Bari-Napoli: il treno che funziona in una sola direzione
Quando nel lontano 2018 Luigi De Laurentiis prese in mano le redini del Bari tutti gli appassionati biancorossi sperarono che quella tra galletti e partenopei sarebbe potuta essere una proficua collaborazione. Ed invece, col tempo, ci si è resi conto che è una trappola letale. Nei primi anni, soprattutto in D e in C, qualche colpo, sebbene non entusiasmante, è giunto in Puglia per aiutare la causa dei biancorossi.Dalla stagione 2022/23, però, il giocattolo si è rotto. Un Bari entusiasmante, guidato da Michele Mignani, conquista un insperato terzo posto grazie, principalmente, all'exploit di tre giocatori: Caprile, Cheddira e Folorunsho.
Come noto, il Bari manca la A per un soffio e da quel momento il binario Bari-Napoli prende una piega diversa. Nella sessione estiva Folorunsho viene richiamato alla casa madre, mentre Caprile e Cheddira vengono acquistati proprio dal Napoli. Per rimanere in Campania? No, per essere prestati nuovamente, ma in serie A. Cheddira al Frosinone, Caprile all'Empoli e Folorunsho al Verona. Immaginate, con le dovute proporzioni, se l'Inter dovesse perdere in una sola sessione Sommer, Lautaro e Barella, rimpiazzandoli con gente nettamente inferiore. La squadra perde valore e le prestazioni, in campo, inevitabilmente ne risentono. Ed è quello che è successo l'anno dopo.
Negli ultimi mesi l'accostamento più evidente al Napoli è stato quello di Dorval, giocatore principe del Bari, anche se non si è mai concretizzato; un ennesimo possibile scippo che sarebbe stato insopportabile. Il Napoli, dal canto suo, ha ricambiato con un imbarazzante Coli Saco e un acerbo Rao in questi due anni. Quello che appare incredibile, in questo momento storico, è il pochissimo interesse per la causa del Bari: una squadra svuotata, tecnicamente di basso livello e prossima a un'inevitabile retrocessione se qualcosa non dovesse cambiare.
Ebbene, da Napoli nessuno si è mosso, neanche chi ha giocato pochissimi minuti in stagione. Il pensiero non può che andare ai vari Ambrosino e Vergara, ma anche a Obaretin, sempre di proprietà degli azzurri e l'anno scorso proprio a Bari. Perché una squadra che vuole prestare un giocatore per farlo crescere, in una categoria inferiore, preferisce darlo a un certo club piuttosto che a quello con cui "dovrebbe" avere un canale diretto di comunicazione? Domande che rimarranno senza risposta.
Tante volte si è accusato i De Laurentiis di trattare il Bari come una seconda squadra: quello che stiamo osservando, invece, è la totale indifferenza, i galletti non sono trattati neanche come la ruota di scorta. Dunque, se queste sono le condizioni qualcosa ha smesso di funzionare, ma da tempo. I segnali sono troppi e inequivocabili e questo aspetto del mercato è solo uno dei tanti. Al 16 gennaio il Bari ha acquistato un difensore e due giovani di belle speranze che, difficilmente ma speriamo di sbagliarci, potranno aiutare la causa. Andava rivoluzionata la squadra per tentare il miracolo e neanche questo tentativo è stato fatto. Il treno, intanto, continua ad andare solo verso Napoli, senza mai fare ritorno.






