Bruxelles, ultimo appello: il paracadute c'è, ma noi vogliamo volare (senza fare calcoli)
C'è una storia curiosa che gira qui a Bruxelles: due domeniche fa un tizio si è lanciato da un grattacielo con il paracadute. Un gesto coreografico, forse folle, che da queste parti non hanno gradito molto. Ecco, stasera Raffaele Palladino e l'Atalanta salgono sul tetto d'Europa con lo stesso zaino in spalla: se vinciamo, possiamo atterrare morbidi nella storia (gli ottavi diretti); se pareggiamo o perdiamo, il paracadute dei playoff si aprirà comunque. Rischi veri di cadere nel vuoto non ce ne sono, ma l'occasione è di quelle che non ti fanno dormire la notte.
Come ha detto Arrigo Sacchi, in questa stagione post-rivoluzione siamo facili agli "alti e bassi". Ma dopo il poker al Parma, la sensazione è una sola: la ricreazione è finita. Stasera al Lotto Park non si scherza più. Ballano 10 milioni di euro in 90 minuti (la differenza tra il premio ottavi e quello playoff), roba che nemmeno nei quiz televisivi.
L'Union e lo stadio "in prestito": vietato avere pietà. L'avversario? L'Union Saint-Gilloise è una squadra affascinante, "alternativa", con una tifoseria apertamente antifascista e uno slogan ("Contro il Calcio Sobrio") che promette birra per tutti i 1.056 bergamaschi in trasferta. Ma in campo, diciamocelo, in Europa hanno faticato: zero punti in casa, 3 gol presi dal Marsiglia, 4 dall'Inter. Giocano allo stadio dell'Anderlecht perché il loro impianto è troppo piccolo per l'UEFA. È uno scenario che grida "occasione". Palladino lo sa: servirà leggerezza, ma guai a confonderla con la superficialità.
Il Derby di Charles e il ritorno di Ademola. Per uno in particolare, stasera non sarà una partita come le altre. Charles De Ketelaere torna a casa. Cresciuto a Bruges, a un'ora da qui, Charles sente aria di derby. Il tecnico avversario Hubert lo ha definito quasi un "semidio", uno che sa fare tutto. E i numeri gli danno ragione: in questa Champions, solo un certo Kylian Mbappé ha creato più occasioni di lui sotto pressione (19 contro 18).
Accanto a lui, prepariamoci a rivedere Ademola Lookman dal primo minuto dopo la Coppa d'Africa. E poi c'è Nikola Krstovic, che in conferenza stampa ha scherzato ma non troppo: "Qui ci sono 22 fenomeni, io aspetto il mio momento. Se firmo per 12 gol? No, voglio di più". Questo è lo spirito che serve. Niente turnover, niente calcoli: in campo i migliori per provare a fare la storia.
Il destino in 90 minuti (e un occhio al tabellone). La matematica è semplice e crudele: vincere, possibilmente con tanti gol, e sperare. Se va bene, siamo tra le magnifiche otto. Se va male, ci aspettano i playoff con l'urna che potrebbe regalarci incubi (Marsiglia, Leverkusen) o sogni (Qarabag). Ma stasera l'Atalanta, l'unica squadra nella storia della Champions ad aver vinto più della metà delle gare esterne giocate, deve fare solo una cosa: essere l'Atalanta. Aggressiva, veloce, letale.
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