Fiorentina, adesso è crisi, la Fiesole ha cantato "Grosso salta la panchina"
Cent’anni di storia calpestati in tre partite. La Fiorentina sprofonda nell’incubo peggiore dal lontano 1936, firmando l’inizio di stagione più nero della sua epoca moderna, tre sconfitte nelle prime tre giornate, un solo gol fatto (e pure per errore del portiere del Toro) e ben 9 reti subite.
Numeri impietosi, da retrocessione diretta, che fotografano un disastro tecnico e tattico senza precedenti recenti, peggio del peggio della scorsa tragica stagione.
L’ultimo atto della crisi è andato in scena ieri pomeriggio al Franchi, dove il Torino ha passeggiato sulle macerie viola vincendo per 2-1 e accendendo la miccia della contestazione totale.
Eppure la gara si era aperta con il classico regalo del destino.
Al vantaggio firmato da Pellegrino, arrivato grazie a una clamorosa papera del portiere granata, lo stadio aveva sperato nella svolta.
Un’illusione durata lo spazio di pochi minuti, prima che il Toro ribaltasse la partita evidenziando tutti i limiti strutturali di una squadra che oggi appare un’accozzaglia di figurine senza anima né logica.
Al triplice fischio, la Curva Fiesole ha emesso la sua sentenza, unanime e fragorosa: “Salta la panchina, Grosso salta la panchina!”.
Confusione tattica e zero identità: Grosso ha fallito il verdetto dei tifosi
Le colpe di questo avvio shock ricadono inevitabilmente su Fabio Grosso, oltre che su Fabio Paratici responsabile di questo frenetico mercato, il tecnico non è ancora riuscito a trovare né una formazione titolare né uno straccio di identità. Cambi continui, stravolgimenti di modulo da una domenica all'altra e la netta sensazione che nessuno, all'interno del rettangolo di gioco, sappia cosa fare con il pallone tra i piedi.
La rosa messa a disposizione dalla società è ricca di calciatori di qualità e di elementi tecnici, ma priva di veri incontristi o mediani di rottura.
Davanti a questa caratteristica della rosa, Grosso ha dimostrato di non essere in grado di plasmare il gruppo, rinunciando a costruire una struttura di palleggio e consegnando la squadra a una sterile improvvisazione.
La svolta necessaria, serve un giochista
Continuare su questa strada, quando i dubbi hanno ormai superato il livello di guardia, rischia di essere un suicidio sportivo, la piazza di Firenze ha già sfiduciato l'allenatore e lo spogliatoio sembra non seguirlo a pieno.
La dirigenza viola non può e non deve perdere tempo, se ci sono perplessità sulla tenuta della guida tecnica, il cambio deve essere immediato.
Considerando le caratteristiche dei giocatori in rosa, pieni di talento ma bisognosi di organizzazione geometrica, a questa Fiorentina serve urgentemente un tecnico che faccia del palleggio l'arma vincente. Un allenatore di matrice posizionale, capace di mettere il pallone al centro del progetto, che sappia valorizzare i piedi buoni e sopperire alla mancanza di muscoli a centrocampo attraverso il dominio del gioco.
Aspettare ancora significherebbe solo prolungare un'agonia e sarebbe molto rischioso.






