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Addio a Franco Baresi, il "Piscinin" che seppe farsi Gigante sul tetto del mondo!

Addio a Franco Baresi, il "Piscinin" che seppe farsi Gigante sul tetto del mondo! TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
autore
Redazione TMW
Oggi alle 07:43Altre Notizie

Il calcio italiano e mondiale piangono la scomparsa di Franco Baresi, spentosi oggi all’età di 66 anni dopo aver affrontato una grave malattia. La notizia, giunta dopo ore di profonda apprensione e smentite che avevano unito i tifosi di ogni colore in un ideale abbraccio protettivo, è stata ufficializzata dal Milan con una nota colma di commozione:
"La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA del Club".
Con la sua morte si chiude l'era del difensore totale, l'uomo che ha ridefinito le leggi geometriche del rettangolo verde.

Dal provino rifiutato all'Olimpo: la nascita de "Il Piscinin"

La storia di Franco Baresi, nato a Travagliato l'8 maggio 1960, è l'incarnazione stessa della resilienza.
Rimasto orfano in tenera età, si presenta insieme al fratello Beppe a un provino per l'Inter. I nerazzurri scelgono il fratello maggiore per la struttura fisica, scartando Franco perché considerato "troppo piccolo".
Il Milan non si lascia scappare quel ragazzino esile ma dotato di un'intelligenza calcistica fuori dal comune, appena arrivato a Milanello, i compagni anziani e lo staff lo ribattezzano affettuosamente "Il Piscinin" (il piccolo, in dialetto milanese).
Quello che sembrava un limite strutturale si rivela il suo punto di forza: Baresi impara a compensare la stazza leggendo i flussi di gioco con frazioni di secondo d'anticipo rispetto agli attaccanti avversari.

Il braccio alzato e l'era degli invincibili

Nessuno ha mai interpretato il ruolo di libero e di difensore centrale come lui.
Diventato capitano a soli 22 anni, ereditando la fascia da Gianni Rivera, Baresi è stato il pilastro insostituibile su cui Nils Liedholm, Arrigo Sacchi e Fabio Capello hanno costruito i propri trionfi.
La linea a zona di Sacchi: Baresi era il computer biologico che comandava il fuorigioco perfetto del grande Milan degli "Immortali".
Bastava il suo braccio destro alzato verso il cielo per congelare gli attacchi avversari e far scattare la trappola tattica.
Il palmarès leggendario: Nei suoi 20 anni di carriera professionistica, legata a un'unica maglia, ha collezionato 719 presenze ufficiali, vincendo 6 Scudetti, 3 Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali e 4 Supercoppe Europee.
La maglia ritirata: Il Milan, per onorare la sua fedeltà (rimase in rossonero anche nei due drammatici anni della Serie B nei primi anni '80), ha ritirato per sempre la maglia numero 6, un onore concesso solo alle divinità laiche del club.

L'eroismo azzurro di Pasadena 1994

Se esiste un'immagine che descrive l'essenza mistica di Franco Baresi, questa risiede nella spedizione della Nazionale italiana a Usa '94. Durante la seconda partita del girone contro la Norvegia, il capitano subisce la rottura del menisco, sembra la fine del suo Mondiale.
Operato d'urgenza, compie un recupero clinico giudicato impossibile dalla scienza medica dell'epoca: soli 25 giorni dopo l'intervento, scende in campo da titolare nella finalissima di Pasadena contro il Brasile di Romario e Bebeto.
Baresi gioca 120 minuti di pura onnipotenza difensiva, annullando l'attacco verdeoro.
Le lacrime versate dopo l'errore dal dischetto nella lotteria dei rigori finali restano un momento di rara e umanissima bellezza sportiva.
Con l'Italia vanta comunque il titolo di Campione del Mondo del 1982, oltre al bronzo di Italia '90.

La fine del viaggio

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 1997, Baresi non ha mai abbandonato la causa rossonera, ricoprendo per anni il ruolo di vicepresidente onorario con la consueta classe e il silenzio operoso che lo hanno sempre contraddistinto.
Nell'agosto del 2025 era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo polmonare, affrontando i mesi successivi con lo stesso piglio fiero con cui andava a contrastare i più grandi centravanti del pianeta.
Oggi il calcio perde il suo baluardo più puro, il "Piscinin" che seppe farsi Gigante sul tetto del mondo!

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