Udinese-Inter, resa senza battaglia: troppa paura della capolista e zero coraggio per provarci
L’Udinese si arrende 0-1 all’Inter, ma più che il risultato pesa l’atteggiamento. Ancora una volta i bianconeri fanno il compitino, il minimo indispensabile per restare in partita senza però provare davvero ad andare oltre. Contro la capolista, certo, ma con la sensazione di essersi accontentati troppo presto di difendere e basta.
L’Inter centra l’ottava vittoria nelle ultime nove gare, confermandosi una macchina quasi perfetta e mantenendo la testa della classifica. L’Udinese, invece, si presenta orfana di Zaniolo e con un Atta ancora non al meglio chiamato a sostituirlo. Affidarsi al solo estro del talento francesce è una soluzione che non basta a cambiare il copione di un primo tempo a senso unico.
Nei primi trenta minuti l’Inter è padrona assoluta del campo. Udinese bassissima, schiacciata a protezione della porta di Okoye, senza mai provare ad alzare il pressing o a disturbare il palleggio nerazzurro. Una difesa ad oltranza che però non paga: il gol arriva comunque, firmato dal capitano Lautaro Martínez, bravo a inventare una giocata di altissimo livello e a battere Okoye con la complicità di una retroguardia rimasta a guardare.
A complicare ulteriormente i piani di Kosta Runjaic c’è anche l’infortunio di Piotrowski, che poco prima aveva avuto sui piedi l’unica vera occasione bianconera del match. Al suo posto entra Miller e, non a caso, con lo scozzese in campo il pallone inizia a girare un po’ meglio: un minimo di fosforo in un centrocampo che troppo spesso fatica a pensare prima ancora che a correre.
Nel secondo tempo i ritmi si abbassano. L’Inter controlla senza forzare, l’Udinese prova a farsi vedere di più ma senza mai dare la sensazione di poter davvero impensierire Sommer. Runjaic aspetta fino agli ultimi minuti per cambiare volto alla squadra, inserendo le tre punte quando ormai la partita sembra già indirizzata. Dall’altra parte Cristian Chivu non si fa sorprendere: dentro Acerbi e De Vrij, muro alzato e porta blindata. I bianconeri non arrivano praticamente mai al tiro, chiudendo la gara con un solo tiro in porta in novanta minuti.
Alla fine l’Inter torna a casa con tre punti preziosi e la testa già alla Champions League. L’Udinese, invece, resta con tanti interrogativi e la sensazione di aver fatto troppo poco. È vero: queste non sono le partite “obbligatorie” da vincere. Ma è altrettanto vero che con questo atteggiamento diventa difficile crescere. Il messaggio della panchina è sembrato chiaro: prudenza, difesa, palla lunga. Ma dopo il pareggio interno col Pisa (2-2) e in vista della trasferta di Verona, serve qualcosa in più. Difendere e sperare non basta. Per fare un passo avanti servono coraggio, aggressività e un’idea di gioco più chiara. Altrimenti il rischio è quello di restare sempre a metà del guado, in attesa che succeda qualcosa.






