Atalanta, il "discusso" 4-4-2 fatale contro il Bayern: cosa non ha funzionato?
L’Atalanta ha sempre insegnato che nel calcio o si vince o si impara, e contro il Bayern Monaco le lezioni sono state molteplici: dal pubblico fantastico che applaude nonostante tutto dimostrando grande amore, la consapevolezza che i tedeschi siano nettamente più forti (e favoriti per la Champions) e soprattutto l’importanza dei dettagli dove la maturità passa principalmente da qui al di là del valore assoluto degli avversari. Tuttavia un 1-6 è difficile che passi inosservato. Queste sconfitte vanno analizzate, metabolizzate e trasformate in crescita visto che le colpe sono evidenti: l’accusa principale è nei confronti di Palladino e quel 4-4-2 assai discusso dalla critica nel primo tempo. Azzardo eccessivo o buona idea impostata male?
L’intento di Palladino era quello di schierare una formazione "uomo contro uomo" e con un assetto più offensivo ripercorrendo gli ultimi minuti della sfida contro l’Udinese: difesa a quattro, due esterni di centrocampo e il duo Scamacca-Krstovic. Tuttavia tale soluzione ha presentato problematiche evidenti. Se contro i bianconeri la strategia era stata adottata a gara in corso virando verso un 4-2-4, contro il Bayern il sistema di gioco, pur sembrando offensivo sulla carta, ha depotenziato diversi punti di forza: Sulemana è stato riadattato a destra come esterno di centrocampo con tante difficoltà (essendo lui un'ala offensiva); i terzini Zappacosta e Bernasconi sono stati schermati da Nikola e Dino senza riuscire a garantire profondità sulle fasce; quest’ultimi a loro volta sono rimasti troppo lontani dalle punte (marcate); l'assenza della trequarti ha impedito di incidere centralmente, e infine si è vista una grande confusione in fase di non possesso dove le marcature (già tallone d’Achille della Dea) sono saltate.
Certo, la situazione poi è crollata ritornando al classico 3-4-2-1 ma sicuramente influenzata dall’esperimento fatto nel primo tempo. Ripudio totale per la difesa a quattro? Assolutamente no. La Dea con il 4-2-3-1 a gara in corso tendeva a essere più ordinata ed equilibrata, soprattutto perché supportata da criteri coerenti con i giocatori a disposizione, specialmente sulla trequarti. Il 4-4-2 forse potrebbe funzionare in certe gare nella ripresa, ma esso ha evidenziato i limiti di una squadra capace di riadattarsi, ma non di fare miracoli. Questi dettagli non scalfiscono l’ambizione di Palladino di giocare sempre all'attacco, indipendentemente dal contesto. L’Atalanta deve continuare su questa strada tra campionato e Coppa Italia. Un 1-6 è pesante, ma ciò che conta è come ci si rialza, imparando dai propri errori al di là dell'inevitabilità di una sconfitta.
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