Krstovic in conferenza: “Svolta mentale, ora ci sentiamo forti. L'assist a Raspadori? Vale come un gol, siamo una famiglia"
Sorride, scherza, ma quando parla di campo i suoi occhi tradiscono la "fame" di chi ha conquistato il palcoscenico con il sudore. Nikola Krstovic è l'uomo copertina dell'Atalanta che vola in Belgio per l'ultimo atto della League Phase di Champions League. Seduto accanto a Raffaele Palladino, il centravanti montenegrino racconta la sua metamorfosi: dalle difficoltà di ambientamento iniziali all'esplosione delle ultime settimane. Con una sincerità disarmante, Krstovic analizza le differenze rispetto all'esperienza di Lecce, accetta con maturità la rotazione con Scamacca ("sana competizione") e svela i retroscena di uno spogliatoio che, grazie al lavoro del mister, ha trovato quel "click" mentale necessario per puntare in alto. E sul primo gol in Champions, si lascia andare a una battuta che sa di orgoglio. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Nikola, hai avuto un inizio di campionato complicato, poi la svolta improvvisa: ora segni praticamente ad ogni azione e stai trascinando l'Atalanta. Cosa è cambiato?
«I primi sei mesi sono stati difficili perché ho cambiato completamente la mia vita: città, squadra, ambizioni. Negli ultimi tre o quattro mesi, però, ho sentito forte la fiducia del mister e della squadra. Io provo a dare il mio massimo ogni giorno e ora i risultati stanno arrivando. Ma non cambia nulla nel mio atteggiamento: bisogna andare avanti così. Domani ci aspetta una partita dura contro una squadra forte, daremo tutto per vincere e poi vedremo la classifica: speriamo di entrare nelle prime otto».
C'è una sana competizione con Scamacca. Questo dualismo ti aiuta a migliorare? Che rapporto hai con lui?
«L'ho già detto diverse volte: per me, e anche per Gianluca, non è importante chi parte dall'inizio. L'unica cosa che conta è dare tutto per 60, 80 o 90 minuti. Non c'è nessun problema tra noi, anzi. Mi trovo bene anche a giocare insieme a lui, con le due punte. Ci diamo fiducia a vicenda: io a lui e lui a me. Nelle ultime due partite abbiamo segnato entrambi ed è bellissimo. Il mister è molto felice di questo (ride, ndr): è normale, cambia l'attaccante ma i gol arrivano comunque e la squadra fa punti. Chi gioca 60 o 30 minuti non cambia nulla, la voglia è la stessa».
In questa tua accelerazione improvvisa delle ultime settimane, quanto ha influito l'arrivo di Raspadori nel reparto offensivo?
«Appena è arrivato Raspadori ho iniziato a fare gol, quindi direi bene (ride, ndr). Scherzi a parte, è un giocatore forte che ci sta dando una grande mano. In Champions League giocatori come lui servono. Noi lavoriamo tanto ogni giorno con il mister: ci sono tante partite da giocare, quindi chi non gioca lavora forte in allenamento, chi gioca fa un po' meno carico, ma la nostra strada è unica e non cambia».
In questi mesi hai imparato qualcosa di nuovo? Arrivavi dall'esperienza di Lecce dove eri un titolare inamovibile a prescindere, qui invece devi guadagnarti il posto ogni giorno. È un'esperienza costruttiva dal punto di vista umano?
«È uguale, o quasi (ride, ndr). La differenza è che a Lecce giocavo sempre dall'inizio, mentre qui la concorrenza è altissima. Davanti ho tanti giocatori forti. Qui aspetto il mio momento e quando il mister mi dà l'occasione io devo dare tutto, perché in questa rosa ci sono 22 o 23 giocatori che sono dei fenomeni. Con tutto il rispetto, a Lecce magari mancava un po' di questa qualità generale, quindi giocavo tutte le partite. Qui invece aspetto il mio turno e sono felice ugualmente: che siano 5 minuti o 90, per me non cambia niente».
Una curiosità che molti tifosi si chiedono: la tua esultanza. Che gesto fai dopo ogni gol e com'è nata?
«La faccio tutte le volte ed è dedicata a mia figlia. Lei a casa fa sempre così, quel gesto le piace, e io lo replico in campo per la mia bambina».
Sei uno dei pochi giocatori ad aver già segnato in tutte e tre le competizioni: Serie A, Coppa Italia e Champions League. Ti sei dato un obiettivo di gol per questa stagione o un traguardo personale?
«No, il mio sogno era fare un gol in Champions League. Adesso che l'ho fatto, per me potrei anche finire la carriera qui (ride, ndr). Scherzo, ovviamente. Per me è uguale chi segna. Domani ci aspetta una gara difficile e il compito dell'attaccante oggi è fare prima la fase difensiva. Si corre tanto, è un calcio difficile. Prima difendiamo, poi attacchiamo tutti insieme. Speriamo di vincere e portare a casa i tre punti, poi aspetteremo gli altri risultati».
Hai nominato spessissimo il mister nelle tue risposte. Qual è l'insegnamento più grande che ti ha dato Palladino in questi mesi?
«(Palladino interviene scherzando: "Altrimenti lo faccio tornare a piedi a Bergamo", ndr). A tutti noi mancava solo un po' di fiducia, perché lo spogliatoio è fortissimo. Il mister ha fatto scattare un "click" mentale in ognuno di noi. Adesso scendiamo in campo bene, non andiamo più in partita pensando di non vincere. Ora vogliamo vincere tutte le partite, che si giochi contro chiunque. Non ci interessa l'avversario, vogliamo i tre punti».
Ti abbiamo visto esultare come un matto dopo l'assist a Raspadori contro il Parma. Che rapporto hai con l'ultimo passaggio? Sembri godere tanto anche nel mandare in porta i compagni.
«Sì, ero felicissimo per aver fatto l'assist a Raspadori. È importante per me dare una mano al compagno. Per me assist o gol è uguale: conta aiutare la squadra. Come avete visto, dopo il terzo gol ero felice come se avessi segnato io. Poi è arrivato anche il mio gol ed ero felice uguale. Il giorno dopo la partita si azzera tutto e si torna a fare allenamento».
Molti colleghi puntavano su di te e rischiavamo una figuraccia se non avessi iniziato a segnare. Ora che i gol arrivano a raffica, ti senti un leader? E per 12 gol stagionali firmeresti?
«La domanda vera è: perché parlate tutti di me? Parlate della squadra. Un mese fa segnava Charles, poi Ademola, poi Samardzic, poi Gianluca. Per me fare gol è normale, è il mio lavoro. Io lavoro per la squadra e per il gol. Se firmo per 12 gol? No (ride, ndr). Vogliamo segnare anche domani sera».
Umiltà, spirito di sacrificio e quella giusta dose di ambizione. Krstovic chiude la conferenza con il sorriso di chi sa di essere nel posto giusto al momento giusto. L'Atalanta ha trovato il suo bomber, ma soprattutto ha trovato un uomo squadra.
© Riproduzione Riservata






