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Palladino a Sky: "Sono un uomo fortunato, questa squadra mi segue in tutto. Krstovic? Risposta da campione"
Oggi alle 08:30Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Palladino a Sky: "Sono un uomo fortunato, questa squadra mi segue in tutto. Krstovic? Risposta da campione"

Il tecnico nerazzurro analizza il successo del Dall'Ara: dal sorpasso in classifica sulla squadra di Italiano all'emergenza assenze superata grazie alla forza del collettivo e alla doppietta del vice-Scamacca.

BOLOGNA-ATALANTA 0-2 (p.t. 0-1)
37' e 60' Krstovic (A)

L'Atalanta non si ferma più. Dopo aver regolato la Roma, la Dea espugna anche il difficile campo di Bologna, centrando la seconda vittoria in cinque giorni e, soprattutto, il secondo clean sheet consecutivo. Un 2-0 firmato Krstovic che vale il sorpasso in classifica proprio sui felsinei e certifica la rinascita nerazzurra dopo un avvio di stagione complicato. Raffaele Palladino si presenta ai microfoni di Sky Sport con la serenità di chi ha in pugno il gruppo: nonostante le pesanti assenze, da Scamacca a Kolasinac, il tecnico ha plasmato una macchina che sa soffrire e colpire, capace di adattarsi agli avversari senza perdere la propria identità. Tra elogi ai singoli e una visione tattica fluida, Palladino traccia la rotta di una "scalata" che sembra appena iniziata. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Mister, il 2026 non poteva iniziare in modo più brillante. Seconda vittoria di fila, porta inviolata e, nella sera dell'assenza di Scamacca, si sblocca Krstovic. I conti stanno tornando definitivamente?
«Stiamo semplicemente continuando la nostra scalata, dando continuità sia alle prestazioni che ai risultati. Sono estremamente felice per la vittoria di stasera perché il Dall'Ara è un campo ostico e il Bologna è una squadra ricca di qualità e dinamismo, che oltretutto arrivava a questo appuntamento più riposata rispetto a noi. Ma ciò che mi rende più orgoglioso è vedere i ragazzi esprimersi a questi livelli: oggi ho visto letteralmente sudare la maglia. Ho visto una squadra che ha difeso unita e ha attaccato con qualità corale. Siamo molto soddisfatti, ma la strada è lunga: bisogna continuare a martellare così».

Ha ereditato un'Atalanta tredicesima e ora, al giro di boa, siete settimi scavalcando proprio il Bologna. Citando Lippi, che diceva "per fare i bambini ci vogliono nove mesi", lei sembra aver impiegato molto meno tempo del previsto per plasmare la sua creatura. Si aspettava questa rapidità?
«So solo che non possiamo permetterci di fermarci. È vero, all'inizio abbiamo lasciato per strada tanti punti, ma la reazione è stata veemente e la scalata in classifica è sotto gli occhi di tutti. La squadra si sta esprimendo su ottimi livelli e ha ancora margini di crescita, ma guai a mollare mezzo centimetro: il campionato è equilibrato e là davanti corrono. Personalmente, mi sento un allenatore e un uomo fortunato. Tutto ciò che propongo, tutto ciò che proviamo in settimana, viene recepito con un'attenzione maniacale. I ragazzi sono coinvolti totalmente, sia chi gioca titolare sia chi parte dalla panchina. Ci sono valori tecnici e umani importanti in questo spogliatoio, e questo mi rende orgoglioso e fiducioso».

Walter Zenga da studio le fa notare che, mentre il Bologna ha ruotato molto, lei ha cambiato pochissimo rispetto alla gara con la Roma, complici anche gli infortuni di Scamacca e Kolasinac. È perché ha trovato il suo "undici tipo" o perché preferisce non toccare ciò che funziona?
«Sgombriamo il campo da equivoci: io non ho un undici titolare fisso. È ovvio che negli ultimi due mesi i risultati ci hanno premiato – abbiamo perso male solo col Verona, mentre con l'Inter meritavamo il pari – e tendo a dare continuità a chi sta facendo bene. Ma non dimentichiamo che oggi avevamo cinque assenze pesanti. La mia forza è che chiunque venga chiamato in causa risponde presente con entusiasmo e spirito di sacrificio. Oggi è entrato Brescianini che aveva giocato poco, abbiamo recuperato Sulemana, e Krstovic ha disputato una partita grandiosa sostituendo Scamacca. Per non parlare del giovane Ahanor, un classe 2008 che ha giocato con la personalità di un veterano. Fare nomi è riduttivo, è il gruppo che vince».

Tatticamente sembra una squadra camaleontica. Questo è il segreto?
«Nella mia testa non mi precludo nulla, non sono un integralista dei moduli. Possiamo giocare con il 3-4-3, oppure passare al 4-2-3-1 come fatto in alcune occasioni, magari con Scamacca punta e De Ketelaere a supporto, o con Krstovic che attacca la profondità. I numeri contano fino a un certo punto, a me interessa la mentalità. Mi interessa che chi scende in campo dia il massimo per la maglia. Prima della partita ci siamo detti proprio questo: che solo attraverso il sacrificio e la mentalità potevamo vincere questo scontro diretto. E la squadra ha risposto alla grande».

Palladino chiude con il sorriso di chi sa che il vento è cambiato. L'Atalanta ha ripreso a correre e, con questa mentalità e questa profondità di rosa, la zona Champions non è più un miraggio ma un obiettivo concreto.

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