Runjaic, un’assicurazione sulla panchina. Ma la fiducia dei Pozzo ha una scadenza
Stefano Pontoni
Prima di diventare allenatore a tempo pieno, Kosta Runjaic vendeva assicurazioni. Un mestiere apparentemente lontano dal calcio, ma che lo stesso tecnico tedesco ha sempre considerato una palestra fondamentale per la propria carriera. Il punto di contatto tra le due professioni? La capacità di confrontarsi con persone diverse, comprenderne le esigenze e, soprattutto, convincerle. Perché, in fondo, tanto un assicuratore quanto un allenatore devono saper vendere un’idea e persuadere chi hanno davanti a crederci.
Ecco, forse è proprio qui che oggi qualcosa si è inceppato. Runjaic sembra non riuscire più a convincere nessuno. Non la squadra, che sul campo appare sempre più distante dalle sue idee, e tantomeno i tifosi, che dopo il disastro contro il Lecce hanno manifestato apertamente tutta la propria esasperazione.
Lo 0-3 del Bluenergy Stadium è stato molto più di una sconfitta. È stata una delle prestazioni peggiori dell’Udinese degli ultimi anni. Una squadra svuotata, senza intensità, incapace di vincere un contrasto o di costruire un’azione offensiva degna di questo nome. Il Lecce ha dominato in lungo e in largo, creando occasioni in serie e rischiando concretamente di infliggere ai friulani un passivo ben più umiliante. Soltanto le parate di Okoye, i legni e gli errori degli attaccanti salentini hanno evitato una goleada.
La sensazione, osservando i bianconeri, è stata quella di una squadra che avesse staccato la spina. Reparti scollegati, distanze sbagliate, giocatori in evidente difficoltà fisica e mentale. Poche idee, spesso confuse, e cambi che non hanno prodotto alcun miglioramento. Un quadro desolante, soprattutto considerando che quella contro il Lecce avrebbe dovuto essere la partita della reazione dopo quattro sconfitte consecutive.
Invece è arrivata la quinta. E con essa una domanda inevitabile: come può Runjaic essere ancora l’allenatore dell’Udinese?
La risposta, probabilmente, sta proprio in quella particolare assicurazione sulla panchina che il tecnico si è costruito nelle due stagioni precedenti. Un capitale di fiducia accumulato attraverso il lavoro, i risultati e il rapporto instaurato con la proprietà. Un credito che Gino Pozzo, almeno per il momento, non sembra intenzionato ad azzerare. Perché una prestazione come quella contro il Lecce, inserita in una serie di cinque sconfitte consecutive e in un avvio di campionato completamente fallimentare, sarebbe costata la panchina alla stragrande maggioranza degli allenatori. A Runjaic, invece, potrebbe essere concessa un’altra possibilità.
Il tecnico, del resto, continua a dichiararsi convinto di avere la situazione sotto controllo. Anche dopo la disfatta ha ribadito di sapere come risollevare la squadra, assumendosi le proprie responsabilità ma mostrando fiducia nella possibilità di invertire la rotta. Parole che, tuttavia, iniziano a suonare sempre meno rassicuranti di fronte a quanto racconta il campo. Il problema non è soltanto perdere. È il modo in cui l’Udinese sta perdendo. Non si vede un’identità precisa, non si riconoscono principi di gioco consolidati e soprattutto manca quella partecipazione collettiva che dovrebbe rappresentare il primo indicatore del rapporto tra un allenatore e il suo gruppo. Runjaic appare sempre più solo, quasi prigioniero delle proprie convinzioni, mentre la squadra sembra incapace di tradurle in qualcosa di concreto.
Eppure la proprietà potrebbe scegliere ancora la strada della continuità. Il Milan, atteso domenica sera al Bluenergy Stadium, rappresenterà il primo vero banco di prova. Poi, con ogni probabilità, potrebbero esserci anche Parma e Roma. Un piccolo ciclo di partite nel quale Runjaic sarà chiamato non soltanto a raccogliere punti, ma soprattutto a dimostrare che la squadra crede ancora nel suo progetto.
Nel frattempo, però, l’Udinese non resta immobile. La società è tutt’altro che soddisfatta della situazione e sta valutando possibili alternative.
Tra i profili presi in considerazione ci sarebbe Igor Tudor, un nome che a Udine conoscono molto bene. Per il croato si tratterebbe della terza esperienza sulla panchina bianconera, un ritorno che potrebbe offrire anche a lui l’opportunità di ripartire dopo alcune esperienze complicate. Tudor rappresenterebbe una soluzione di carattere, con la conoscenza dell’ambiente e una personalità forte, caratteristiche che in questo momento potrebbero tornare particolarmente utili.
C’è poi Paolo Zanetti, allenatore che piace alla famiglia Pozzo e che, nonostante gli esoneri rimediati tra Empoli e Verona, continua a essere considerato un profilo interessante. Un tecnico giovane, abituato a lavorare in contesti nei quali la salvezza rappresenta l’obiettivo prioritario.
Più suggestive, e certamente più complicate sul piano economico, le ipotesi Thiago Motta e Stefano Pioli. Due allenatori alla ricerca di un rilancio, ma con richieste d’ingaggio che potrebbero rendere difficile un eventuale accordo. Anche Roberto D’Aversa, reduce dall’esperienza al Torino, rientrerebbe tra le possibili soluzioni, sebbene pure in questo caso l’aspetto economico rappresenti un elemento da valutare.
Nomi, ipotesi, riflessioni. Nessuna decisione definitiva, almeno per ora. La sensazione è che Gino Pozzo voglia concedere a Runjaic il tempo necessario per dimostrare che quanto costruito nelle stagioni precedenti non sia andato definitivamente perduto. Una scelta comprensibile nella logica di una società che ha sempre cercato di evitare decisioni dettate esclusivamente dall’emotività. Ma anche una scommessa rischiosa, perché il calcio non concede tempi illimitati e la classifica comincia già a farsi preoccupante.
Runjaic, insomma, può ancora contare sulla sua assicurazione sulla panchina. Una polizza costruita con il lavoro e la fiducia conquistata negli anni, che oggi lo protegge da un esonero che, per molti altri allenatori, sarebbe probabilmente già arrivato. Ma ogni assicurazione ha le proprie condizioni. E soprattutto nessuna copertura è eterna. Il Milan sarà il primo esame. Parma e Roma potrebbero rappresentare le successive verifiche. Poi, inevitabilmente, arriverà il momento di tirare le somme. Perché il mestiere dell’assicuratore gli ha insegnato a convincere le persone. Adesso Runjaic deve tornare a convincere i suoi giocatori. Prima ancora dei tifosi e di Gino Pozzo. Altrimenti, anche la migliore assicurazione rischia di non bastare più.


