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Palestra, il rimpianto di chi non l'ha capito (Juric) e il capolavoro della Dea: ora vale 50 milioni
Oggi alle 00:45Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com

Palestra, il rimpianto di chi non l'ha capito (Juric) e il capolavoro della Dea: ora vale 50 milioni

Dal «no» secco alla Juventus in estate all'esplosione totale a Cagliari: storia di un predestinato che Zingonia si tiene stretto. Gattuso pronto a chiamarlo per il sogno Mondiale.

Nel calcio esistono sliding doors che possono cambiare il destino di una carriera e, talvolta, il bilancio di una società. La storia di Marco Palestra è l'esempio perfetto di come il talento, se soffocato, trovi sempre il modo di germogliare altrove, trasformandosi in oro puro per chi ne detiene il cartellino. Mentre la Serie A si interroga sulla carenza di talenti indigeni, l'Atalanta si gode sorniona l'esplosione a distanza del suo classe 2005. Un gioiello che oggi fa gola a mezza Europa, ma che porta impresso il marchio di fabbrica di Zingonia.

MERCATO – TUTTI PAZZI PER MARCO (MA IL PREZZO È MONSTRE) - È bastato un girone d'andata giocato a ritmi infernali per scatenare l'asta. A gennaio, i telefoni della famiglia Percassi e di Tony D'Amico hanno squillato a vuoto: Napoli, Inter e Juventus hanno provato a sondare il terreno, trovando però un muro invalicabile. La valutazione dell'esterno destro è schizzata alle stelle: oggi, per sedersi al tavolo delle trattative, servono non meno di 50 milioni di euro. Una cifra che certifica lo status raggiunto dal ragazzo, diventato l'oggetto del desiderio non solo delle big italiane, ma anche di quella Premier League che, con i suoi capitali, rappresenta lo spauracchio numero uno per il nostro campionato.

RETROSCENA – LA LUNGIMIRANZA SOCIETARIA E LO SGAMBETTO ALLA JUVE - Il vero capolavoro dirigenziale, però, si è consumato la scorsa estate. Quando il ragazzo ha capito che gli spazi a Bergamo erano chiusi, la Juventus si è fatta avanti con una proposta allettante: prestito con diritto di riscatto. Sarebbe stato l'errore fatale: perdere il controllo su un patrimonio simile. La dirigenza orobica ha respinto l'assalto al mittente, optando per la soluzione del prestito secco al Cagliari. Una mossa strategica che ha permesso al giocatore di maturare senza che l'Atalanta ne perdesse la proprietà. Oggi quella scelta vale un tesoro.

LA SVOLTA – I NUMERI DELLA CONSACRAZIONE IN SARDEGNA - In terra sarda, sotto la guida sapiente di mister Pisacane, Palestra è letteralmente esploso. I numeri sono lì a testimoniarlo: ventitré presenze in campionato, un gol pesante contro la Fiorentina e, soprattutto, lo scettro di miglior assist-man dei rossoblù condiviso con Sebastiano Esposito. A Cagliari ha trovato quella continuità che a Bergamo gli era stata negata, dimostrando di essere pronto per i palcoscenici più prestigiosi.

IL PARADOSSO – LA MIOPIA DI JURIC E LE PANCHINE DI GASP - Resta, però, un retrogusto amaro se si guarda al recente passato nerazzurro. L'esplosione di Palestra è anche un atto d'accusa verso una gestione tecnica che non ha saputo vederne il potenziale nell'immediato. Gian Piero Gasperini, solitamente un Re Mida con i giovani, lo aveva utilizzato col contagocce (due sole titolarità vere, in Coppa Italia e Champions, più due gettoni a campionato finito). Ma è con Ivan Juric che si è consumata la rottura. Il tecnico croato, nella sua breve e sfortunata parentesi, bocciò il classe 2005 fin dal ritiro, chiedendo e ottenendo l'innesto di Nicola Zalewski per affollare una corsia già occupata da Zappacosta, Bellanova e Bernasconi. Una scelta che ha costretto Palestra a fare le valigie per dimostrare il suo valore altrove.

AZZURRO – L'EREDE DI DI LORENZO VERSO I PLAYOFF - Il futuro, ora, si tinge d'Azzurro intenso. Le prestazioni del laterale non sono sfuggite a Rino Gattuso. Salvo imprevisti dell'ultima ora, il ct della Nazionale lo inserirà nella lista dei convocati per i delicatissimi play-off di marzo. Palestra è stato individuato come l'erede naturale di Giovanni Di Lorenzo, il tassello su cui costruire la fascia destra dell'Italia per il prossimo decennio. Un'investitura che chiude il cerchio: da esubero di lusso a pilastro della Nazionale.

L'ANALISI FINALE - La parabola di Marco Palestra ci insegna che il talento non basta, serve il coraggio di farlo giocare. L'Atalanta ha avuto il merito di non venderlo, ma forse ha il demerito di non averci puntato direttamente in casa. Poco male per le casse societarie, che rideranno in ogni caso, ma resta la sensazione che il percorso dei nostri giovani predestinati – quelli che fanno tutta la trafila a Coverciano – debba essere meno tortuoso. Palestra ce l'ha fatta perché è andato via: una lezione che il calcio italiano dovrebbe tenere bene a mente.

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