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14 luglio 1973, Gigi Riva detto Rombodituono rifiuta la Juventus. Aveva offerto 2 miliardi e sei giocatori

14 luglio 1973, Gigi Riva detto Rombodituono rifiuta la Juventus. Aveva offerto 2 miliardi e sei giocatori TUTTOmercatoWEB
Andrea Losapio
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Andrea Losapio
venerdì 14 luglio 2023, 07:58Accadde Oggi...

Cinquant'anni fa c'era chi si poteva permettere un no alla Juventus. Ed era probabilmente il migliore centravanti dell'epoca, quel Gigi Riva che aiutò il Cagliari a vincere lo Scudetto del 1970, primo e ultimo nella sua storia. Sette volte in doppia cifra negli ultimi otto anni, Riva era il simbolo del Mondiale messicano, anche se poi il Pallone d'Oro lo vinse Rivera e non lui, a causa di un infortunio che lo condizionò nel 1971. Rombo di tuono, un soprannome tanto altisonante quanto difficile da portare, un po' per tutti. Tranne, appunto, per Riva. Lombardo, in Sardegna non ci voleva nemmeno andare, all'inizio. Salvo poi diventare il simbolo di quell'età e di quella terra.

Sul tavolo, però, quel 14 luglio del 1973 c'erano due miliardi di lire. Una cifra assurda, fuori mercato. E non solo, anche sei giocatori in contropartita tecnica. Gentile, Bettega e Cuccureddu, fra gli altri. Insomma, un colpo che poteva mettere a posto le casse del Cagliari, provato economicamente, ma anche il campo, perché i calciatori che avrebbero fatto il tragitto inverso non erano certo degli scartini. La piazza però ribolliva, perché non voleva la sua cessione, mentre il club sardo voleva chiudere l'accordo.

"Quando Arrica, il mio presidente, scoprì che non andavo, non fu contento per niente. Ma non sono testone: io ero una persona chiusa, avevo avuto un’infanzia tragica, i miei genitori erano mancati presto. Poi sono venuto a Cagliari e abbiamo costruito una gran bella cosa: lo scudetto era il sogno di ogni squadra", disse Riva qualche anno più tardi, per spiegare il gran rifiuto ai bianconeri. Perché, appunto, la scelta di Riva fu quella di rimanere nell'isola, dicendo di no ai soldi. Anche perché lui avrebbe preso un miliardo. "La Sardegna mi aveva già conquistato. Quando vedevo la gente che partiva alla 8 da Sassari e alle 11 lo stadio era già pieno, capivo che per i sardi il calcio era tutto. Ci chiamavano pecorai e banditi in tutta Italia e io mi arrabbiavo. I banditi facevano i banditi per fame, perché allora c'era tanta fame, come oggi purtroppo. Il Cagliari era tutto per tutti e io capii che non potevo togliere le uniche gioie ai pastori. Sarebbe stata una vigliaccata andare via, malgrado tutti i soldi della Juve. Dopo ogni partita spuntava Allodi che mi diceva "Telefoniamo a Boniperti?". Ma io non ho mai avuto il minimo dubbio e non mi sono mai pentito".

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