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La Dea non muore mai: a Roma un pareggio di cuore, ma l'infermeria fa più paura della Lazio
Oggi alle 00:00Primo Piano
di Redazione TuttoAtalanta.com
per Tuttoatalanta.com
fonte Lorenzo Casalino

La Dea non muore mai: a Roma un pareggio di cuore, ma l'infermeria fa più paura della Lazio

Ci sono serate in cui l'estetica deve lasciare il passo alla pura e semplice sopravvivenza. La semifinale di andata di Coppa Italia all'Olimpico, giocata in un clima surreale a causa dello stadio deserto, ha restituito un'Atalanta dai due volti: compassata e quasi piatta nel primo tempo, feroce e indomabile nella ripresa. Il 2-2 finale contro la Lazio di Sarri è un risultato d'oro colato, un pareggio strappato con i denti che lascia il discorso qualificazione apertissimo in vista del ritorno a Bergamo. Ma se il cuore della Dea ha battuto forte, la testa di Raffaele Palladino è inevitabilmente rivolta a un'infermeria che si riempie a un ritmo preoccupante.

Il capolavoro tattico dalla panchina. Andare sotto due volte e riprenderla in entrambe le occasioni non è mai banale. Soprattutto quando le scorie della Champions League (e del passo falso col Sassuolo) si fanno sentire nelle gambe e nella lucidità. Ma è qui che Palladino ha dimostrato, ancora una volta, di avere il polso della situazione. I cambi hanno letteralmente spaccato la partita. Dentro Sulemana: assist al bacio. Dentro Musah: gol del definitivo 2-2, il secondo consecutivo per l'americano che sembra essersi sbloccato definitivamente. Come ha sottolineato lo stesso tecnico, «la forza dell'Atalanta è proprio la panchina». E in una serata in cui i titolari (su tutti un Zalewski opaco e un De Roon inibito) hanno faticato, le seconde linee si sono prese la scena con prepotenza.

Croce e delizia: Pasalic e il cinismo perduto. Il calcio è fatto di episodi e Mario Pasalic ne è stato l'emblema perfetto. Ha trovato il gol del momentaneo 1-1 con il suo classico inserimento a rimorchio, confermandosi letale in zona gol, ma ha anche macchiato la sua prova con l'errore in palleggio che ha spianato la strada al 2-1 di Dia. Una distrazione fatale che ha complicato i piani. Più in generale, come ha analizzato lucidamente Palladino, è mancata «la scelta finale negli ultimi 25 metri». L'Atalanta arriva bene sulla trequarti, ma pecca di cinismo e qualità nell'ultimo passaggio. Un difetto da limare in fretta, soprattutto considerando le assenze pesanti in attacco.

L'allarme rosso in difesa: il ginocchio di Scalvini trema. Se il 2-2 fa sorridere per il passaggio del turno, c'è una nota stonata che gela il sangue: l'infortunio di Giorgio Scalvini. Uscito al 60' per una contusione al ginocchio sinistro, il baluardo difensivo (che fino a quel momento aveva dominato su Zaccagni) si aggiunge alla lista degli acciaccati illustri che già comprende De Ketelaere, Raspadori ed Ederson. Palladino si consola pensando che il ritorno si giocherà tra un mese, tempo utile per recuperare pezzi pregiati, ma nell'immediato c'è un campionato da onorare (già contro l'Udinese) e una coperta che rischia di farsi drammaticamente corta.

L'Atalanta esce da Roma con certezze granitiche sul proprio carattere, ma con l'ansia per la tenuta fisica. Il "primo tempo" di questa semifinale è andato in archivio con un pareggio giusto. Tra un mese, alla New Balance Arena, servirà la bolgia vera per completare l'opera e staccare il pass per la finale. Sperando, nel frattempo, di aver svuotato l'infermeria.

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