Venezia, Nicola: "Genoa qualitativo. Recuperiamo Busio e Bella-Kotchap"
Flavio Zane
Alla vigilia della partita di Serie A contro il Genoa, è intervenuto in conferenza stampa l'allenatore del Venezia, Davide Nicola. Di seguito le sue risposte alle domande dei giornalisti.
Come si presenta il Venezia alla sfida di Marassi?
"La vittoria ci ha dato la possibilità di fare punti importanti. Sicuramente è una vittoria che ci interessa e gratifica, ma il concetto è un pò più ambio. Prima di arrivare a vedere un'identità di quello che vorrei dal punto di vista della continuità, dobbiamo partire dal presupposto che dobbiamo imparare attraverso gli allenamenti, molti allenamenti, alcuni comportamenti che io già richiesto nella partita contro il Napoli. Poi, proprio nella partita contro il Napoli, i ragazzi sono stati bravi a metterci anche del loro a livello di attenzione e compattezza. In questa settimana siamo andati avanti progredendo su quelle che sono altre richieste che ho fatto alla squadra. Quindi, prima di parlare di risultato, bisogna parlare di processo di lavoro che ci porta a essere competitivi. Inoltre, la competitività non è solo nella difensiva, ma anche nell'interpretazione delle altezze di campo dove avviene questa fase difensiva, perché la sua transizione porta ad attaccare in diversi punti del campo. Noi dobbiamo sapere tutte queste cose esattamente come dobbiamo sapere che nel momento in cui abbiamo la palla per proporre il nostro gioco, dobbiamo stare attenti a quello che potrebbe succedere perché le altre squadre fanno lo stesso identico ragionamento. Quindi, la continuità sta nel lavoro che stiamo cercando di fare, nella serenità con cui stiamo cercando di farlo, soprattutto mantenendo quel livello di tensione, che è quello che a noi fa bene. Siamo ultimi, sappiamo cosa vogliamo ottenere e dobbiamo cercare di lavorare in quella direzione. Quindi, prima di ogni altra cosa e riassumendo il tutto, dovremo fornire una prestazione adeguata rispetto al contesto che andremo ad incontrare il Genoa: sia per ambiente, che per la loro qualità".
Come andrà interpretata la partita contro il Genoa, avversaria che, come il Venezia, ha bisogno di punti in quanto in fondo alla classifica?
"L'interpretazione che dovremo dare è quella soprattutto di continuare su un concetto molto semplice ma che non è di facile attuazione: la capacità di mantenersi corti e compatti nel momento in cui ci troviamo sia a difendere che ad attaccare. Perché, la stessa compattezza, dobbiamo trovarla quando noi siamo nella metà campo altrui. Poi, ci sono le partite che, gioco forza e per le caratteristiche dell'avversario, starai di più nella tua metà campo, così come in altre ti porteranno a stare di più nella loro e, quindi, questa compattezza, questo ordine tattico e questi comportamenti che vanno acquisiti e non più pensati perché, ovviamente, quando pensi perdi un tempo di gioco, devono portare quanto prima a diventare veloci a fare le cose, rendendole automatiche. Quindi, tutto questo lavoro che si sta facendo in questo momento, pur ovviamente non potendo chiedere tutto subito ai ragazzi, lo si progredisce mantenendo certi aspetti e inserendone uno nuovo".
Rispetto alla partita contro il Napoli, potrà contare su altri giocatori? Ci saranno dei rientri tra gli infortunati?
"Sì, in settimana abbiamo avuto i rientri di Gianluca Busio e Bella-Kotchap, quest'ultimo avvenuto proprio oggi. Per me è sempre molto piacevole, perché intanto, oltre ad averli a bordo campo, inizio a vederli in campo e, quindi, a conoscerne velocemente le caratteristiche e le qualità. Ovvio che qualcuno lo conosco più a fondo, mentre altri devo poterli allenare per capire veramente le potenzialità che hanno. Io credo che, da questo punto di vista, qui ci sia una rosa variegata. Quindi, vediamo chi possiamo già portare con noi per accelerarne l'inserimento e soprattutto il poter partecipare attivamente e direttamente alle richieste che sto cercando di avere con la squadra. Questo lo sapremo dopo il debriefing con l'area medica".
Al tuo esordio hai mantenuto il modulo ma il diverso modo di interpretarlo: le scelte tattiche sono state legate alla prima partita o è il modo con cui anche in futuro vuoi vedere la tua squadra?
"Ci sarà il modo anche poi di ritagliarci, magari anche nella sosta, una chiacchierata per spiegare quelle che sono le idee o la filosofia che utilizziamo. Però, sostanzialmente, la costruzione dal basso siamo noi che la interpretiamo in una narrazione sempre un pò particolare. La costruzione dal basso può essere diretta o più manovrata e, quindi, atta a creare la possibilità di un terzo uomo, di palleggiare e salire con il palleggio.Un pò perché credo che statisticamente sia difficile portare la palla, in costruzione statica, con grande precisione e più velocemente possibile, considerando gli spazi che ti concede l'avversario, a partire dal portiere senza errori. Bisogna vedere statisticamente quanto questo palleggio manovrato ti porta effettivamente a poter portare la metà campo avversaria o, addirittura, creare situazioni potenziali per poter arrivare al tiro in porta. Quindi, noi impareremo sia la costruzione diretta, sia una più manovrata, ma dovrà essere sempre figlia delle scelte e delle strategie che faremo in virtù dell'avversario che incontriamo. Non si costruirà mai uguali due partite di seguito, perché le caratteristiche e il modo di stare in campo dell'avversario sono diverse. Poi, a me piace un calcio sicuramente magari con palla a terra, ma più diretto e verticale laddove non si può tenere palla a terra perché la linea difensiva si tiene anche alzando la palla. A livello europeo, io vedo che il calcio è fatto di transizioni con più frequenza rispetto al nostro modo di giocare. Forse, il nostro è un pò più complesso, forse tutti noi dovremmo renderlo un pochino più semplice e forse dovremo creare proprio quelle emozioni perché la palla conquisti spazio anziché andare sempre indietro".
Considerando quanto già ha detto rispetto ai fischi ad Adams nel post partita contro il Napoli, parafrasando Spalletti, possiamo dire che lei è salito sul carro di Adams?
"No, perché non mi paragono mai a situazioni che non vivo e non conosco. Quelli per Adams non erano neanche dei fischi. Intanto, il pubblico ha diritto a manifestare tutto ciò che pensa, ma quella che è la mia intenzione è far capire che, se c'è un interprete che sta qui a Venezia e non ha la mentalità el testa per far di tutto per il Venezia, allora sarò io il primo a riconoscerlo. Però, se vedo della gente che si allena come dovrebbe allenarsi un giocatore che vuol far vedere chi è, ha grandissimo rispetto per chi rappresenta e da tutto per l'obiettivo, io sarò sempre dalla sua parte, come lo sono anche i tifosi, i quali hanno già ampiamente dimostrato quanto tengono a questa squadra. E' un modo per spronare, magari in un modo differente, rispetto all'allenatore. Io voglio creare una coesione perché so perfettamente che questo sarà fondamentale per il nostro cammino".
TVS - Il Genoa ha qualità soprattutto tra le seconde punte e i trequartisti: che squadra è?
"Secondo me è una squadra di livello. Ovviamente, è già abituata a questo tipo di campionato perché non è il primo anno che lo fa. Ha un allenatore molto competente e bravo che, nonostante sia giovane, ha già una discreta esperienza. La squadra è composta da giocatori di qualità, soprattutto tra i trequartisti così come tra gli stessi attaccanti, e ho visto che, le ultime partite, le ha interpretate molto bene. Sarà un ambiente molto impegnativo, ma che ci da l'opportunità di progredire sotto un altro punto di vista, quello step di crescita che vorremmo attuare interpretando le due fasi in minor tempo possibile. Ovvero, attaccare e difendere non deve avvenire principalmente per stazionare in una zona di campo, ma dovremo essere abili a spostarci avanti e indietro, a destra e a sinistra, nel minor tempo possibile. Questo ti permette di avere una fase di non possesso che dura un pelo meno e una fase di possesso dove puoi essere efficace perché sei più veloce. Quindi, che il Genoa sia una squadra qualitativa, noi crediamo che la nostra squadra abbia dei mezzi e, quindi, la possibilità di poter competere. Quindi, quello che vogliamo capire di noi stessi è vedere come reagiamo in diversi ambienti. O in casa nostra, perchè incontriamo una grande squadra, o in certi stadi dove la pressione ha il suo peso e la personalità con cui dovremo cercare di giocare, unitamente alla semplicità con cui dovremo attuare le nostre strategie, ce la può dare solo potendo giocare queste partite. Le vogliamo giocare , facendolo con umiltà, con il giusto grado di tensione, perché è poi quello che ti permette di rispettare la partita, l'avversario, di rimanere sul pezzo e di alzare il livello attentivo ma, allo stesso tempo, ti da quella motivazione per capire dove puoi arrivare".
Mazzocchi è entrato bene nella gara con il Napoli ed è un giocatore di qualità, esperienza e grande garra: è pronto per iniziare dal 1' minuto?
"Io credo che questa partita di Genova sarà altretttanto tosta alla precedente. Quindi, a noi piace concentrarci sul presente perché solo concentrandoci su di esso possiamo dare tutto sulla partita che incontriamo. Ovviamente, tenendo conto che poi ce ne sarà un'altra e che non solo ci saranno cambi in queste situazioni ma, come ho detto ai ragazzi, non vedo l'ora di poter dare l'opportunità ad altri giocatori. Perché prima conta il campo e ciò che il giocatore mette rispetto a quello che la squadra ha bisogno e che il giocatore deve eseguire. Solo così si ha un unica idea".
Cosa significa per un ragazzo cresciuto nel settore giovanile del Genoa, con tanti anni in cui ne è stato giocatore, essere diventato anche allenatore?
"Non faccio mai giri di parole e dico quello che penso, cercando di farlo in maniera soft, perché credo all'educazione. Chi fa l'allenatore impara ad amare i colori che rappresenta: questa è la prima situazione che tutti noi dobbiamo capire. Non solo, come ho detto la scorsa volta, imparando velocemente le caratteristiche e la storia del luogo che rappresenti, che è già intanto una grande responsabilità, ma perché ti porta ad affezionarti e a valutare tutto ciò che prima da fuori non conoscevi. Ti porta a portarne rispetto, ad averne cura e questo vale anche per il tuo passato. Il Genoa e il Torino hanno rappresentato una parte del mio passato, però penso e spero che tutte le mie tifoserie mi abbiano rispettato perchè sanno che, nel momento in cui io rappresento altri, faccio di tutto per quella causa. Per me il rispetto si guadagna su questo".
Quali sono state le valutazioni che vi hanno portato alla scelta dei giocatori e delle posizioni del trio difensivo contro il Napoli?
"E' dovuto alle differenti idee che uno può avere. Certamente magari ci sono anche delle considerazioni sulel caratteristiche dell'avversario, però credo che la cosa importante per me sia mettere i giocatori in una posizione che conoscono, nel senso che lo hanno fatto per tanto tempo. L'ideale sarebbe, a prescindere dalle caratteristiche dell'avversario, avere una totale identità per cui va bene se ce n'è uno alto o basso, veloce o meno veloce, uno che lavora più di sponda o che attacca più la profondità, ma con una sinergia di reparto tale che riesci a competere con chiunque. Per me, Juan Jesus non è un centrale e, nello sviluppo del gioco, amo anche che ci siano dei piedi adeguati per fare un certo tipo di scelte e, quindi, per adesso va così".
TVS - Ha ereditato una squadra che aveva in quel momento sette infortuni e ora ha recuperato Busio e Bella-Kotchap: ora che ha avuto la possibilità di fare una settimana intera, come ha trovato la condizione atletica generale della squadra?
"Da questo punto di vista, credo che abbiano lavorato assolutamente rin maniera ottima. Non si dice solo per il rispetto che bisogna avere per chi ha fatto magari un percorso prima, anche se credo nel rispetto in senso assoluto per le sue idee e per chi cerca di fare al meglio il proprio lavoro, ma non posso che parlarne sempre bene. Ovviamente, quando arrivo porto le mie idee e la mia metodologia, ma ciò non toglie che ciò che c'era prima non fosse altrettanto valido".
TVS - Nell'ultima partita abbiamo visto Rrhamani per un minutaggio importante insieme ad Adams, con anche una buona opportunità in ripartenza: a proposito della condizione, come lo ha visto? E' un opzione quella del doppio attaccante o Yeboah è un giocatore imprescindibile?
"Vorrei che tutti i miei giocatori pensassero di essere imprescindibili. Certamente io non posso garantire tutte le partite a ogni giocatore che alleno e cerco di vedere quello che mi serve per la partita. Cerco di mettere i giocatori nelle caratteristiche e nelle condizioni in cui loro si sentono a loro agio e organizzo, verificando poi durante la partita. Nel momento in cui cala l'intensità e mi servono caratteristiche diverse, bisogna essere pronti da fuori a entrare. Nel momento in cui si gioca ogni tre giorni, bisogna essere pronti a dare possibilità ad altri. Ciò che mi interessa è ciò che il giocatore deve fare in campo per la nostra causa. Oserei dire che nel calcio di adesso non ci sono più titolari, ma ci sono quindici-sedici giocatori. Ci saranno sicuramente dei giocatori che giocheranno di più nell'arco di un campionato, ma ci saranno giocatori che diventeranno molto importanti se avranno saputo cogliere l'occasione di essere determinanti e d'aiuto. Forse si parlerà più di quelli, spogliandoci dal concetto di chi parte e chi subentra. Secondo me, la vera qualità di una rosa sta nella capacità di creare grandi giocatori che subentrano di rendere e risolvere in maniera diversa".
In questa partita non avrete l'appoggio del pubblico: quanto le può pesare? Cosa pensa, in generale, dei divieti alle trasferte per i tifosi sempre più frequenti anche laddove non esistano motivi di grandi rivalità?
"Sulla seconda domanda preferirei non rispondere. Non perché non voglio prendermi la responsabilità di farlo, ma perché credo che nel 2026 sia un pò superato questo punto di vista. Mi piacerebbe pensare che le tifoserie possano viaggiare e accompagnare la squadra sempre e dovunque. Credo che lo vogliano tutti perché, senza pubblico, non abbiamo neanche noi il senso di esistere. Mi dispiace che non ci siano perché il baccano mi piace, soprattutto quello della nostra gente, perché mi mette nel mood giusto, rendendomi orgoglioso di quello che stiamo facendo. Ce lo immagineremo; magari questa può essere una buona soluzione. Penseremo che il caos che sentiremo lì sarà anche quello della nostra gente che ci sta accompagnando".


