Sulemana, il jolly atalantino di Palladino che ha saputo aspettare
Kamaldeen Sulemana è a tutti gli effetti lo “Usain Bolt” dell’Atalanta. Un paragone che non si limita soltanto all'essere il più veloce della squadra, ma anche a un detto tanto significativo quanto coerente con il “Dino” della Dea: “La differenza tra il possibile e l’impossibile sta nella determinazione”. Già, perché al netto della questione tecnica è riuscito gradualmente a ritagliarsi uno spazio importante grazie soprattutto alla grinta messa in questi mesi nonostante le difficoltà, a seguito di un’annata in crescendo.
Dino non è arrivato all’Atalanta per caso. Si tratta infatti di un acquisto esplicitamente voluto da Ivan Juric: un esterno offensivo sinistro che tra velocità e qualità poteva dare una mano al reparto offensivo della Dea. L’inizio è stato piuttosto promettente su tutti contro Torino e Juventus dove mette a segno un gol e un assist: dove con i bianconeri sigla una rete spettacolare a suon di dribbling e capriole. Comincia a giocare in un tridente temporaneo, ma i rientri di CDK e Lookman lo spingono in panchina, risentendo inevitabilmente dei continui cambi di formazione del tecnico croato.
Con l'arrivo di Palladino, il ghanese fatica inizialmente a trovare spazio giocando solo una manciata di minuti con qualche difficoltà rispetto ai suoi compagni. Tuttavia Raffaele ha un piano preciso per lui: il jolly per spaccare le partite e dare dinamicità all’attacco. Un'idea che prende forma nonostante qualche errore con la palla tra i piedi, ma a furia di sbagliare il ragazzo ha limato i dettagli, e dalla gara contro il Como Sulemana ha mostrato una grande determinazione nel dare tutto in campo: corsa, rapidità e capacità di creare spazi.
Nel mezzo sono arrivati un gol e un assist con Juve e Lazio in Coppa Italia, per poi arrivare alla sfida contro l’Inter rubando a Dumfries il pallone che è valso l’1-1 di Krstovic. Un velocista che ha saputo aspettare. C’è ancora molto da migliorare, ma “Dino” ha dimostrato che non ci sono limiti quando è la determinazione a fare la differenza, soprattutto in una squadra come l’Atalanta.
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