L'Olimpico al contrario, saranno oltre 10000 i tifosi del Milan. La contestazione a Lotito prosegue
C’è un sole che scalda l’asfalto di Ponte Milvio, ma l’aria che si respira attorno allo Stadio Olimpico ha il retrogusto amaro delle storie d’amore interrotte sul più bello, da una parte la classifica che sorride, dall’altra un popolo che ha deciso di voltare le spalle, non alla maglia, che amano follemente, ma a chi la gestisce.
Lazio-Milan di oggi pomeriggio non sarà una partita come le altre.
Non può esserlo, se la capolista a punteggio pieno si ritrova a giocare in casa un big match sentendosi, a tutti gli effetti, in trasferta.
Il contatore dei biglietti venduti si è fermato a una quota desolante per il blasone dell’evento: circa 15.000 spettatori complessivi, ma magari oggi qualcuno ci ripensa e questo dato salirà
Ma il dato che fa sobbalzare sulla sedia è un altro, di questi, ben 10.000 saranno di fede rossonera.
Il settore ospiti da 5.100 posti è evaporato in poche ore, costringendo il popolo milanista a straripare nei Distinti e nelle tribune.
Sarà una marea rossonera, un paradosso cromatico e sonoro che trasformerà l’impianto del Foro Italico in una succursale di San Siro.
Il corteo, l’orgoglio e lo sciopero
I ragazzi di Gennaro Gattuso, l'ex dal cuore diviso a metà, hanno capito subito che sarà una giornata strana.
Gli ultras e tutti i supporters laziali hanno chiarito bene che sosterranno la squadra ma per coerenza la protesta va vanti. Un brivido di pura lazialità, un ruggito per dire: "Noi ci siamo, vi sosteniamo, ma dentro non entriamo".
Perché la Curva Nord, il cuore pulsante del tifo capitolino, oggi resterà semi-deserta. Una scelta dolorosa ma irrevocabile, i successi di questo avvio di campionato, i gol e il primato non hanno scalfito il muro alzato dal tifo organizzato contro la presidenza di Claudio Lotito.
La contestazione va oltre il rettangolo verde.
Il muro della Nord: "Lotito chieda scusa"
"Non basta vincere per cancellare anni di ferite", è il sussurro che viaggia tra i bar della Capitale, dove la maggior parte degli ultras si radunerà per seguire il match davanti alla tv.
Le richieste della Nord sono scolpite nella pietra: i tifosi pretendono che il presidente Lotito convochi una conferenza stampa per chiedere ufficialmente scusa alla piazza per la gestione societaria e per le dichiarazioni d'attrito degli ultimi anni.
Solo allora, forse, si potrà ricominciare a parlare di una tregua.
Sul prato dell'Olimpico, alle 18:00, fischierà l'arbitro Mercenaro, la Lazio cercherà di difendere il suo primato d'acciaio in un'atmosfera surreale, quasi spettrale per i padroni di casa, mentre il Milan proverà a capitalizzare l'inatteso fattore campo "esterno".
Saranno novanta minuti di calcio vero, ma lo spettacolo più profondo, e più drammatico, sarà quello di quegli spalti vuoti, un silenzio assordante che grida più di diecimila cori.
La risposta di Claudio Lotito al silenzio dell'Olimpico arriva come una folata di vento gelido che spazza via ogni ipotesi di tregua.
Mentre la squadra di Gattuso si gioca il primato in uno stadio colorato paradossalmente di rossonero, il presidente biancoceleste alza un muro insormontabile di fronte alla contestazione della Curva Nord, rivendicando con orgoglio la bontà del proprio operato.
«Io parlo attraverso i fatti», ha tuonato il patron laziale, respingendo fermamente la richiesta di scuse pubbliche avanzata dal tifo organizzato. «La Lazio è prima in classifica, non basta questo ai tifosi? Non è sufficiente comprare giocatori, avere una squadra determinata che lotta, creare l'Academy e voler fare lo stadio? Il loro unico assioma è: Lotito deve andarsene. Quello che sta accadendo nei miei confronti è fuori da ogni logica».
Nessun passo indietro, dunque, e nessuna intenzione di piegarsi a quella che la presidenza vive come una forzatura mediatica.
«Se devo togliermi dei sassolini dalle scarpe? No, non ne ho bisogno, io non devo rispondere a nessuno», ha chiosato Lotito, blindando la propria posizione proprio nei minuti più caldi del big match.
La frattura con la piazza è ormai totale, da un lato una tifoseria che sciopera per dignità, dall'altro un presidente che si fa scudo con i numeri della classifica.
L'intervento della politica
La spaccatura tra Claudio Lotito e il popolo biancoceleste ha ormai rotto gli argini del calcio, travolgendo anche i palazzi della politica romana, dove il patron siede sullo scranno di Senatore di Forza Italia.
Il malcontento della piazza non è più soltanto una questione di curve e biglietti, ma un caso politico che agita i palazzi del potere.
A dare voce al disagio delle istituzioni è stato lo stesso Governatore della Regione Lazio, Francesco Rocca, sceso idealmente al fianco dei tifosi con un monito che non ammette repliche:
«La gente laziale va ascoltata; il presidente deve ascoltare il popolo laziale, ed è inconcepibile che non lo faccia».
Una presa di posizione netta, che ricorda a Lotito come un club calcistico sia prima di tutto un patrimonio sociale e identitario della città, impossibile da gestire con un muro di totale indifferenza.
Ma i sussurri più preoccupati e tesi si rincorrono proprio nei corridoi di Forza Italia.
Tra i vertici del partito cresce di ora in ora il timore che l’ostilità viscerale della tifoseria verso il patron possa trasformarsi in un micidiale effetto boomerang elettorale, logorando il consenso del partito in un bacino strategico come quello romano.
Gli inviti informali alla prudenza e a una drastica moderazione dei toni si moltiplicano dietro le quinte, la politica chiede a Lotito di svestire i panni del monarca assoluto per evitare che una crisi sportiva si trasformi in un pesante danno d'immagine per la coalizione.






