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Un vizio di forma scuote i vertici del calcio italiano: il CONI frena sull’archiviazione del caso Malagò

Un vizio di forma scuote i vertici del calcio italiano: il CONI frena sull’archiviazione del caso Malagò TUTTOmercatoWEB
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
autore
Redazione TMW
Oggi alle 07:12Altre Notizie
La Procura Generale dello Sport ha respinto la richiesta di archiviazione della FIGC riguardante il neo-presidente, ponendo l'attenzione sul mancato tesseramento federale al momento della candidatura come presunto vizio di forma.

Un fulmine a ciel sereno scuote i palazzi della giustizia sportiva e riapre una partita che molti consideravano ormai chiusa, la Procura Generale dello Sport, organo di massima vigilanza istituito presso il CONI, ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura Federale della FIGC riguardante la posizione del neo-eletto presidente della Federcalcio, Giovanni Malagò.

La decisione, firmata dal Procuratore Generale Ugo Taucer, blocca il colpo di spugna ipotizzato dal capo degli inquirenti della FIGC, Giuseppe Chinè, e riaccende i riflettori su un presunto vizio di forma che rischia di invalidare l'elezione stessa del numero uno di via Allegri.
Con una relazione di quattro pagine inviata ai vertici federali e, per conoscenza, al presidente facente funzioni del CONI, Luciano Buonfiglio, la magistratura sportiva ha chiesto formali e approfonditi chiarimenti sull'indagine.

La genesi del caso: il nodo del tesseramento

Al centro della contesa c’è una questione formale sollevata dai dettagliati esposti presentati dall'avvocato ed ex calciatore Renato Miele.
Secondo la tesi accusatoria, al momento del deposito formale della sua candidatura alla guida della FIGC, Malagò non sarebbe stato in regola con il tesseramento federale.
Si tratta di un dettaglio non da poco: l’Articolo 29 dello Statuto della Federcalcio parla chiaro e impone il possesso del tesseramento come requisito rigido, vincolante e insostituibile per l'eleggibilità e l'assunzione di cariche direttive.
La Procura della FIGC aveva valutato gli elementi ritenendoli insufficienti a procedere, proponendo la chiusura del fascicolo, una linea interpretativa che, tuttavia, non ha convinto la Procura Generale del CONI.

Scenari e implicazioni per la Federcalcio

Con questo stop formale, il procuratore federale Chinè si trova ora costretto a riaprire le carte del procedimento, dovrà rispondere punto su punto alla relazione di Taucer, motivando le ragioni giuridiche che lo avevano spinto a proporre l'archiviazione del caso.
Fino a quando questo nodo non sarà sciolto, la governance del calcio italiano rimarrà sospesa in un limbo di incertezza, se le risposte della FIGC non dovessero soddisfare i criteri rigorosi della Procura Generale, l'ombra dell'ineleggibilità o della decadenza formale potrebbe abbattersi sulla presidenza di Giovanni Malagò, aprendo uno scenario di crisi istituzionale senza precedenti recenti per la Federazione.

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