L'urlo di McTominay infiamma la vigilia: "Voglio esserci con l'Atalanta. Il calcio di oggi? Sta diventando troppo morbido"
Scott McTominay non è decisamente un giocatore banale. Il centrocampista scozzese, diventato nello spazio di pochissimi mesi l'anima inossidabile del Napoli, si trova ora a dover fronteggiare l'avversario più ostico: il proprio fisico, proprio a ridosso del crocevia fondamentale contro l'Atalanta. Intervenuto ai microfoni del Corriere dello Sport, il baluardo ex Manchester United ha tracciato un bilancio a tutto tondo della sua dirompente avventura italiana, mescolando l'ansia divorante per il rientro in campo a riflessioni profonde, e a tratti taglienti, sull'evoluzione di questo sport.
LA SFIDA AL DOLORE - Il tema che tiene l'intero ambiente partenopeo con il fiato sospeso è la sua disponibilità per il fischio d'inizio alla New Balance Arena. L'infiammazione al tendine lo tormenta, obbligandolo a una gestione clinica che si scontra frontalmente con il suo proverbiale stakanovismo. «Voglio disperatamente giocare, sto dando il massimo per esserci domenica, ma devo avere la totale certezza che il rientro sia sicuro», ha confidato il giocatore, ammettendo senza filtri quanto sia psicologicamente logorante varcare i cancelli del centro sportivo e non potersi allenare insieme alla truppa.
L'INCROCIO CON HOJLUND E L'IMPRINTING DI MOU - La trasferta lombarda lo metterà faccia a faccia con Rasmus Hojlund, un ragazzo che lo scozzese considera molto più di un semplice collega. Avendolo vissuto da vicino ai tempi dei Red Devils, McTominay ne esalta la sbalorditiva metamorfosi: «È un grande amico. Rispetto a Manchester è cresciuto tantissimo, è incredibilmente più forte e veloce. Ha un futuro brillante e sono felice per lui». Un legame con l'Inghilterra che rievoca inevitabilmente il suo battesimo europeo, quando José Mourinho lo lanciò a sorpresa in Champions League lasciando in panchina un mostro sacro come Pogba. Lo Special One lo definì un uomo già a diciassette anni, e Scott conferma quella maturità: per lui le ore di allenamento sono sacre e non ammettono distrazioni, riservando il divertimento e le risate esclusivamente alla vita privata.
IL DOGMA DI CONTE E LA SCUOLA ITALIANA - L'immersione nei complessi dettami tattici della Serie A è stata una sfida affascinante, un'accelerazione cognitiva tra letture difensive e inserimenti letali. A plasmarlo in questa nuova veste c'è Antonio Conte, un condottiero per cui lo scozzese spende parole che pesano come macigni. «È un allenatore diverso da chiunque altro io abbia mai avuto. Conosce benissimo il calcio e infonde un senso d'incertezza perenne: con lui devi dare il massimo ogni giorno, altrimenti hai un problema serio». Una fedeltà cieca che lo porta a blindare il gruppo e lo staff tecnico dalle feroci critiche sui recenti infortuni (compreso l'addio allo Scudetto, per cui predica calma), derubricando l'emergenza clinica a pura sfortuna, senza mai cercare alibi.
L'AMORE PER IL SUD E LE VOCI RISPEDITE AL MITTENTE - L'impatto con la realtà del Sud Italia è stato fulgorante. Dalle passeggiate in centro con vista mozzafiato all'accoglienza calorosa, Scott ha trovato a Napoli un'empatia che gli ricorda le sue radici, quelle stesse origini difese con orgoglio quando scelse la nazionale della Scozia in onore dei nonni, snobbando la chiamata inglese. Un'integrazione talmente totale da spegnere sul nascere qualsiasi telenovela di mercato. Ammettendo candidamente di ignorare persino l'esistenza del Fantacalcio, il mediano blinda il proprio futuro azzurro: «Il mio agente non ha parlato con i giornali, si confronta solo con me e con la società. Sono estremamente felice qui e mi vedo al Napoli ancora per molto tempo».
L'ATTO D'ACCUSA: UN CALCIO TROPPO SOFT - La stoccata più rumorosa e divisiva arriva quando il discorso scivola sulle simulazioni e sull'atteggiamento della classe arbitrale. Cresciuto con la cultura britannica del contrasto ruvido ma onesto, McTominay non fa alcuno sconto alla deriva moderna. «Penso che il calcio stia diventando troppo soft, alcune decisioni sono eccessivamente tenere. Mi hanno insegnato a contrastare con forza, ora basta il minimo tocco per far scattare un cartellino giallo. C'è una sensibilità decisamente esagerata», ha sentenziato con la schiettezza di chi, in mezzo al campo, non ha mai tirato indietro la gamba.
Un talento risolto, un professionista glaciale eppure profondamente innamorato della sua nuova dimensione. Scott McTominay, congedatosi dal cronista con un insolito e simpatico «Ciao boss», si conferma un patrimonio inestimabile per una Serie A che ha un disperato bisogno di leader senza filtri. Ora la parola passa ai medici: la Dea, nel dubbio, prende appunti e si prepara alla battaglia.
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