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Il ritorno del Demiurgo: Gasperini sfida la sua creatura in una notte ai confini della realtàTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 08:00Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Il ritorno del Demiurgo: Gasperini sfida la sua creatura in una notte ai confini della realtà

Domani la New Balance Arena riabbraccia l'uomo della provvidenza: nove anni di rivoluzione culturale ed economica che hanno portato Bergamo nell'elite. Un duello surreale tra affetto eterno e ambizione presente.

Esistono incroci del destino che il calendario calcistico fatica a contenere nella banalità dei novanta minuti. Quello che andrà in scena domani sera alla New Balance Arena non è un semplice match di campionato, ma un cortocircuito emotivo, uno scenario ai limiti dell'innaturale che vedrà Gian Piero Gasperini sedersi sulla panchina sbagliata, quella della Roma, per sfidare il capolavoro che lui stesso ha scolpito. Nove stagioni rappresentano un'era geologica nel calcio moderno, un lasso di tempo che, dal dopoguerra a oggi, trova un parallelo solo nel decennio bianconero di Giovanni Trapattoni. Ma se il "Trap" ha portato scudetti, il tecnico di Grugliasco ha fatto qualcosa di concettualmente più profondo: ha preso una provinciale e l'ha trascinata in una dimensione internazionale fino ad allora inimmaginabile, culminata nell'apoteosi di Dublino con l'Europa League 2024.

L'ALCHIMIA PERFETTA: QUANDO IL "GARIBALDI" DEL CALCIO INCONTRÒ BERGAMO – Il segreto di questo matrimonio, durato quasi un decennio, risiede in una fusione antropologica prima ancora che tecnica. Gasperini ha trovato a Bergamo l'humus ideale per il suo rigore sabaudo, basato su un'etica del lavoro quasi calvinista e su una meritocrazia feroce: nel suo rettangolo verde non esistevano diritti divini, ma solo il sudore versato in allenamenti estremi. È riuscito nell'impresa di disciplinare l'animo ribelle e operoso dei bergamaschi, incanalandolo nel celebre "adòss" della Curva Nord. Quell'invito alla carica si è sovrapposto perfettamente al dogma tattico gasperiniano: aggressione a tutto campo, duelli uno contro uno, volontà di dominare. Come un moderno Garibaldi — e non è un caso che i Mille partirono proprio da Quarto, nella sua Genova, con una nutrita truppa orobica — ha unificato il popolo nerazzurro sotto un'unica bandiera tattica.

L'EREDITÀ TATTICA E IL TESORO IN CASSA – Ciò che resta - scrive La Gazzetta dello Sport -, oltre alla gloria dei trofei e alle notti magiche di Anfield o del Maradona, è un'eredità tangibile che nemmeno l'addio ha scalfito. Il 3-4-2-1 (o la sua variante con due punte) rimane la stella polare anche per i successori Ivan Juric e Raffaele Palladino, che non hanno osato smantellare l'architettura portante, pur declinandola con sfumature diverse. Ma il "Gasp" è stato anche il Re Mida delle casse societarie: il suo laboratorio ha rigenerato talenti incompresi (si pensi alla rinascita di Charles De Ketelaere) ed esaltato profili come Josip Ilicic, Duvan Zapata o Teun Koopmeiners. Proprio la parabola dell'olandese, ceduto alla Juventus per una cifra monstre e poi normalizzatosi lontano dall'ecosistema bergamasco, certifica la grandezza del tecnico: i giocatori, sotto la sua guida, performavano oltre i propri limiti strutturali, garantendo al club plusvalenze vitali per la sostenibilità economica.

L'INEVITABILE ADDIO E L'ABBRACCIO DI DOMANI – Perché è finita, dunque? Semplicemente perché l'intensità brucia, e nove anni a quei regimi sono usuranti per la mente e per lo spirito. Gasperini, tecnico "martello" per antonomasia alla pari di un Antonio Conte, chiede la totalità ai suoi uomini e alla dirigenza, in un processo di logoramento quotidiano che poteva reggere così a lungo solo grazie alla "testa dura" condivisa con la città di Bergamo. Domani non ci sarà spazio per il rancore, ma solo per la gratitudine. Vecchi amici che si saluteranno con calore prima di darsi battaglia, anzi "adòss", ancora una volta. Nemici mai, avversari per una notte sì.

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