Prima Gosens, ora Comuzzo e Mandragora: quante frecciate a Paratici degli ex Fiorentina
Forse Fabio Paratici aveva immaginato un inizio ben diverso. La rivoluzione estiva attuata sotto l’ombra del Duomo necessita sì tempo - come gridano a gran voce da settimane dirigenti, allenatore e giocatori - ma zero punti in tre partita con un solo gol fatto e ben nove subito rappresentano un campanello d’allarme già impossibile da ignorare. E mentre a Firenze già serpeggia il malumore e la piazza ha già voltato le spalle a Fabio Grosso, probabilmente qualcuno da lontano sta gongolando.
Da Gosens a Mandragora e Comuzzo: quante frecciate degli ex
Sono tanti gli ex che hanno criticato apertamente il modo in cui in estate sono stati scaricati dal nuovo corso della Fiorentina. Il primo è stato Robin Gosens, messo fuori rosa ad inizio estate e accasatosi allo Schalke 04. Nel lungo messaggio di addio pubblicato sui propri profili Instagram, il tedesco ha lamentato le modalità adottate dalla Società per comunicargli l’addio: “Oggi si chiude un capitolo che non pensavo si sarebbe chiuso. Non così, non in questo modo e nemmeno con queste dinamiche. Sono andato ad allenarmi senza creare caos e ancora sto provando a capire che cosa sia successo in così poco tempo. La drammatica decisione di escludermi dalla rosa mi ha colpito profondamente, perché credo che questa storia avrebbe meritato una fine diversa”. Poi il je accuse in punta di fioretto: “Le società vogliono giustamente identificazione, riconoscenza, rispetto e impegno, questo però vale anche per viceversa”.
Parole altrettanto dure arrivate poi da Rolando Mandragora, ceduto proprio negli ultimissimi giorni di mercato al Torino dopo che - come raccontato da alcuni membri del suo entourage - al giocatore fosse stato ribadito fino a Ferragosto come fosse un incedibile. “Con Rocco e Catherine, con Joe e Camilla, con Daniele e Alessandro, il concetto di famiglia regnava sovrano e si percepiva. Nel cambiamento di queste figure negli ultimi mesi qualcosa è cambiato a discapito dei rapporti e senza questi ultimi si fa una grande fatica”. Insomma, quella familiarità secondo Mandragora si è persa e questo ha fatto sì che si creasse l’occasione per andare al Torino. Ieri poi, nel post match, è arrivata l’ennesima frecciatina questa volta da Pietro Comuzzo, che in conferenza stampa, a domanda su quanto fosse stato dispiaciuto di andarsene, ha detto senza girarci troppo attorno: “Abbastanza. Ci sono rimasto un po’ male”.
Tre indizi, insomma, che fanno una prova. Tra risultati che non arrivano, una squadra ancora alla ricerca di identità e qualche sassolino tolto dalle scarpe dagli ex, la rivoluzione di Paratici sembra aver prodotto fin qui più interrogativi che risposte.






