Passeggiata al Dall'Ara: doppio Krstovic, il Bologna sprofonda. Dea matura e cinica
Tutto troppo facile, quasi in scioltezza. La notte del Dall'Ara consegna al campionato due verità inoppugnabili: l'Atalanta di Raffaele Palladino ha raggiunto una maturità tattica impressionante, mentre il Bologna di Vincenzo Italiano è avvitato in una crisi d'identità profonda. Il 2-0 finale è lo specchio fedele di una gara a senso unico, dove una squadra recitava lo spartito a memoria e l'altra sembrava aver dimenticato persino i fondamentali. A prendersi la copertina è Nikola Krstovic, autore di una doppietta liberatoria dopo 108 giorni di digiuno, ma è il collettivo nerazzurro a impressionare per solidità e gestione.
CAMPO IN DISCESA - La differenza in campo è stata abissale, tanto da far sembrare il terreno di gioco minuscolo per l'Atalanta (capace di arrivare ovunque) e vasto come un deserto per i padroni di casa. La Dea ha dominato aggredendo alta, portando spesso tre uomini a pressare anche nella zona della bandierina avversaria, sintomo di una condizione fisica e mentale straripante. Il vantaggio di Krstovic al 37' (e il successivo raddoppio nella ripresa) è sembrato un esercizio di allenamento: palla gestita con semplicità da De Ketelaere e compagni, contro una difesa immobile e passiva. Vitik e soci non hanno mai trovato le contromisure, lasciando Ravaglia in balia delle onde nerazzurre.
CRISI ROSSOBLÙ - Se Bergamo ride, Bologna piange. I numeri sono impietosi: zero vittorie nelle ultime sei gare di Serie A e una classifica che vede l'Europa allontanarsi inesorabilmente. Le scelte di Italiano, che ha cambiato sette uomini rispetto alla sfida con l'Inter schierando un 4-3-3 inedito, non hanno pagato. La squadra è apparsa lenta, prevedibile, con una velocità di esecuzione tre marce inferiore a quella degli avversari. Freuler (al 60% della condizione) e le mezzali non hanno mai costruito gioco, e davanti Dallinga ha sprecato l'unica vera chance sparando alto una discesa sulla sinistra. L'entusiasmo di inizio stagione è un lontano ricordo: la squadra sembra aver smarrito la memoria del bel gioco.
MATURITÀ RITROVATA - Dall'altra parte - spiega La Gazzetta dello Sport -, Palladino ha trovato la quadratura del cerchio. La sua Atalanta non sbaglia nulla, è solida dietro e creativa davanti, anche con uno Zalewski meno appariscente del solito ma tatticamente prezioso sottopunta. La gestione della gara è stata totale: nel momento in cui il Bologna provava una timida reazione di nervi, la Dea controllava, ribatteva e colpiva con una facilità disarmante. Krstovic raccoglie i frutti di questo lavoro corale, sbloccandosi dopo la doppietta al Torino di settembre. Una vittoria di testa e di gambe che lancia i nerazzurri e lascia il Bologna a interrogarsi sui perché di un crollo verticale.
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