La Coppa è un'ossessione, non un fastidio: contro la Juve è la notte del "dentro o fuori"
Dimenticate il turnover massiccio o l'idea che l'impegno infrasettimanale sia un ingombro nel calendario. A Bergamo, la Coppa Italia è una questione tremendamente seria, quasi un conto in sospeso con la storia che brucia sulla pelle. Domani sera - presenta il match La Gazzetta dello Sport -, quando alla New Balance Arena (pronta al tutto esaurito) arriverà la Juventus, l'Atalanta non scenderà in campo per fare presenza, ma per azzannare il primo vero trofeo stagionale ancora in palio. È un quarto di finale secco, senza appello: o si vola in semifinale, o si saluta un obiettivo che la famiglia Percassi e l'intera piazza sognano da decenni. Raffaele Palladino lo sa bene: per la Dea, questa coppa non è il torneo di consolazione, ma il palcoscenico dove trasformare l'ambizione in gloria tangibile.
IL FANTASMA DELLE TRE FINALI E LA VOGLIA DI VENDETTA - C'è un filo rosso di dolore e orgoglio che lega l'ultimo decennio nerazzurro: le tre finali raggiunte (2019, 2021, 2024) e perse, due delle quali proprio contro la Vecchia Signora. Quelle sconfitte non hanno abbattuto l'ambiente, ma hanno cementato una voglia di rivalsa feroce. Eliminare chi per due volte ti ha strappato la coccarda tricolore proprio sul traguardo avrebbe un sapore dolcissimo. In uno stadio che ribollirà di passione, la partita di domani assume i contorni della "vendetta sportiva": estromettere i bianconeri significherebbe non solo avanzare, ma esorcizzare i propri demoni.
SCAMACCA-RASPADORI: I "GEMELLI" SONO FRESCHI - Per una notte così, niente calcoli. La formazione sarà la migliore possibile, e paradossalmente le disavventure di Como hanno regalato a Palladino un attacco tirato a lucido. Gianluca Scamacca, sacrificato tatticamente dopo venti minuti al Sinigaglia per l'espulsione di Ahanor, ha le gambe piene di energia inespressa. Giacomo Raspadori, rimasto a guardare per 90 minuti, è pronto a scatenarsi. Insieme a un Charles De Ketelaere imprescindibile, comporranno un tridente da sogno. Dietro di loro, le certezze: la diga De Roon-Ederson e le frecce Zappacosta-Zalewski (con l'opzione Bernasconi viva). Dietro, davanti a Carnesecchi, il dubbio è tra il giovane Ahanor e l'esperienza di Kolasinac per affiancare Scalvini e Djimsiti.
LA SCORCIATOIA PER L'EUROPA E IL TROFEO - C'è poi un ragionamento prettamente pragmatico. Con il settimo posto in campionato che non offre garanzie e un treno Champions che rischia di scappare via, la Coppa Italia diventa la via maestra per l'Europa. Quattro partite (domani, la doppia semifinale, la finale) separano l'Atalanta da un titolo e dalla qualificazione certa all'Europa League. È un percorso più breve, seppur irto di ostacoli, rispetto alla maratona della Serie A. Alzare il trofeo significherebbe salvare la stagione a prescindere dal piazzamento in campionato e arricchire una bacheca che attende nuovi inquilini.
NON SI SCEGLIE, SI COMBATTE - Ma attenzione a pensare che la Dea abbia scelto su cosa puntare. La filosofia del club resta immutata: si gioca per tutto, sempre. Con il playoff di Champions contro il Dortmund all'orizzonte e una classifica di A ancora cortissima, l'Atalanta vuole restare in ballo ovunque. Ma domani c'è solo la Juve. E in una notte senza domani, serve un'Atalanta "totale".
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