La Dea non muore mai: rimonta epica sul Napoli firmata Pasalic-Samardzic. I cambi di Palladino stendono Conte
L'Atalanta di Raffaele Palladino ha gettato il cuore oltre l'ostacolo, confezionando una rimonta magistrale ai danni del Napoli guidato da Antonio Conte. In una New Balance Arena incandescente, la compagine bergamasca ha saputo soffrire, incassare il colpo e poi ribaltare un avversario apparso impeccabile per oltre un'ora di gioco. Finisce due a uno per i padroni di casa, al termine di una sfida dalle mille risorse, decisa dalle intuizioni tattiche e segnata da episodi arbitrali destinati a far discutere a lungo.
LO SCHIAFFO FREDDO E IL VANTAGGIO AZZURRO - L'approccio estremamente aggressivo in fase di non possesso non è bastato a intimorire la truppa campana, capace di sbloccare l'equilibrio già al diciottesimo minuto. Un'ingenuità di Scalvini, autore di un fallo evitabile ai danni di Hojlund in una zolla insidiosa, ha spianato la strada agli ospiti: sulla conseguente pennellata su punizione calibrata da Gutierrez, Beukema si è ritrovato colpevolmente solo nel cuore dell'area, trafiggendo la porta nerazzurra con un comodo e letale colpo di testa.
SQUILLI OROBICI E IL GIALLO DEL VAR - La reazione lombarda, pur contenuta senza troppi patemi dalla retroguardia azzurra, è passata quasi interamente dai piedi di Sulemana. Innescato due volte dall'ottimo lavoro sporco di Krstovic, il centrocampista ha sbattuto in entrambe le occasioni contro i riflessi felini di Milinkovic Savic. La frazione, segnata anche da un errato disimpegno di Pasalic che ha innescato un tiro fuori misura di Hojlund, si è poi infiammata nel finale. L'arbitro Chiffi ha prima concesso un penalty per un contatto tra Hien e lo stesso Hojlund, per poi tornare sui propri passi e revocare la massima punizione dopo il richiamo della sala monitor. In pieno recupero, Carnesecchi ha dovuto superarsi per disinnescare una pericolosa incursione a sinistra di Alisson Santos.
IL GOL ANNULLATO E LA SVOLTA - Il copione della ripresa si è aperto con l'episodio che infiammerà le moviole. Hojlund è scappato via in marcatura a Hien, servendo a Gutierrez il pallone del momentaneo raddoppio, ma il direttore di gara ha annullato tutto per un presunto e dubbissimo fallo in partenza dell'attaccante. Un sospiro di sollievo vitale per la Dea, che ha incassato senza danni anche i successivi tentativi dalla distanza di Lobotka e Vergara. Scampato il pericolo, l'undici di casa ha riordinato le idee e ha cominciato a macinare gioco, trovando la meritata parità al sessantunesimo: perfetto calcio d'angolo disegnato da Zalewski e incornata imperiosa di Pasalic, letale nello svettare più in alto di tutti.
IL CAPOLAVORO DALLA PANCHINA - Raggiunto l'equilibrio, l'inerzia emotiva si è spostata prepotentemente a favore dei bergamaschi, decisi ad attaccare a testa bassa. A sparigliare definitivamente le carte sono state le mosse di Raffaele Palladino, abile a pescare i jolly decisivi. L'ingresso di Samardzic ha acceso la luce: prima ha mandato al tiro potente Scamacca (fermato da un altro tuffo prodigioso di Milinkovic Savic), poi all'ottantaduesimo si è trasformato in spietato finalizzatore. Sfruttando un cross al bacio del neo entrato Bernasconi, il fantasista ha piazzato un imperioso stacco aereo dentro l'area che ha fatto esplodere lo stadio. I disperati tentativi finali di Antonio Conte, che ha gettato nella mischia tutto l'arsenale offensivo da Giovane a Lukaku, si sono infranti contro il muro eretto dalla Dea, capace di reggere l'urto e blindare una vittoria dal peso inestimabile.
© Riproduzione Riservata






