Il graffio di Zappacosta vale l'Europa:
Il pomeriggio domenicale alla New Balance Arena non entrerà certo negli annali per la brillantezza della manovra, ma passerà per sempre alla storia per il traguardo monumentale raggiunto da Marten de Roon. L'Atalanta archivia la pratica Hellas Verona con un successo di misura, sofferto e per lunghi tratti spigoloso, ritrovando tre punti fondamentali in campionato che mancavano ormai da quasi un mese. A far svoltare una gara obiettivamente bruttina ci pensa il solito guizzo di Davide Zappacosta, ma è il triplice fischio a scatenare la vera apoteosi, con il popolo nerazzurro in visibilio per celebrare il centrocampista olandese, divenuto ufficialmente il giocatore più presente nei quasi centoventi anni di vita del club lombardo.
LA CELEBRAZIONE E IL RECORD - Sotto la curva in estasi, la cerimonia ha regalato brividi autentici. Accanto alla famiglia Percassi, a premiare il nuovo primatista c'era Gianpaolo Bellini, l'ex capitano superato proprio in questa fredda ma indimenticabile giornata, colui che lo aveva accolto al suo sbarco in città undici anni or sono. Delle quattrocentotrentasei battaglie vissute con questa maglia, la sfida contro gli scaligeri non sarà ricordata per lo spettacolo offerto dalla squadra di Raffaele Palladino. La compagine orobica, ancora visibilmente appesantita dalle scorie europee post-Bayern Monaco e dai mesi spesi a giocare ogni tre giorni, ha badato unicamente al sodo, portando a casa il massimo risultato con il minimo sforzo e soffrendo tremendamente la vivacità degli ospiti nell'ultima mezz'ora.
L'AVVIO SOTTO RITMO E IL LAMPO VINCENTE - Il divario tecnico tra una corazzata costruita per l'Europa e il fanalino di coda della Serie A non si è palesato in tutta la sua interezza. Nonostante i graditissimi rientri dal primo minuto di Ederson e Charles De Ketelaere, la manovra padrona di casa è risultata prevedibile e priva della consueta verticalità tagliente. Il talento belga ha mostrato ruggine evidente, mentre Nicola Zalewski ha faticato a trovare precisione negli spazi intasati, cercando invano corridoi centrali. Le uniche vere fiammate sono arrivate dalla corsia di destra, feudo incontrastato di uno Zappacosta in stato di grazia. Da quella fascia sono piovuti cross velenosi per Nikola Krstovic (fermato da un gran volo di Lorenzo Montipò) e le percussioni determinanti, culminate proprio con il mancino chirurgico dell'esterno all'angolino, epilogo di un'azione corale che aveva visto tentare la via della rete anche Giorgio Scalvini e lo stesso fantasista ex Milan.
IL RADDOPPIO SPRECATO E IL RITORNO VENETO - Prima di tirare i remi in barca, la formazione lombarda avrebbe potuto chiudere agevolmente i conti. – come analizza La Gazzetta dello Sport – l'unica vera intuizione geniale della gara di De Ketelaere ha liberato Krstovic a tu per tu con l'estremo difensore, ma il montenegrino ha graziato gli avversari stampando un morbido pallonetto sulla parte alta della traversa. Un errore sanguinoso che ha infuso enorme coraggio a un Verona mai domo, trascinato a centrocampo dalla prepotenza fisica del grande ex Roberto Gagliardini. Se nel primo tempo le offensive di Abdou Harroui, Jean-Daniel Akpa Akpro e Sinaly Bowie (quest'ultimo annullato da un perfetto Berat Djimsiti) erano risultate innocue, nella ripresa i veneti hanno alzato sensibilmente il baricentro, spaventando il pubblico bergamasco.
L'ASSALTO FINALE E IL MURO DI CARNESECCHI - L'ingresso in campo di pedine fresche e qualitative come Tomas Suslov e Al-Musrati ha conferito grande imprevedibilità alla manovra ospite, complice una riorganizzazione tattica che ha visto Reda Belghali spostarsi a sinistra al posto di Martin Frese. La stanchezza ha annebbiato irrimediabilmente le idee dell'Atalanta, che non è più riuscita a risalire il campo, complice anche l'impatto deficitario dei subentrati Mario Pasalic, Giacomo Raspadori e Yunus Musah. A blindare il successo ci ha dovuto pensare Marco Carnesecchi, provvidenziale nello smanacciare un cross lisciato e nel neutralizzare con un plastico volo il secondo velenoso tentativo di Willi Orban.
Un sospiro di sollievo enorme al triplice fischio. L'Hellas esce a testa altissima e reclama un pareggio che ai punti non sarebbe stato un furto, dimostrando una vitalità vitale per la lotta salvezza. Ma la scena e la festa sono tutte per la Dea e per il suo indomabile soldato olandese, pronto a guidare i compagni nel decisivo assalto finale alla zona Champions.
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