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ESCLUSIVA TA - Tasca: (Pres. Gruppo Pensiunácc): "La Coppa Italia è l'ultima strada per l'Europa. Lookman? Aveva tradito la squadra"
Oggi alle 01:00Primo Piano
di Claudia Esposito
per Tuttoatalanta.com

ESCLUSIVA TA - Tasca: (Pres. Gruppo Pensiunácc): "La Coppa Italia è l'ultima strada per l'Europa. Lookman? Aveva tradito la squadra"

Il presidente del Gruppo racconta: «Senza Gasperini abbiamo perso il gioco spettacolare che ci invidiavano. A Zingonia regalo quintali di Scarpinocc per caricare i giocatori»

Roma all’orizzonte, con il peso di una stagione che passa anche da una notte che può riaprire tutto o chiudere definitivamente i conti. Per i nerazzurri è molto più di una trasferta difficile: è un passaggio chiave. A viverla ci sarà ancora Demetrio Tasca, presidente del Gruppo Pensiunácc Atalanta e fondatore delle Tigri di Parre. Uno che non ha mai smesso di esserci: dalle domeniche in Curva Nord allo stadio vecchio fino alle trasferte europee. Sempre presente, sempre al seguito della squadra. E che, negli anni, ha anche caricato i giocatori a modo suo, regalando quintali di scarpinocc e prodotti della tradizione ad atleti e allenatori. Dalla sua voce arriva una fotografia diretta del momento, tra errori da non ripetere, gol che mancano e una stagione che passa ancora dalla capacità di reagire.

IL MOMENTO DELLA SQUADRA E LA CORSA EUROPEA

Lunedì eri a Zingonia con altri membri del Gruppo: che ambiente avete trovato dopo la sconfitta con la Juventus?
«Non c’era ovviamente euforia, ma il morale non era nemmeno basso – racconta in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Quella con la Juventus era una partita che si poteva vincere così come perdere. Purtroppo abbiamo perso. La sconfitta poteva starci. Abbiamo fatto una bella prestazione, ma non abbiamo segnato nelle occasioni in cui potevamo farlo. Nel calcio, quando sbagli poi paghi. Abbiamo preso un gol per un’uscita a vuoto del portiere e la partita è finita 1-0 per loro».

Avete avuto modo di scambiare due battute con Carnesecchi?
«No, non siamo riusciti. Avremmo voluto dirgli che può capitare. Fino ad ora ha fatto molto bene. In alcune partite è stato lui a salvare il risultato. Può capitare a tutti di sbagliare».

Avete detto qualcosa alla squadra in merito alla partita con la Roma di sabato?
«Solo che ci vedremo a Roma. Loro saranno in campo e noi fuori, ma alla fine verranno come sempre a salutarci. Io ci sarò, insieme ad altri del Gruppo. Non saremo tanti bergamaschi perché serve la tessera del tifoso. A Lecce eravamo in 77. A Roma, probabilmente, un centinaio. Sarà l’ultima trasferta lunga in pullman, perché a Cagliari andremo in aereo, con andata e ritorno in giornata».

Tu sei stato presente a ogni partita quest’anno?
«Sempre, tranne a Como, perché non ero riuscito a trovare il biglietto».

Con la Roma che partita ti aspetti?
«Mi aspetto una reazione rispetto alla partita di sabato scorso con la Juventus. Sarà difficile. Ci saranno 70.000 spettatori, di cui solo un centinaio bergamaschi. A livello di tifo, ci sovrasteranno. Però se giochiamo come sappiamo, ce la possiamo fare. Dobbiamo giocare come con il Dortmund. Non dobbiamo commettere errori. Mi auguro che la partita con la Juventus ci abbia insegnato qualcosa, perché se dovessimo perdere anche con la Roma, dovremmo accontentarci della Conference e sarebbe un peccato. Anche se, secondo me, siamo già fuori dai giochi per l’Europa che conta. I punti di distacco, a sei partite dalla fine, sono troppi».

Su chi punteresti contro la Roma?
«Io spero in De Ketelaere. Lunedì, a Zingonia, gli ho detto che deve siglare un gol importante. Lui ha riso. Quest’anno ha segnato poche reti, solo due, e ci mancano, così come quelle di Ederson. Mancano anche i gol di Retegui, ovviamente, che se n’è andato, e di Lookman. Con lui avevo un bel rapporto. Mi ha regalato anche un cappellino. Faceva fatica a capire l’italiano. Dovevo parlargli piano».

E del suo comportamento cosa ne pensi?
«Io credo che ormai si fosse creata una frattura tra lui e il resto della squadra e negli ultimi mesi si avvertiva la tensione. È come se l’avesse tradita. Giocava, ma non dava più il 100%. Quella di Dublino resterà la sua partita più bella qui a Bergamo. Alla fine dello scorso campionato gli avevo regalato anche una targa per ringraziarlo per tutto quello che aveva fatto e in segno della nostra amicizia, con i migliori auguri per il suo futuro, qualunque fosse stato».

LA STORIA DEL TIFO: DALLE TIGRI DI PARRE AI PENSIUNÁCC

Com’è nata la tua passione nerazzurra?
«È nata da piccolo. A Parre c’era tanta gente che la domenica andava allo stadio. Eravamo io e un altro ragazzo. Ci portava un signore in macchina. Lo aspettavamo nella piazzetta. Andavamo e tornavamo con lui. Noi eravamo in Curva, che era il cuore dello stadio. Lui, a fine partita, ci aspettava fuori. I miei primi ricordi sono legati all’emozione di ogni domenica. Avevo circa undici anni e da lì è diventata un’abitudine».

Come sei diventato fondatore delle Tigri di Parre?
«Dopo il militare, insieme a Gianni Cominelli, abbiamo deciso di creare il Club Le Tigri di Parre, che poi è diventato uno dei gruppi storici del tifo bergamasco. Abbiamo contattato altri tifosi del paese per costituirne il direttivo e il primo gennaio 1972 l’abbiamo fondato. Negli anni siamo arrivati anche a 150 soci ed esiste ancora oggi».

La filosofia del gruppo qual era?
«Organizzavamo manifestazioni e avevamo iscritto delle squadre giovanili ai rispettivi campionati come Associazione Sportiva Parre».

Hai qualche ricordo particolare legato ai tempi meno recenti?
«Andare allo stadio non era solo la partita. La banda di Parre ci aveva regalato un tamburo. Ci trovavamo, prendevamo bandiera, striscione e tamburo e andavamo tutti insieme in Curva Nord. Le prime trasferte, invece, le facevamo con un pulmino da nove posti noleggiato da un privato. Non tutti venivano. Molti sottoscrivevano la tessera solo per sovvenzionare le spese delle squadre giovanili».

C’è una partita di quegli anni che ti è rimasta dentro più delle altre?
«Quella contro la Juventus nel gennaio 1989. Contro i bianconeri non vincevamo mai. Avevo organizzato un pullman per sostenere la squadra a Torino. Giocammo nel vecchio stadio e vincemmo 0-1 con un gol di Evair negli ultimi minuti. Me la ricorderò sempre. Molti parlano della Coppa delle Coppe o dello spareggio di Genova. Anche quelle sono state emozionanti, ma per me quella con la Juve è più significativa. E poi le partite che perdi, come quelle con il Malines, le dimentichi prima. Però ricordo che in quel cammino di Coppa delle Coppe, ero andato a vedere la prima gara in Galles contro il Merthyr Tydfil, dove fummo sconfitti. In Portogallo, con lo Sporting Lisbona, non ero andato. Quell’1-1 lo vidi in televisione».

Recentemente sei diventato anche presidente del Gruppo Pensiunácc Atalanta, acclamato per attaccamento, presenze e passione. Ti ha fatto piacere quest’investitura da parte degli altri membri?
«Siamo un gruppo bellissimo e molto unito, dove ognuno propone idee e poi decidiamo insieme. Un gruppo goliardico, ma anche benefico. Al di là delle feste e delle nostre pizzate, l’obiettivo è di promuovere sempre più iniziative sociali e aiutare persone che hanno bisogno. Mi hanno scelto come presidente. Non l’ho chiesto io, ma mi ha fatto molto piacere. Si fidano di me o forse sono solo il più vecchio (ride, ndr)».

Tu hai l’abitudine di viziare giocatori e allenatori con prodotti tipici della tradizione locale, come la formaggella e gli scarpinocc di Parre. Quanti chili hai regalato negli anni?
«Quintali! Li acquisto, li regalo ai giocatori come premio per buone prestazioni o per caricarli e gli do indicazioni su come cucinarli: ingredienti, tempi e modalità. Con gli italiani è più facile, con gli stranieri più complicato. In passato uno non aveva capito e pensava fossero caramelle e se li era mangiati in auto tornando a casa. Anche con Krstovic ho fatto fatica. Quando gli spiegavo che, una volta cotti, andavano messi in una marmitta, mi chiedeva cosa c’entrasse l’auto. Ma avevano portato bene. Aveva alcune difficoltà, ma la domenica successiva aveva segnato una doppietta e si era sbloccato. A Scalvini li ho regalati prima della partita con il Lecce e ha segnato. De Ketelaere e De Roon, invece, ormai sono veterani e buongustai. Anche a Gasperini piacevano tantissimo».

IL CAPITOLO GASPERINI E LE NOTTI EUROPEE

A proposito di Gasperini, lo sentirai prima della partita di sabato?
«Gli manderò sicuramente un messaggio, con scritto semplicemente “Che vinca il migliore”. Siamo rimasti d’accordo che a fine campionato ci troveremo per una cena tutti insieme alla Trattoria d’Ambrosio, a Bergamo».

Secondo te la Roma sarà sopra o sotto i nerazzurri a fine campionato?
«Io credo sopra. A me non interessa dimostrare che Gasperini ha fatto peggio di noi. Ricordiamoci che ha giocato l’intero girone di andata senza vere punte».

Tu lo rivorresti a Bergamo?
«Io sarei subito pronto a riaccoglierlo. Se ci fosse stato lui, quest’anno, avremmo vinto un’altra Coppa. Ne sono sicuro. E saremmo già qualificati in Europa tramite il campionato. Invece, secondo me, l’unica possibilità che abbiamo per accedere all’Europa League passa dalla Coppa Italia».

È possibile?
«È possibile, ma sarà difficilissimo. Affronteremo la Lazio che, non avendo più nulla da chiedere al campionato, giocherà esclusivamente per passare il turno in Coppa. L’altra finalista, invece, sono abbastanza sicuro che sarà l’Inter».

Le trasferte europee più recenti le hai fatte tutte?
«Le trasferte europee degli anni di Gasperini le ho viste tutte, tranne quelle vietate a causa del Covid. Liverpool è stata incredibile. La vittoria per 3-0 era totalmente inaspettata».

E Dublino?
«Un sogno che si è realizzato. Vincere tre a zero con tripletta di Lookman contro una squadra che non perdeva da oltre cinquanta partite, senza essere favoriti, è stato indescrivibile. Una partita storica, indimenticabile, spettacolare».

Tu che hai vissuto la squadra anche nei momenti più complicati, ti saresti mai aspettato di poter essere un giorno a Dublino a giocarsi la vittoria dell’Europa League?
«No, mai. Non era assolutamente prevedibile. Personalmente speravo che un giorno potesse cambiare qualcosa. L'ambiente ha sempre lottato per salvarsi e nessuno si aspettava di poter arrivare fin dove ci ha portato Gasperini. È capitato l’allenatore giusto, che ci ha portato in Europa a giocare un calcio che tutti c’invidiavano. Non potevamo aspirare a vincere la Champions perché ci sono club superiori, ma abbiamo sempre ben figurato e, nel tempo, siamo diventati più competitivi».

Il merito di questi successi secondo te è solo di Gasperini?
«Per me sì. La società ha acquistato buoni giocatori, ma lui li ha messi insieme, ognuno al posto giusto, e li ha fatti giocare bene».

Quel bel gioco lo vedi ancora?
«Adesso no. Ci sono partite in cui giochiamo un po’ meglio, ma quest’anno abbiamo perso punti con formazioni che lottano per salvarsi e di bassa classifica perché abbiamo giocato male e abbiamo meritato di perdere».

La vittoria casalinga con il Dortmund di questa stagione è paragonabile alle emozioni di Dublino e Liverpool?
«Col Dortmund abbiamo fatto una grande rimonta, ma poteva anche essere prevedibile. Due a zero non è un risultato così difficile da ribaltare, soprattutto giocando com’è nelle nostre possibilità. Siamo andati sul 3-0. Loro hanno segnato e poi nel recupero ci è stato concesso il calcio di rigore che Samardzic ha trasformato, portandoci agli ottavi di finale, persi con il Bayern Monaco, che era di un altro pianeta, nettamente più forte di noi. A Bergamo abbiamo preso 6 gol. Eravamo troppo sbilanciati e portati all’attacco contro una squadra piena di campioni. Al ritorno pensavamo di prendere meno reti. Ce ne hanno segnati 4, ma, avendo già conquistato il passaggio del turno, loro avevano fuori tanti giocatori importanti. È andata un po’ meglio, ma erano troppo forti e abbiamo cercato solo di limitare i danni».

Per chiudere, settimana prossima i Pensiunácc andranno a Zingonia a caricare la squadra prima della partita di Coppa Italia con la Lazio?
«Sì, ci andremo sicuramente. Ci saremo a caricarli perché quella è una partita davvero importantissima, che può valere la stagione».

Roma dirà molto, ma il vero spartiacque sarà la semifinale di Coppa Italia con la Lazio. È da lì che passa l’ultima strada concreta per dare un senso pieno alla stagione. E prima ancora, come sempre, ci sarà Zingonia, per stringersi attorno alla squadra. Non per chiedere, ma per ricordare che certi traguardi non arrivano per caso e che, anche quando il margine si assottiglia, c’è ancora un modo per restare dentro: giocarsela fino in fondo.

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