Settanta a Teletorino. Ci vedevamo in un bar, distante un isolato dalla sede della Stampa, dove al piano di sopra delle redazioni c'erano gli uffici della Gazzetta dello Sport. Tra un caffè e l'altro era un torrente di notizie, sapeva tutto di tutti, di Juve e Toro, conosceva ogni anfratto societario, ogni movimento, per non dire del mercato calcistico. Heiman era un tipo ostico, respingente, scontroso. Non era di quelli che sorridono e che ti danno una pacca sulle spalle. Lui era com'era. Ed è proprio per questo, e per paradosso, che l'ho sempre apprezzato e stimato. La sua antipatia (di facciata perché chi lo conosceva sapeva che buon carattere avesse) era il suo miglior pregio. Heiman apparteneva ad un mondo del calcio che non c'è più. Il mondo dei Boniperti e dei Pianelli, presidenti che vivevano per la gloria della loro squadra e che si rispettavano reciprocamente. Heiman era un cronista genuino, nei suoi pezzi nessuno volo pindarico, ma la fotografia nitida di quello che il campo quella domenica aveva detto. Ed era esattamente quello che i lettori della Gazzetta si aspettavano.Altre notizie
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