Vietato parlare di crisi del Bologna. Ma è una stagione decisiva per il progetto
Guai a parlare di crisi per il Bologna. Perché urge ricordare ancora una volta che la formazione allenata da Vincenzo Italiano ha il decimo monte ingaggi della Serie A. Perché la conquista della Coppa Italia, di un posto in Europa, di un posto in quella che conta di più, sono dei veri e propri capolavori. Ma devono contare come l'eccezione, mica come la regola. Perché altrimenti per tutte le altre dovremmo gridare solo e soltanto al fallimento. Invece stagioni così sono parte di un percorso di crescita, di consapevolezza. Per il Bologna, per Bologna, per la dirigenza e per l'allenatore.
Anzi, sono propedeutiche al percorso. Perché questa annata dove le pressioni aumentano, dove lo status cresce, dove le responsabilità crescono, serve come il pane a Vincenzo Italiano e a Giovanni Sartori chi è all'altezza di portare il Bologna allo step successivo e chi ha regalato gloria e storia ma non lo scalino che verrà. Che sarà, sarà, per il Bologna. Che intanto resta a navigare in zona Europa, che oggi ha una partita niente male in casa dell'Hellas Verona: gli scaligeri cercando disperatamente punti, gli emiliani devono vincere per non perdere il treno giusto.
E' una stagione decisiva. Per capire chi farà parte del Bologna che verrà e chi scenderà alla prossima fermata. Annate così sono fondamentali nel percorso di crescita di una squadra che ha il decimo monte ingaggi della Serie A. Fanno parte della strada di crescita, inevitabile in una piazza così. Ma vietato parlare di crisi. Sarebbe ingiusto e ingeneroso.
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