Benali e l'addio al Bari: "Mi hanno detto che non ero gradito, volevo portare il club in A"
Ahmad Benali, oggi alla Virtus Entella dopo il trasferimento estivo dal Bari, è tornato a parlare delle ragioni che hanno portato alla separazione dal club pugliese. Il centrocampista ha chiarito la propria posizione in un’intervista a Passione Bari – Radio Selene, ripresa da Pianeta Bari.
L’addio al Bari
«Per rispetto della piazza, dei miei ex compagni e della città non ho mai voluto fare polemica e ho preferito tenere certe cose “in famiglia”. Non avevo parlato prima perché credevo fosse la scelta giusta. Quando però il mio nome è stato tirato in ballo e sono state dette cose non vere, ho sentito il dovere di chiarire. Il mio sogno era riportare il Bari in Serie A e chiudere lì la carriera. A febbraio dell’anno scorso avevamo trovato un accordo per il rinnovo, ma la firma è stata rinviata più volte. Mi è stato chiesto di fidarmi e l’ho fatto, poi dopo le vacanze la società non si è più fatta sentire e al mio ritorno ho capito che l’aria era cambiata».
Il rapporto con la società
«Mi sono confrontato con mister Caserta, che mi stimava e avrebbe voluto tenermi, ma alla fine mi è stato detto chiaramente che la mia presenza a Bari non era più gradita. A quel punto, per dignità e rispetto dell’uomo prima ancora che del calciatore, ho preferito farmi da parte. Non sono andato via per una questione economica né per ambizione personale: avevo ancora un anno di contratto con il Bari e ne ho uno con l’Entella alle stesse condizioni. Con tutto il rispetto, sono passato dal San Nicola a giocare davanti a poche persone. Questo dimostra che non è stata una mia scelta e credo che la gente sia abbastanza intelligente da capirlo».
I ricordi e il legame con la piazza
«Bari resta la piazza più bella e importante della mia carriera. I mesi della finale playoff sono stati i più intensi della mia vita dal punto di vista dello spogliatoio. L’unico rammarico è non aver potuto chiudere lì il mio percorso come avrei voluto, ma tornerò spesso perché mi sento legato a questa città».
Uno sguardo al presente
«Longo è un ottimo allenatore per la categoria, diretto e pratico. I tifosi vogliono vedere in campo giocatori che li rappresentino, che lottino e non abbiano paura, come Pucino, Maita o Maiello. Prima vengono l’uomo e la personalità, poi le qualità tecniche».
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